UGA del Chianti Classico: uno “strumento” che andrebbe usato meglio e ampliato5 min read

Nei giorni scorsi ho partecipato a due manifestazioni organizzate da due UGA (Unità Geografiche Aggiuntive) del Chianti Classico: quella di Castellina in Chianti e quella di San Casciano. La cosa abbastanza strana è che puntavano, per la promozione del territorio e del vino,  su temi completamente opposti.

La prima cercava di dimostrare la validità dell’UGA Castellina grazie ad una serie di caratteristiche simili e riscontrabili nella stragrande maggioranza dei vini, a San Casciano invece il focus era invece sulle grandi e riconoscibili diversità nei vini prodotti all’interno dell’UGA.

Insomma, per cercare un modo di promuovere UGA e vini, si puntava in direzioni diametralmente opposte.

La prima domanda che mi faccio è: chi ha ragione?

In modo molto “democristiano” direi  che hanno ragione e torto tutte e due: A Castellina abbiamo constatato che un terreno con suoli, altimetrie, climi diversi può solo avere somiglianze dovute soprattutto a “non differenze” generali (qualità media dei vini alta, struttura più puntata sul corpo che sulla componente acida) e quindi può anche presentarsi in maniera univoca ma alla fine le differenze ci sono e ci devono essere. A San Casciano, dove forse le differenze altimetriche sono meno marcate ma i suoli sono di matrici diverse per trovare un punto di contatto si è parlato di “Piacevolezza e pronta beva rispetto ad altre UGA” ma poi si è disquisito solo delle notevoli differenze dei vini.

Ma aldilà delle somiglianze o differenze mi faccio un’altra domanda: quanti saprebbero, in degustazione bendata,  riconoscere non dico un  Chianti Classico annata ma una Gran Selezione (l’unica che può fregiarsi dell’UGA) di Castellina da una di San Casciano? E volendo rincarare la dose quanti saprebbero riconoscere le provenienze delle Gran Selezione delle 11 UGA? Aldilà di un esercizio adatto ai Master of Wine o a una decina tra enologi e giornalisti bravissimi (io non sono fra questi), per essere seri e evidenziare la difficoltà della cosa dobbiamo prendere anche in considerazione, il vero “Convitato di pietra”, il produttore.

Anche se oggi la comunicazione punta sul terroir, sulla sua unicità e riconoscibilità quasi ad occhi chiusi, forse mai come oggi è il produttore (non l’enologo, il produttore!) che con le sue scelte culturali, territoriali, economiche e soprattutto agronomiche e enologiche caratterizza il vino. Certo nessuno cerca di fare un vino senza acidità a Radda o a Lamole, oppure un vino estremamente verticale a Vagliagli o nelle zone basse di Castellina, ma aldilà di quello che il terroir e il clima mettono a disposizione ci sono mille gesti agronomici e enologici (tutti leciti, per carità) che, fatti o non fatti, possono cambiare  il profilo e anche la faccia di un vino. Scrivo vino e non Chianti Classico perché questo “problema” si riscontra ovunque e non solo in Chianti Classico.

Trenta anni fa ho frequentato il corso per MW e una delle poche zone enoiche del mondo dove ti chiedevano, degustando un vino, di non fermarsi al nome della macrozona  era Bordeaux. Non bastava parlare di uvaggio bordolese da zona fresca o fredda (allora c’era fresco a Bordeaux)  ma bisognava specificare di quale AOC si stava parlando

Questo perché c’erano dei vini che rappresentavano l’idea generale che tutti avevano di un vino di  Margaux più che di Saint-Estephe. Se però uno si metteva a girare per cantine bordolesi  trovava differenze notevoli e non solo dovute al fatto che uno di Margaux poteva usare uve di Pauillac, ma perché non solo l’uvaggio, ma la mano del produttore e l’idea che aveva nel fare vino si riversava nella bottiglia finale.

Ma torniamo al Chianti Classico e facciamoci la domanda da un miliardo: che senso hanno le UGA in questo territorio?

Per me, l’ho scritto più volte, il primo grande pregio delle UGA è di aver evidenziato dei territori e all’interno di questi aver quasi obbligato i produttori ad unirsi, conoscersi, confrontarsi e quindi crescere. Detto questo, che si traduce anche in una promozione positiva di ogni territorio fatta in prima persona dai produttori, dal punto di vista enoico le 11 UGA hanno grandi e logiche differenze al loro interno, anche prendendo solo in considerazione le Gran Selezione, dove tra l’altro la mano del produttore interviene forse più che in un Chianti Classico d’annata, proprio per marcare la sua unicità nel vino di punta dell’azienda. Inoltre che senso ha parlare di omogeneità prendendo in considerazione solo il 5% della produzione, cioè la fetta che si è ritagliata sul mercato la Gran Selezione?

Langhe

Capisco che il processo di “nascita” di una UGA va visto nel lungo tempo ma forse sarebbe arrivato il momento di allargare, cum grano salis,  alle altre due tipologie (Annata e Riserva) la possibilità  di utilizzare la parola UGA in etichetta, magari con una scritta del tipo “Chianti Classico prodotto con uve dell’ UGA X o Y” che è sicuramente meno impegnativa rispetto ai limiti imposti per la Gran Selezione, ma è comunque esplicativa di un determinato territorio.

 In Langa esistono da anni i “Barolo del Comune di…” e hanno anche un bel successo: forse il Chianti Classico potrebbe prendere esempio da loro per fare un bel passo avanti nell’utilizzo delle 11 UGA.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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