Gusbourne è situata nel Kent a sud-est della capitale. Se ne hanno notizie sin dal 1410, quando è conosciuta col nome di “Gooseborne”: non per niente il suo stemma include tre oche. Diventa una cantina nel 2003 quando Andrew Weeber, un medico sudafricano, capisce il potenziale vitivinicolo dell’area.
Sono anni che critichiamo la denominazione per l’abbandono del Valpolicella base a vantaggio di vini più remunerativi e quindi davanti a un vino del genere non possiamo che genufletterci.
Pensando a Burton Anderson e a Luigi Veronelli la prima emozione che provo è una stupefatta invidia, quella che può avere un giovane pescatore di perle sentendo i racconti dei pescatori anziani.
Complice l’annata, che ha smorzato la marca varietale dei sauvignon, ha naso agrumato e la leggera cerosità del semillon: è voluttuosamente cremoso, ma di grande freschezza.
Dopo quello sulla D.O.P. dell’extravergine, il seminario del secondo giorno all’anteprima Chianti Classico ha messo sotto i riflettori l’altro gioiellino del territorio: il Vinsanto.
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