Pasquale di Prisco: in Irpinia un punto di riferimento!3 min read

Parto con un affermazione un po’ spiazzante: Pasquale Di Prisco (per tutti Pasqualino) è sicuramente un bell’uomo, con un fisico imponente e l’avrei visto bene in ruoli cinematografici seri di avvocato, primario medico, imprenditore di successo. Con qualche chilo in più avrebbe potuto tranquillamente prendere il posto di  Adolfo Celi nella parte del professor Sassaroli in Amici miei.

Ma gli “amici miei” di Pasqualino sono altri, completamente diversi e sicuramente più silenziosi del gruppo portato al successo imperituro da Monicelli: si chiamano Fiano, Greco, Aglianico. Pasqualino per loro ha sicuramente molte più attenzioni che il Sassaroli per i suoi malati e i risultati si vedono, anno dopo anno.

L’azienda di Pasqualino si trova a Fontanarosa, nella profonda Irpinia, quella che si raggiunge dopo serie infinite di curve e di bestemmie per le condizioni dell’asfalto. Pasqualino non ha mai fatto l’attore anche se avrebbe avuto il phisique du role ma il viticoltore: dalla sua azienda iperfamiliare escono vini con una caratteristica importante: sono sempre buonissimi! Sembrerà una boutade ma Pasqualino non sbaglia un vino.

Prima di sbagliarlo lo vende sfuso (come l’aglianico 2018) oppure lo lascia in vasca o in botte tutto quel tempo che serve per decidere cosa fare (magari maturando cambia). Pasqualino non è enologo ma ha un “senso del vino” molto più accentuato di quello di Smilla per la neve. Fuor di metafora riesce a percepire “nell’aria” quando dover fare determinati lavori in vigna e cosa fare (o non fare) al vino per renderlo di una meravigliosa e tipica bontà, spesso disarmante.

Sono anni che in degustazioni bendate premio i suoi vini, sono anni che li compro e li bevo ma solo adesso ho pensato che non ho mai scritto niente su di lui e sarebbe l’ora, visto che sul web ormai ha una letteratura dedicata anche il più scalcagnato imbottigliatore cisternista.

Quindi quest’articolo è per rimediare a una mia mancanza giornalistica, ancor più grave perché lo conoscono in pochi, e i suoi vini, pur essendo da anni tra i migliori dell’Irpinia (e quindi della Campania) non sono sotto i riflettori mediatici come meriterebbero.

Allora rimediamo!

Anche quest’anno, negli assaggi bendati durante Campania Stories, il suo Greco di Tufo e il suo Fiano di Avellino (entrambi del 2018, lui entra in commercio tardi)  sono andati benissimo e quindi non mi sarei mai aspettato di trovare in cantina da lui altri due vini del 2018, ancora in vasca, che li hanno surclassati: il Greco Pietra Rosa e L’Irpinia Fiano Vigna Rotole. Il primo in bocca mi ha fatto l’effetto di una serie di morbidi atomi che girano attorno al nucleo, dando freschezza e piacevolezza estrema, il secondo invece sembrava una marea di piacere che lentamente sale, con attenta pienezza. I nasi erano entrambi giovanissimi ma già complessi. Mi ero dimenticato: i bianchi di Pasqualino non vedono legno ma solo vasche di acciaio. Tra qualche mese Pietra Rosa e Vigna Rotole andranno in bottiglia, segnatevelo!

Segnatevi, anche se dovrete aspettare diversi anni, il Taurasi 2019 che ho assaggiato dalla botte: è dotato di una fresca morbidezza che, pensando a tanti aglianico aggressivi e crudi, ti fa capire quale potrebbe essere la strada per rendere questo vino più abbordabile e godibile senza assolutamente snaturarlo.

Fiano

A proposito, in momenti in cui diversi produttori locali stanno cercando di perpetuare un proprio stile (forse anche di vita) per interpretare i vitigni autoctoni irpini, Pasqualino cerca invece di personalizzare il meno possibile il vino. Al contrario di alcuni nomi blasonati i cui vini si riconoscono da lontano, difficilmente assaggiando i suoi potrai dire “E’ di Di Prisco”, ma semplicemente che quello è un grande Fiano o un grande Greco. Questo per me è un valore aggiunto al vino e un atto di profonda modestia enoica. Del resto da una persona misurata, corretta, rispettosa, profondamente attaccata al suo “compito/lavoro” come Pasquale Di Prisco non ti aspetteresti altro.

Una cosa però me l’aspetto caro Pasqualino: vederti in Toscana per bere qualcosa assieme!

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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