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Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell'enogastronomia nell'anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c'è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.

Verdicchio 2016: annata non del secolo, con belle eccezioni

la zona del Verdicchio dei Castelli di Jesi, pur essendo famosa in Italia per i suoi vini non è assolutamente una monocultura, anzi. Sulle dolci colline attorno a Jesi, sia quelle a sinistra che a destra dell’Esino, le vigne non sono la maggioranza: la campagna è equamente suddivisa tra seminativi, boschi, vite e olivo.

Dal Sahara la conferma: 2017 grande vendemmia!

Questo articolo era uscito ad agosto del lontano 2012: ci sembra giusto riproporlo adesso, alla vigilia di una vendemmia che ha, purtroppo, tutte le caratteristiche di una 2012 o 2003. e che, come al solito, viene presentata come eccezionale.

Il dilemma Bardolino Chiaretto 2016: annata non eccezionale ma…

Mentre si preannuncia una grande annata per i Bardolino (aspettate la pubblicazione a settembre dei risultati e vedrete) i Bardolino Chiaretto 2016 ci hanno dato risultati molto contrastanti. Contrastanti rispetto all’anno scorso, non perché il 2015 sia stata una grande annata e il 2016 no, ma perché i vini che nel 2015 avevano ottenuto punteggi alti sono andati quasi tutti maluccio, mentre molti di quelli che non ci avevano convinto l’anno scorso, hanno ottenuto ottime performances quest’anno.

Degustazione Frascati, ovvero “Dare a Cesare quel che è di Cesare”

Da un punto di vista mediatico credo che il Frascati siano una delle denominazioni meno considerate d’Italia. Di motivi ce ne sono a bizzeffe ma qualche volta dagli errori si impara e magari si cerca anche di rimediare. Questo è in estrema sintesi quello che stanno facendo i produttori di Frascati e i risultati si cominciano a vedere.

Degustazione Custoza: “Five grapes is megl che one?”

La moda del monovitigno bianco, ben portata avanti da intere regioni come Alto Adige, Trentino e Friuli, ha retrocesso nell’immaginario collettivo gli uvaggi o a vini “di rattoppo” (nel senso di mettere assieme varie scampoli rimasti in cantina) o, all’opposto, a vini importanti e strutturati che hanno bisogno di tanto tempo per crescere e di tanti soldi per essere acquistati.

Una Lacrima che profuma di rosa e non fa piangere, anzi

Domandone iniziale: come si chiama quel vitigno a bacca rossa che se fosse un uomo gli verrebbe diagnosticato un disturbo dissociativo della personalità? Risposta: il Lacrima di Morro d’Alba. Non esiste vitigno con le sue caratteristiche! Da una parte un naso con incredibili e potentissimi profumi di rosa, viola, chiodo di garofano e molte altri frutti e spezie, tanto da fartelo sembrare un vino dolce. In bocca invece trovi un vino secco di medio corpo, buona freschezza, spesso con tannini piuttosto pungenti, in qualche caso astringenti.