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Un girarrosto che non le fa girare
Sarà anche una questione anagrafica, ma adoro quei posti – nel senso di bar, trattorie, ristoranti – rimasti come negli anni ’70 o quasi.
Sarà anche una questione anagrafica, ma adoro quei posti – nel senso di bar, trattorie, ristoranti – rimasti come negli anni ’70 o quasi.
Eccoci alla seconda parte del resoconto relativo ai nostri assaggi friulani.
La prima cosa da dire è che la 2019, praticamente per tutti i vitigni, è stata una vendemmia molto buona, in alcuni casi addirittura ottima.
Da pochi giorni è esecutivo il decreto per ottenere contributi grazie alla riduzione delle rese, che viene finanziato con 100 milioni di Euro del DL Rilancio.
Sono due i servizi principali di questo numero estivo: l’incontro con Jean-Pierre Garcia, professore del Laboratoire ARTEHIS e il focus sul terroir di Meursault, terra di grandi bianchi.
Non sono un fanatico del dosaggio zero, ma devo ammettere che questo classicone ti travolge per la incredibile freschezza sin dal primo naso, agrumato e balsamico.
Pranzo di Ferragosto, di quelli seri e belli, in famiglia lontano dalla spiaggia, immerso nella campagna cilentana ai piedi del monte Gelbison. Il capretto locale con le patate è d’obbligo, ma con cosa abbinarlo?
Sono i vini “orange” i protagonisti di questo numero. Il titolo che li riguarda copre quasi per intero la copertina, va da sé, colorata in arancione, e a celebrarli è un lungo articolo di Simon Woolf.
I nostri assaggi dei bianchi trentini da un lato ci hanno presentato un quadro interessante ma non certo esaltante, dall’altra però ci hanno “fulminato” con una rivelazione che vogliamo condividere con tutti voi.
Il biglietto da visita è intrigante: annata di esordio a tiratura limitata e uve PIWI aliene ai più (Johannister e Bronner) allevate bio a quota 700 ai piedi delle Piccole Dolomiti.