Voglio parlare di mode nel vino: di quelle che mi ricordo naturalmente, che ho vissuto e superato. Voglio parlarne prendendo spunto dal pezzo che il vignaiolo Corrado Dottori ha scritto in questi giorni.
A metà degli anni ’50, con un minimo benessere che raggiungeva più famiglie, cominciò a diffondersi (per chi poteva) l’abitudine di “prendere casa al mare”.
Dietro la banalità ostentata di molte cuvée commerciali e l’immagine solo lussuosa di alcuni marchi alla moda, l’incantesimo di moltisssimi Champagne d’autore può far vibrare le corde più sensibili.
Disgraziatamente ai concerti rock si beve birra qualunque e si ingurgita fast food, per definizione. Fa parte del rituale, d’altronde ci si va per altro.
Si dice che l’entusiasmo sta alla vita come il colore sta al dipinto. Ecco, Vincenzo va addirittura oltre, perché è un uomo entusiasta della vita stessa. Della vita così com’è, con le sue tempeste e i suoi arcobaleni.
Non posso dire che il mondo del vino kasher abbia mai attirato in modo particolare il mio interesse. Pur essendo ebreo, non ho mai dato più di una minima attenzione alle prescrizioni alimentari stabilite nella Bibbia.
La DOC Maremma Toscana – nata nel settembre 2011 dopo essere stato per 16 anni Igt- anche nel 2017 è, numericamente parlando, la quarta denominazione più importante della Toscana, subito dopo Chianti, Chianti Classico e Brunello di Montalcino.
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