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28/02/2016
Romagna Sangiovese Riserva: per un’Anteprima che serva!
ingrandisci anteprimasangiovese.jpg
E’ sempre un piacere andare all’Anteprima del Romagna Sangiovese Riserva e pure quest’anno (visto che nel primo pomeriggio della domenica c’erano due seminari)  mi sono mosso volentieri anche se era la domenica mattina dopo la lunga settimana toscana delle anteprime.
 
La passione dei romagnoli per il loro Sangiovese è palpabile e ha venature bonariamente naif, come quando affermano che il sangiovese è nato in queste terre per poi migrare in Toscana (come se una primogenitura del genere cambiasse lo stato delle cose) oppure esageratamente ottimistiche, che porta sempre e comunque a presentare in anteprima dei vini che invece dovrebbe stare ben chiusi in cantina.
 
Ma andiamo con ordine: nel primo convegno pomeridiano si è capito che il sangiovese romagnolo è diverso da quello toscano soprattutto per i terreni su cui è piantato.
ingrandisci anteprimasangiovese1.jpg 
Ma questa diversità è ben strana, infatti da una parte porta a vini piacevolmente semplici, che possono addirittura andare in commercio a dicembre dell’anno di vendemmia e dall’altra indirizza verso sangiovese dove, lavorazioni sicuramente attente ma forse troppo “estrattive”, portano  a delle Riserve (oggetto dell’anteprima) ruvide e poco armoniche anche dopo alcuni anni di bottiglia, figuriamoci in anteprima, figuriamoci del 2013.
Figuriamoci poi se su 35 riserve in degustazione quasi la metà sono campioni da botte: a quel punto l’assaggio si sviluppa tra il riconoscimento delle varie tostature delle barrique, con buona pace del tuo naso e del  tuo palato.
Indubbiamente (per fortuna!) ci sono riserve già abbastanza delineate, dove si trova potenza e buona grassezza, ma forse per permettere ai vini di esprimersi un po’ meglio, sarebbe auspicabile evitare di gettare in assaggio non solo dei campioni da botte, ma anche vini magari imbottigliati da pochi mesi.
Capisco che il format è quello, ma  un’anteprima può essere anche un momento dove fare un punto di quello che il mercato presenta. Per questo è giusto presentare le Riserve 2012 tutte regolarmente imbottigliate, molto meno  le Riserve 2013 che, da una parte sono campioni da botte invalutabili e dall’altra vini imbottigliati che comunque  andranno in commercio (la stragrande maggioranza)  tra a un anno o più.
Inoltre, in un momento in cui si vuole focalizzare l’attenzione sulle diversità tra le varie sottozone, presentare vini che hanno diversità dovute solo al tipo di legno è un’assurdità che non riesco a comprendere. Come non sono riuscito a comprendere le  Riserve del 2013 e quindi non mi sento di parlarne; forse tra un anno potrò spingermi più avanti.
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Adesso mi spingo invece indietro per dire due parole sulle Riserve del 2012, annata caldissima e difficile, che questi vini sembrano però aver digerito abbastanza bene. A parte alcuni alcol fuori registro ho trovato comunque delle belle tannicità abbastanza dolci e molto concentrate, con sapide freschezza di indubbio livello. Ancora sono giovanissime ma si comincia a vedere quello che nelle 2013 si può solo, nella migliore delle ipotesi, immaginare.
 
E immaginando mi piacerebbe anche trovare in degustazione i Romagna Superiore, sicuramente la tipologia che amo di più e mi sembra più centrata per un mercato che sempre meno punta verso vini monolitici e scorbutici e sempre più verso prodotti profumati (non dal legno), di buon corpo e media serbevolezza.
 
Meditate romagnoli, meditate.
Autore: Carlo Macchi
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Commenti presenti: 2
raffaella bissoni
inserito il 29/02/2016

bravo, sono d'accordo....auspico che chi gestisce l'evento decida finalmente di non mettere anteprime troppo anteprime".. e che aggiunga anche i superiori in modo da dare un panorama più ampio di questo territorio......

francesco bordini
inserito il 29/02/2016

Caro Carlo, grazie per i tuoi appunti sull'anteprima del Romagna Sangiovese. Per una regione come la nosta chiamata a correre per crescere è importante avere amici come te. Penso che la Romagna debba smettere di avere timori reverenziali nei confronti della toscana semplicemente ed una volta per tutte prendendo coscienza della sua diversità di terroir (e quindi non solo di terreno ma anche di clima, persone, ambiente, coltura e storia). Abbiamo moltissime opportunità e di certo quella del sangiovese superiore dove frutto, fragranza e freschezza giocano un ruolo detemnante è la nostra ubiquitaria regina. La romagna si deve ancora lungamente interrogare sullo stile per liberarsi definitivamente dalle ingenuità sui legni, sulle sovraestrazioni e sulle surmaturazioni. Non confondiamo comunque queste leggerezze "naif" come un limite del territorio che al contrario sta crescendo in fretta e cerca solo modelli vincenti ed anche aiuto dalla critica per crescere. Già da alcuni anni la nostra regione vince importanti premi con i suoi sangiovese superiore e l'avvento delle menzioni geografiche ci sta aiutando a capire come il territorio esca e parli se la mano enologica èsaggia e leggera. Grazie per il tuo contributo e spero che in futuro l'energia di tutta la denominazione serva per crescere,

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