Assaggi
In Friuli si attende qualcosa
La presentazione dei risultati dei bianchi friulani è avvenuta in agosto, in un periodo vacanziero che magari ha fatto perdere a qualcuno le valutazioni di questa zona così importante per il vino italiano.
La presentazione dei risultati dei bianchi friulani è avvenuta in agosto, in un periodo vacanziero che magari ha fatto perdere a qualcuno le valutazioni di questa zona così importante per il vino italiano.
Al contrario di quello che si crede l’annata in Trentino è stata sì mediamente molto più calda del normale, ma in certi periodi, giugno e settembre in particolare, anche più piovosa del normale.
Ed eccoci alla terza ed ultima parte dei nostri assaggi friulani.
Dopo il primo articolo sulla Valle Isarco eccomi a parlare delle visite in cantina. Sono incontri in ordine temporale, nonché nel senso di marcia nord-sud: siamo infatti partiti dal nord della valle scendendo, produttore, dopo produttore, verso Bolzano.
Sei in Valle Isarco e pensi che il termine “valle” abbia un suo senso compiuto. Quindi domandi al primo produttore di vino che visiti a quanti metri sono i suoi vigneti. Ti aspetti un “200-250” (siamo o non siamo in una valle) e invece ti becchi un “Quasi 650!”.
la formula non ricalca quella delle anteprime , incentrandosi soprattutto sul voler far conoscere l’Alto Adige e i suoi vini, più che una particolare annata. Per farlo gli organizzatori hanno pensato bene di portare i partecipanti in posti unici e meravigliosi: La Cantina di Roccia a Laimburg, ristoranti tipici affacciati sulle vigne del lago di Caldaro, L’Alpe di Siusi.
Quando si parla di vino Trentino oramai si parla quasi esclusivamente di uve bianche, che coprono il 72.7% della superficie vitata, mentre le rosse si attestano al 27.3%. Quindi il trentino è oramai regione da bianchi e da bollicine. Una regione che ha praticamente lo stesso numero di ettari vitati (poco più di 10.000) di 40 anni fa, ma completamente diversi in quanto alle uve piantate
Prima di parlare dei vini due parole sulla situazione generale, con da una parte gli strascichi del caso-bluff del secolo, alias “sauvignon connection” e dall’altra la ormai, sembra irreversibile, “glerizzazione” del Friuli. Visto che presenteremo i risultati delle degustazioni in due volte, tratteremo questi due argomenti separatamente, in modo da dargli il giusto spazio.