Le Unità Geografiche Aggiuntive (UGA) rappresentano una delle innovazioni più significative introdotte negli ultimi anni nel panorama vitivinicolo altoatesino. Un progetto che punta a valorizzare l’identità dei singoli territori e a rendere ancora più evidente il legame tra vino e luogo d’origine. A questo tema è stata dedicata una serata nell’ambito delle Settimane della Cultura del Comune di Appiano, ospitata dalla Cantina Sankt Pauls, dove il presidente di Vini Alto Adige Eduard Bernhart, il sommelier Bastian Winkler, Ristorante Ansitz zum Steinbock, e l’enologo della Cantina San Paolo Philipp Zublasing hanno illustrato il nuovo sistema di zonazione, accompagnando il pubblico nella degustazione di una selezione di vini provenienti dalle UGA del territorio di Appiano.
Entrate in vigore con la vendemmia 2024, le UGA suddividono la DOC Alto Adige in 86 aree geografiche accomunate da caratteristiche pedologiche, climatiche, altimetriche ed espositive omogenee. L’obiettivo non è creare una gerarchia tra territori, ma valorizzarne le peculiarità, offrendo al consumatore un’informazione più precisa sull’origine del vino.

L’utilizzo della menzione geografica è regolato da criteri rigorosi: le uve (già DOC Alto Adige), devono provenire interamente dall’UGA indicata in etichetta, le rese sono inferiori del 25% rispetto a quelle della DOC Alto Adige e ogni vino è identificato da un apposito pittogramma (un grappolo d’uva stilizzato composto da piccoli triangoli all’interno di un geotag). È un elemento monocromatico, con un’altezza minima di 4 mm, che deve essere obbligatoriamente riportato in etichetta accanto all’indicazione della zona e ne certifica la provenienza che, a detta dei numerosi presenti, in alcuni casi sembra troppo piccolo per essere riconosciuto in modo immediato.

Altro elemento distintivo riguarda i vitigni autorizzati, il disciplinare individua undici varietà – chardonnay, gewürztraminer, kerner, lagrein, merlot, pinot bianco, pinot grigio, pinot nero, riesling, sauvignon e schiava – ma ogni UGA può addirittura essere associata ad un massimo di cinque vitigni, scelti tra quelli storicamente più vocati per quello specifico areale.
Proprio questo aspetto è stato al centro del dibattito. Secondo il sommelier Bastian Winkler, comunicare al consumatore il significato di aree geografiche così circoscritte non è semplice, anche quando ci si rivolge ad un pubblico preparato. A rendere più complessa la comprensione contribuisce anche il nutrito numero dei vitigni ammessi in ciascuna UGA. Da qui nasce la riflessione, condivisa da diversi operatori, sulla possibilità di ridurre ulteriormente (anche fino ad uno), il numero delle varietà autorizzate per ogni unità geografica. Una scelta che renderebbe ogni territorio ancora più distintivo, rafforzando il legame tra vitigno e luogo di origine e facilitando la comunicazione verso il mercato, ma difficilmente accettata dai produttori.
Un’altra criticità riguarda la definizione dei confini delle UGA, se delimitazioni rigorose sono indispensabili per dare credibilità al progetto, alcuni produttori ritengono che in futuro possano essere riviste alcune perimetrazioni. L’attuale zonazione, infatti, esclude in alcuni casi vigneti storici che da decenni esprimono vini di elevata qualità e che, pur trovandosi a poche decine di metri dal confine, non possono fregiarsi della menzione geografica. L’auspicio è che, sulla base dell’esperienza maturata nelle prime annate, possano essere valutati eventuali affinamenti cartografici senza snaturare il progetto, ma rendendolo ancora più aderente alla reale storia viticola del territorio.

Dal punto di vista produttivo, invece, il sistema non sembra destare particolari preoccupazioni. Philipp Zublasing, ha evidenziato come le cantine altoatesine siano già organizzate per affrontare vinificazioni estremamente parcellizzate. Esse infatti già rappresentano una pratica consolidata e consentono di gestire separatamente le uve provenienti dai diversi vigneti, rendendo naturale anche la produzione di vini identificati da una specifica UGA.
I numeri confermano interesse verso il nuovo sistema, testimoniando una crescente fiducia nei confronti di uno strumento destinato a rafforzare l’identità territoriale dei vini altoatesini.
Annata Aziende UGA utilizzate Superficie Quota DOC 2024 42 45 396 ha 6,2% 2025 60 52 403 ha 6,7%
La degustazione conclusiva ha permesso di tradurre la teoria nel calice, mettendo in evidenza come esposizione, altitudine, composizione dei suoli, microclima ed interpretazione dell’uomo, possano imprimere caratteri distintivi ai vini provenienti da aree anche molto vicine tra loro. È proprio questa la sfida delle UGA: trasformare una semplice indicazione geografica in un racconto dettagliato del territorio.
Il sistema è ancora giovane e, proprio per questo, destinato ad evolversi, rendendo il sistema delle Uga dinamico. I primi anni di applicazione serviranno non solo a far conoscere le nuove menzioni geografiche ai consumatori, ma anche a raccogliere osservazioni utili per perfezionare uno strumento che potrebbe diventare uno dei principali elementi distintivi della viticoltura altoatesina, capace di raccontare con sempre maggiore precisione il mosaico di territori che rende riconoscibile e particolare il vino dell’Alto Adige.