Voglio iniziare a parlare dei risultati degli assaggi dei rossi per la nostra guida raccontandovi una favola. La conoscerete sicuramente tutti ma questa è un po’ modificata rispetto all’originale.
C’era una volta Cenerentola e purtroppo era praticamente una SCHIAVA nel bel castello che adesso apparteneva alla sua matrigna e alle sorellastre. Prima era di suo padre e lei da piccola poteva andare ovunque, era ovunque: tutti giocavano con lei, la coccolavano e lei era felice. Ma i tempi cambiano e cosi arrivarono matrigna e sorellastre, che potremmo chiamare (senza offesa) vitigni bianchi, Pinot Nero, e rossi internazionali e piano piano Cenerentola perse il suo spazio vitale e si ritrovò ridotta in ambienti sempre più piccoli, costretta a cedere il passo al resto della famiglia.
La storiella si ferma qui perché, al contrario della favola che tutti conoscete, il finale non è ancora scritto. Fuor di favola e di metafora la storia è conosciuta: 50 anni fa la schiava (Cenerentola) era vitigno più piantato in Alto Adige. Poi sono arrivate le uve bianche, il pinot nero, il cabernet sauvignon, il merlot etc. che neanche tanto piano piano hanno preso il suo posto.

In effetti la schiava del passato dava vini leggeri e poveri, da bottiglione, e col senno di poi possiamo dire che per l’Alto Adige è stato un bene rivoluzionare il suo panorama viticolo.
Oggi però la nostra Schiava Cenerentola ha tutte le carte in regola per trovare il suo principe azzurro: è “dimagrita” (senza andare tanto indietro solo dal 2018 al 2025 è passata da 702 a 446 ettari) ma è cresciuta enormemente in qualità perché ormai gli ettari rimasti sono in terreni perfetti per produrre grandi schiava, anche da invecchiamento. A questo punto manca solamente l’arrivo del principe azzurro (un mix tra consapevolezza dei produttori, interesse del mercato e dei media) per il giusto lieto fine.
E arriviamo ad oggi, ai nostri assaggi: in campo l’annata 2025 ma ormai anche tra le Schiava, siano IGT , DOC, Lago di Caldaro o Santa Maddalena vengono presentate annate precedenti proprio come con gli altri vini, prova ne sia che abbiamo assaggiato Schiava del 2013, 2018, 2019 in perfette condizioni.
L’annata 2025, come avevo detto qui, si è dimostrata una buona annata in generale ma per il Santa Maddalena è stata ottima.
Quello che colpisce rispetto anche al recente passato è che praticamente non esiste una schiava con difetti piccoli o grandi e questa caratteristica dovrebbe invogliare sia i consumatori a provarla sia i produttori a crederci maggiormente. Capiamo che adesso è difficile ottenere cifre veramente remunerative dalla Schiava ma non è sempre così.

Vi faccio un esempio: c’è un produttore che ha ottenuto ben tre Vino Top con Schiava IGT rispettivamente di tre, quattro e sei anni, che in enoteca si trovano dai 30 ai 40 Euro. Un prezzo adeguatissimo alla qualità dei vini e parametrabile tranquillamente alla stragrande maggioranza dei vini degli stessi anni, sia altoatesini che di altre zone. Quindi la Schiava di grande qualità può avere un mercato e un futuro.
Vediamo in particolare come sono andati gli assaggi per i vini del 2025.
Le Schiava DOC e IGT hanno mostrato un discreto carattere ma in qualche caso dei tannini (sicuramente da Lagrein) un po’ verdi. I nasi invece sono puliti e netti, molto classici.
I Lago di Caldaro hanno profumi molto piacevoli ma una certa generale leggerezza al palato, abbastasnza classica per una denominazione dove si parla di schiava al 100%.
I Santa Maddalena hanno riscattato ampiamente l’annata 2024 un po’opaca con nasi molto fruttati e bocche rotonde, anche fresche, molto piacevoli.
Vi diamo due cifre per farvi capire meglio: a parte i ben 8 Vino Top, si parte dal 63% dei vini con almeno 80 punti (per noi, lo precisiamo sempre, non sono pochi!) per i Lago di Caldaro, si passa al 84% per le Schiava DOC e IGT arrivando addirittura all’ 86% per i Santa Maddalena.
Sono percentuali che le più blasonate denominazioni italiane si sognano e che, pur nel non amplissimo numero di etichette prodotte, rappresentato una sicurezza qualitativa che, unita a prezzi veramente concorrenziali, non può non far venire voglia di bere una Schiava del 2025 o di annate precedenti.
Foto di copertina di Ksenia Sergeeva da Pixabay