La degustazione del Chiaretto di Bardolino 2025 ha avuto due facce: la prima durante e subito dopo l’assaggio, la seconda a giorni di distanza, al momento dell’analisi dei dati e di dover tirare delle conclusioni.
Ricordiamo che l’annata 2025 non è certo stata tra le più favorevoli in generale: caldo quasi ai livelli di questo sciagurato e sahariano 2026, con piogge proprio nei momenti meno favorevoli, cioè vicino alla vendemmia.
Durante l’assaggio queste caratteristiche sono venute fuori: profumi leggeri, poco intensi e leggerezze gustative si ripetevano abbastanza di frequente. Pensavamo ai Chiaretto più strutturati e potenti di qualche anno fa e ci sentivamo un po’ tristi. Anche a caldo, parlandone tra noi, il succo del discorso era “annata difficile e vini che non ti fanno certo saltare sulla sedia”.

Poi, dopo un po’ di tempo, siamo andati a leggere i risultati per inserire tutte quelle informazioni che servono per la pubblicazione e ci siamo accorti che nonostante non fossimo usciti con una visione positiva dall’assaggio, più del 50% dei vini (53% per precisione) aveva raggiunto o superato i nostri fatidici 80 punti che, lo ripetiamo sempre, per noi non sono pochi!. Considerando appunto la nostra proverbiale tirchieria nei punteggi ci siamo resi conto di una cosa. I Chiaretto di Bardolino 2025 non hanno profumi intensi che si fanno ricordare e nemmeno corpi importanti e suadenti, ma in generale hanno equilibrio aromatico e gustativo, quell’equilibrio che permette di godersi un rosato, specie in abbinamento a piatti di pesce o di verdure.
Nei tempi che stiamo vivendo non sappiamo se questo equilibrio sia positivo per la denominazione e vi diciamo il perché facendo un esempio. La sera prima degli assaggi siamo andati a cena in un locale dove non solo si mangia benissimo ma si beve anche bene. La proprietaria ci accompagna al tavolo e scuotendo un po’ la testa e ci dice “Anche voi bevete quello che bevono agli altri tavoli?” Ci guardiamo attorno e vediamo solo bicchieroni di una bevanda molto pubblicizzata, che un tempo poteva al massimo fungere da aperitivo ma che ormai accompagna pranzi e cene di giovani e meno giovani. Da quel bicchiere escono sicuramente profumi intensi anche se non si sa di cosa, poi magari nell’ampio calice ci cascano fette di arancia, limone, tanto ghiaccio ma comunque i profumi restano intensi, se vogliamo suadenti, ma assolutamente creati in laboratorio.

Quindi vini equilibrati con i profumi classici ma non certo “sparati”, che nascono normalmente dalle uve quale appeal possono avere in un mondo che privilegia aromi finti ma che si sentono da tre metri di distanza? All’opposto, scusate lo sfogo, bisognerebbe stare attenti a quei vini che, grazie a vinificazioni e tecnologie moderne, mostrano gamme aromatiche potenti ma spesso tutte uguali, che però dopo qualche mese cascano giù come pere mature dall’albero.
Ma torniamo ai Chiaretto e all’annata 2025: sicuramente non è stata una grande annata ma i produttori hanno saputo “giocare bene in difesa” e alla fine il risultato generale è comunque sufficiente.