La viticoltura con i PIWI nasce da una necessità concreta: cambiamento climatico, pressione sociale sui trattamenti fitosanitari e crescente attenzione alla sostenibilità stanno spingendo il mondo del vino verso nuove soluzioni agronomiche. I vitigni PIWI, ottenuti attraverso programmi di incrocio tra Vitis vinifera e altre specie resistenti, rappresentano oggi una delle risposte più efficaci per ridurre drasticamente i trattamenti contro peronospora e oidio. Le varietà di ultima generazione conservano oltre il 98% del patrimonio genetico della Vitis vinifera.
Molti si chiedono perché il settore stia investendo sui PIWI invece di attendere le TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), che promettono di rendere resistenti i vitigni tradizionali senza modificarne l’identità varietale. Pur rappresentando una prospettiva interessante, le TEA sono ancora ferme sul piano normativo europeo e richiederanno anni prima di arrivare concretamente nei vigneti. I PIWI, invece, sono già coltivabili e stanno dimostrando sul campo di poter garantire una significativa riduzione dell’impatto ambientale.

Negli ultimi anni la ricerca ha compiuto enormi passi avanti. Se in passato molti vini da vitigni resistenti mostravano limiti qualitativi evidenti, oggi il panorama è profondamente cambiato. Le nuove generazioni varietali riescono a offrire vini sempre più puliti, territoriali e riconoscibili, capaci di sorprendere anche gli operatori più scettici. Non si tratta di imitare i vitigni tradizionali, ma di costruire una nuova identità produttiva coerente con le esigenze contemporanee.
In questo percorso il ruolo della Fondazione Edmund Mach è centrale grazie al lavoro di CIVIT (Consorzio Innovazione Vite). Attraverso il coordinamento di Marco Stefanini sono state sviluppate varietà come Charvir, Valnosia, Nermantis e Termantis, mentre altre sono in fase avanzata di registrazione.
Durante Irresistibile PIWI sono emerse inoltre numerose varietà già presenti sul mercato o in sviluppo avanzato, tra cui Fleurtai, Soreli, Sauvignon Kretos, Sauvignon Nepis, Cabernet Eidos, Merlot Khorus e Merlot Kanthus, sviluppate grazie al lavoro dei Vivai Cooperativi Rauscedo.
Il mercato si muove ancora con cautela. Il consumatore medio tende ad associare i PIWI a un prodotto “tecnico” o distante dalla tradizione, ma la crescente richiesta di vini sostenibili e a basso impatto ambientale sta aprendo nuovi spazi. La sfida oggi sembra essere soprattutto culturale e comunicativa.
In questo scenario si inserisce Irresistibile PIWI, manifestazione che dal 2024 racconta il mondo dei vitigni resistenti attraverso un approccio divulgativo e trasversale. La terza edizione, andata in scena alla Dogana Veneta di Lazise, ha confermato il valore di un evento che rappresenta ormai uno dei principali punti di riferimento italiani dedicati alla viticoltura resistente.
Il vero valore aggiunto della manifestazione è stata la capacità di raccontare l’intera filiera: non solo produttori e degustazioni, ma anche ricercatori, breeder, vivaisti e tecnici, con convegni e masterclass di approfondimento. Un confronto che ha mostrato come il futuro dei PIWI nasca prima di tutto in vigneto, attraverso selezione genetica, sperimentazione agronomica e lavoro vivaistico.

Le degustazioni e le masterclass hanno evidenziato un rapido aumento del livello qualitativo. Sempre più produttori iniziano a parlare di territorialità, singoli cru e identità stilistiche, segno che i vitigni resistenti stanno uscendo dalla fase pionieristica per entrare in una dimensione produttiva più matura.
In fase di realizzazione è anche il progetto “SPUMARES”, che studia l’attitudine dei vitigni PIWI alla produzione di spumanti di qualità, sia Metodo Classico sia Martinotti. Coordinato dalla Fondazione Edmund Mach insieme a CIVIT, il progetto punta a individuare le varietà più adatte alla spumantizzazione attraverso prove agronomiche, microvinificazioni e analisi sensoriali.
Il pubblico presente a Lazise si è mostrato curioso e attento, anche se leggermente inferiore rispetto alle precedenti edizioni. Una flessione che sembra riflettere il momento delicato del settore vitivinicolo globale, tra consumi in rallentamento e generale prudenza del mercato.
Nonostante questo, da Lazise è emerso un messaggio chiaro: i PIWI non sono più una semplice sperimentazione, ma una parte concreta del futuro della viticoltura europea. Restano aperti alcuni nodi normativi, soprattutto legati all’inserimento nei disciplinari Doc e Docg, ma la sensazione è che il settore stia accelerando verso una nuova normalità produttiva.
Irresistibile PIWI si conferma così un luogo di dialogo dove ricerca, tecnica, vivaismo e vino si incontrano per immaginare il vigneto del futuro. Un futuro che, oggi più che mai, sembra già iniziato.