Con le sue vigne tra i 480 e i 540 metri di altitudine, Vecchie Terre di Montefili è sul tetto dell’intero comprensorio di Greve e Panzano e si divide tra le UGA di Montefioralle e della stessa Panzano, con dodici ettari e mezzo di vigneti biologici “storici” (l’azienda è nel biodistretto panzanese dal 1995), altri due e mezzo in affitto e un piccolo borgo su un terrazzo panoramico sul Gallo Nero, di quelli dagli scorci che non si scordano e si raggiungono solo scalando volonterosamente i più erti tornanti. Inutile dire che ne vale la pena.
E’ qui che nel 1975 nasce l’azienda, poi acquisita nel 2015 da Frank Bynum e Tom Peck Jr.
Da qualche anno tocca alla beneventana Serena Gusmeri misurarsi, in campo e in cantina, con il Sangiovese e un ettaro e mezzo di Cabernet Sauvignon coltivati in quota, su suoli di Pietraforte, Alberese e Argilliti Scistose. Dove, dice lei, prima ancora che un dato tecnico l’altitudine è una sorta di fattore identitario: “Dà una forte acidità, rallenta le maturazioni, preserva la freschezza e imprime ai vini una naturale vocazione alla longevità”.

Il modello produttivo prevede la valorizzazione delle parcelle, la vinificazione separata delle uve di ogni vigneto e la massima attenzione all’ambiente e alla microfauna, non solo a parole ma con fatti: nel 2023 Vecchie Terre di Montefili ha ottenuto la certificazione europea Diversity Ark, che attesta la biodiversità aziendale.
Il tutto si traduce nella produzione di sette etichette: Biancone, un Igt Toscana di 100% Chardonnay, un Chianti Classico, tre Gran Selezione (oltre al GS “base”, il Vinea Vecchia e il Vinea nel Bosco), il Bruno di Rocca, un Igt Toscana con l’85% di Cabernet Sauvignon e il 15% di Sangiovese, e Anfiteatro, il vino-bandiera dell’azienda, prodotto fin dal 1981, che abbiamo assaggiato in verticale dalla vendemmia 2015 all’ultima sul mercato, la 2020.
Anfiteatro, nato come Chianti Classico Riserva da un’idea del fondatore, Roccaldo Acuti, e poi divenuto uno dei primi supertuscan, è un Sangiovese al 100% fatto con le uve coltivate in un nel primo vigneto di 2,4 ettari messo a dimora proprio nel 1975 a forma, appunto, di anfiteatro, a oltre 500 metri di quota. “La fermentazione è spontanea con lieviti indigeni, la macerazione avviene in acciaio”, spiega l’enologa e agronoma”, Serena Gusmeri. “Dopodichè comincia un affinamento al 50% in botti da 10 hl e al 50% in tonneaux da 500 litri della durata di quindici o, a volte, anche 18 mesi in bottiglia. Quanto serve per addomesticarlo, insomma”. Un vino di pazienza, lo definisce l’azzeccato claim di presentazione. Difficile dargli torto.
Ecco com’è andata la degustazione.
Anfiteatro Toscana Igt 2015
Di colore rubino opaco con riflessi caldi, al naso è asciutto ed elegante, con note di ciliegia matura e una piacevole scia di sentori terziari di cuoio e funghi che sfumano nell’accenno balsamico finale. In bocca il vino è integro, sorretto da una buona acidità e da una connotazione di tipicità profonda, molto classica, che chiude con severa austerità.
Anfiteatro Toscana Igt 2016
Il rubino vivo allo sguardo prelude a un bouquet ricco, screziato, progressivo, quasi opulento, con accenni floreali e una bella freschezza che in bocca di tramuta in un’agilità di antica memoria, una fine sapidità e un’acidità ancora ben viva. Un sorso che piace molto, solenne e nervoso al tempo stesso, come ci si aspetta e ci si augura di trovare in un vino come questo.

Anfiteatro Toscana Igt 2017
L’annata difficile, col caldo estivo e le piogge settembrine, si sente tutta in questa bottiglia, che da tale corrispondenza trae però anche la sua forza: un bel colore pieno, un naso un po’ scarico dai toni quasi polverosi e un sorso riconoscibile, nevrile, con un’acidità marcata che rende l’assaggio piacevole e riconoscibile.
Anfiteatro Toscana Igt 2018
La vendemia ottobrina regala al vino un colore rubino pieno e piuttosto scuro, con un naso screziato e avvolgente che oscilla tra il rabarbaro e le erbe aromatiche, il frutto maturo e note quasi dolciastre. Anche il palato è più ricco di qualsiasi aspettativa, ampio e muscolare, corposo ma meno elegante del previsto.
Anfiteatro Toscana Igt 2019
Di un bel colore rubino profondo e brillante, ha un bouquet elegante con accenni fumè, lontane note di resina e un nerbo varietale che ne sottolineano la prontezza. In bocca rivela grande freschezza, una piacevole agilità e una duttilità che qualcuno definirebbe Anfiteatro Toscana Igt 2015
Anfitreatro Toscana Igt 2020
L’annata sul mercato ha una bella profondità di colore, con un naso fresco connotato da una fragranza composta e vibrante. Al palato il tannino è ancora ben presente ma non fastidioso, il sorso è quello fine ma nervoso del vino che ha ancora molto da dare e che se bevuto non delude, ma un paio d’anni in più in bottiglia non potranno che giovargli.