Uno dei luoghi comuni più gettonati della Champagne riguarda la presunta modestia del pinot meunier, vitigno che gode di cattiva reputazione per ragioni che al mio cuore sono sempre più estranee.
A guardarlo bene, quel lembo meridionale delle Marche, dichiara un’indelebile vocazione rossista. Poi succede che i bianchi piceni cominciano ad essere ben considerati. Gli ordini si fanno sempre più frequenti e il vino bianco finisce prima del rosso (o quasi). Così va il mondo.
A Bardolino, lunedì 10 dicembre, è andato in scena un evento nuovo nel panorama enoica nazionale: la prima “pre-anteprima” di un vino, in particolare del Chiaretto.
Se una cantina è in grado di mettere insieme una verticale significativa dei suoi vini, vuol dire che la variabile tempo è stata sfruttata a dovere e il produttore ha raggiunto un livello di maturità importante.
Il colore più presente non è il rosso dei Borgogna ma il giallo dei giubbotti, che, almeno in centro a Beuane si mescola con gli odori dei mille banchetti alimentari (roba di discreto livello) e non, spiccando ancor di più contro un cielo grigio come i tetti della città.
Manzoni l’avrebbe definita “Denominazione di coccio tra denominazioni di ferro”.L’Orcia DOC si trova infatti incuneata tra Montalcino e Montepulciano e, giusto per non farsi mancare niente, intravede a nord i monti del Chianti Classico.
La Sardegna è una prodezza della natura che solo per caso si chiama isola. In realtà è un paese nel paese, un continente nel continente, un arcipelago di regioni cinte da coste tropicali.
La Sicilia, come e più del resto del Mezzogiorno, dispone di un patrimonio di risorse, innanzitutto umane, ma anche ambientali e culturali, poco o male utilizzate. Tuttavia il vino è una luce che – seppur a intermittenza – illumina una regione che vuole rilanciarsi e custodire l’essenza del suo terroir.
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