Francesco Falcone foto

Francesco Falcone

Nato il sei maggio del settantasei a Gioia del Colle, Francesco Falcone è un degustatore indipendente, divulgatore e scrittore. Dopo un biennio di formazione con Porthos di Sandro Sangiorgi, una lunga esperienza piemontese con Go Wine (culminata con il libro Autoctono Si Nasce) e due anni di stretta collaborazione con Paolo Marchi (Il Giornale; Identità Golose), ha concentrato per un decennio il suo lavoro di cronista del vino per Enogea (2005-2015). Per otto edizioni è stato tra gli autori della Guida ai Vini d'Italia de l'Espresso (2009-2016). Dal 2016 è firma di Winesurf. Deve a Federico Graziani il suo battesimo vinoso, a Alessandro Masnaghetti l’amore per questo lavoro, a Vania Valentini la svolta in direzione dell’insegnamento. Ha scritto tre libri, e altrettanti sono in preparazione. Da quattro anni cura un centinaio di laboratori di degustazione indipendenti da nord a sud dell’Italia.

La mia storia con il vino

Di tanto in tanto c’è bisogno di dare un significato alle cose più vicine a noi, a quelle che pensiamo di conoscere, che consideriamo scontate. E dopo vent’anni di servizio mi sono chiesto cosa fosse per me il vino. La risposta sta nelle pagine che seguono.

Loira oggi

Ci sono varie Loira: quella turistica e un po’ mielosa, quella vissuta, annusata e frequentata, quella degustata e seguita in lontananza. Poi c’è la Loira di Francesco Falcone e le mette d’accordo tutte.

Da Duline al mondo

Ogni libro possiede un timbro, un colore, un atteggiamento. A volte è difficile coglierlo subito. Certe letture bisogna guadagnarsele con pazienza. Come nel caso di “È un vino paesaggio” della giornalista triestina Simonetta Lorigliola.

Tu chiamalo, se vuoi, Rosato

Oggi è raro che pochi vini possano surclassare tutti gli altri, in una determinata categoria o tipologia o denominazione. La tecnica ha preso il sopravvento e le differenze sono sempre più piccole, anche nelle valutazioni della critica. L’eccezione è rappresentata dai rosati, nel cui gruppo le pochissime grandi bottiglie tracciano una voragine incolmabile con (quasi) tutto il resto.

Rimini Rimini

Nell’ampio repertorio enoviticolo della Romagna, la provincia di Rimini è certamente la meno estesa, ma non la meno ricca di storia: esiste infatti una solida documentazione che ne legittima la vocazione produttiva – evidentemente rossista- a cavallo tra la fine del 1800 e l’inizio del secolo scorso.

Vini e Terre di Borgogna: un libro necessario.

Oggi più che mai era necessaria un’opera nella nostra lingua che mettesse i vignaioli borgognoni al centro dell’universo; che della regione portasse in superficie soprattutto i fermenti umani. È questo il merito più grande di Vini e Terre di Borgogna

Luci a Fiumana

Alla domanda: “Che cos’è la passione?” si potrebbe rispondere mostrando gli occhi di Chiara Condello quando parla di vino. Un insieme di ardore e di sofferenza, di coraggio e di patimento, di slanci e di timori, di desideri e di incertezze, di tentazioni e di debolezze.

Divagazioni romagnole: l’albana, Brisighella e una bottiglia memorabile

Giova credo ricordare a chi non conosca le vicende locali, che oggi si possono bere Albana squisite in ogni versione possibile (secche e dolci, senza tacere le variazioni intermedie, oppure le rare versioni metodo classico), dimostrando una versatilità per fortuna non arginabile e un’originalità che i vignaioli più ispirati non vogliono soffocare ma semmai proteggere, assecondare, valorizzare

Quel che resta di Chablis

Perché Chablis nonostante le premesse e le apparenze è un prisma inarginabile, un vino burrascoso e non progettabile altrove, a dispetto dei numerosi tentativi fatti un po’ ovunque sulla faccia della terra.

La mia Campagna

La mia campagna è buona come il pane di grano duro, come le frisedde con l’olio e l’origano, come il vino scuro nel capasone. La mia campagna è primitiva al pari di quei grappoli neri e accalorati delle contrade più rocciose di Gioia del Colle.