Trovare in un negozio di robivecchi i quattro volumi, perfettamente conservati, della Cucina Rustica Regionale di Luigi Carnacina e Luigi Veronelli, ed. Rizzoli, (1978) è stato un modo fortuito ma meraviglioso per accedere a un mondo che pare lontano secoli ma da cui ci separano poche decine d’anni.
Se dovessi usare un solo termine per definire la 2015 userei “pronta”, ma a ruota metterei “piacevole, equilibrata”. Non mi spingerei verso parole tipo “potente” o “da lungo invecchiamento”, ma questo non deve essere visto come un difetto, anzi.
Cosa è successo per portare in piazza 400 produttori borgognoni arrabbiatissimi? L’idea era di inserire, a sud, una parte dei comuni del Beaujolais nel Borgogna AOC, togliendone un pezzo a nord, in zona Chablis.
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l’Alto Adige è la regione italiana che, per recente storia enoica, tipologia di vini e di vitigni si stacca di più dal modo europeo di concepire il vino e si avvicina maggiormente a quello che viene definito Nuovo Mondo enoico.
Il primo aspetto che dell’Alto Adige di oggi rimane negli occhi del viaggiatore, è la ricchezza dei luoghi, delle cose e delle persone, niente affatto esibita, ma tangibile.
Quello che segue è il resoconto di una degustazione, relativa alle ultime quattro vendemmie borgognone, presentata da Philippe Pacalet al 67 Pall Mall.
E’ possibile che ancora oggi si debba inquinare e spendere fior di quattrini producendo, utilizzando, spedendo e facendo riciclare assurde bottiglie pesanti?
So bene che si producono tanti Champagne insipidi e ciechi alla bellezza, ma si fa presto a dimenticarli non appena se ne intercetti una buona bottiglia
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