Il fiume ha una cattiva fama. Il mito popolare lo identifica col Lete, attraversato il quale gli umani perderebbero qualsiasi ricordo, ma il comandante Decimo Giunio Bruto non può star dietro a queste storie.
L’azienda di Pasqualino si trova a Fontanarosa, nella profonda Irpinia, quella che si raggiunge dopo serie infinite di curve e di bestemmie per le condizioni dell’asfalto.
Campania Stories, che si è svolta a Paestum, a pochi metri dai templi che il mondo ci invidia, ha presentato un’invidiabile numero di vini campani in una serie di degustazioni perfettamente organizzate, inframezzate da visite nei territori vitati di quella che è sempre più una Campania Felix del vino.
Tutto nasce da un esperimento che sconfina nella sfida, nella scommessa di creare un vino come quello realmente mitico prodotto nell’Isola di Chio 2500 anni fa.
Questa è una storia monca due volte, all’inizio e alla fine e quindi non mi offenderò se adesso andrete oltre, passando a storie più chiare e comprensibili.
Il biglietto da visita è intrigante: annata di esordio a tiratura limitata e uve PIWI aliene ai più (Johannister e Bronner) allevate bio a quota 700 ai piedi delle Piccole Dolomiti.
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