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Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell'enogastronomia nell'anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c'è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.

Il dilemma Bardolino Chiaretto 2016: annata non eccezionale ma…

Mentre si preannuncia una grande annata per i Bardolino (aspettate la pubblicazione a settembre dei risultati e vedrete) i Bardolino Chiaretto 2016 ci hanno dato risultati molto contrastanti. Contrastanti rispetto all’anno scorso, non perché il 2015 sia stata una grande annata e il 2016 no, ma perché i vini che nel 2015 avevano ottenuto punteggi alti sono andati quasi tutti maluccio, mentre molti di quelli che non ci avevano convinto l’anno scorso, hanno ottenuto ottime performances quest’anno.

Degustazione Frascati, ovvero “Dare a Cesare quel che è di Cesare”

Da un punto di vista mediatico credo che il Frascati siano una delle denominazioni meno considerate d’Italia. Di motivi ce ne sono a bizzeffe ma qualche volta dagli errori si impara e magari si cerca anche di rimediare. Questo è in estrema sintesi quello che stanno facendo i produttori di Frascati e i risultati si cominciano a vedere.

Degustazione Custoza: “Five grapes is megl che one?”

La moda del monovitigno bianco, ben portata avanti da intere regioni come Alto Adige, Trentino e Friuli, ha retrocesso nell’immaginario collettivo gli uvaggi o a vini “di rattoppo” (nel senso di mettere assieme varie scampoli rimasti in cantina) o, all’opposto, a vini importanti e strutturati che hanno bisogno di tanto tempo per crescere e di tanti soldi per essere acquistati.

Una Lacrima che profuma di rosa e non fa piangere, anzi

Domandone iniziale: come si chiama quel vitigno a bacca rossa che se fosse un uomo gli verrebbe diagnosticato un disturbo dissociativo della personalità? Risposta: il Lacrima di Morro d’Alba. Non esiste vitigno con le sue caratteristiche! Da una parte un naso con incredibili e potentissimi profumi di rosa, viola, chiodo di garofano e molte altri frutti e spezie, tanto da fartelo sembrare un vino dolce. In bocca invece trovi un vino secco di medio corpo, buona freschezza, spesso con tannini piuttosto pungenti, in qualche caso astringenti.

Bianchi siciliani: alcuni diamanti in un mondo troppo omologato

Assaggiare vini siciliani è sempre affascinante, specie se è estate e sono bianchi. Questo perché la Sicilia del vino è forse la regione più “estremista” d’Italia, perché vi nascono prodotti che definire diametralmente opposti è dire poco. Se lasciamo da parte le grandi masse (si parla del 70%) che emigrano verso altre realtà a prezzi … Continua a leggere

Non aprite quel rubinetto!

Come nei libri gialli tre indizi fanno una prova, anche se sono molto diversi l’uno dall’altro. Il primo porta con sé forse la peggiore figura che un assaggiatore d vino possa fare, quella di sentire il tappo in una bottiglia tappata con lo stelvin.