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Trent’anni di Löwengang: Alto Adige Cabernet in verticale
Sette le annate in degustazione, assaggiate partendo dalla più vecchia, non tutte ci hanno entusiasmato allo stesso modo.
Sette le annate in degustazione, assaggiate partendo dalla più vecchia, non tutte ci hanno entusiasmato allo stesso modo.
Oggi partiamo con ribolla e friulano, domani vi proporremo i risultati di malvasia, uvaggi bianchi, pinot bianco e chardonnay e dopodomani chiuderemo con sauvignon, pinot grigio e altre uve.
Voglio parlare di mode nel vino: di quelle che mi ricordo naturalmente, che ho vissuto e superato. Voglio parlarne prendendo spunto dal pezzo che il vignaiolo Corrado Dottori ha scritto in questi giorni.
A metà degli anni ’50, con un minimo benessere che raggiungeva più famiglie, cominciò a diffondersi (per chi poteva) l’abitudine di “prendere casa al mare”.
Dietro la banalità ostentata di molte cuvée commerciali e l’immagine solo lussuosa di alcuni marchi alla moda, l’incantesimo di moltisssimi Champagne d’autore può far vibrare le corde più sensibili.
Chardonnay, Bordeaux e vini australiani sono i temi principali di questo numero di luglio. Il titolo grande di copertina è dedicato a Mark Aubert, maestro dello Chardonnay californiano.
Tra i tanti, ho il pessimo vizio di pescare tra le campionature dei vini, fare lotti omogenei e assaggiarli alla cieca.
È sempre un piacere quando ti accorgi che un ristorante, magari sulla breccia da molto tempo ma che hai un po’ trascurato, forse perché troppo vicino a casa tua, va talmente oltre le tue aspettative al punto da indurti ad aver voglia di tornarci presto.
In una vendemmia difficile (almeno per i bianchi) come la 2017, a Soave non si potevano certo fare miracoli.
Cosa è successo al Cerasuolo d’Abruzzo? Dov’è finito? Lo abbiamo cercato in 46 campioni ma lo abbiamo trovato pochissime volte e non senza difficoltà.