Alla Biblioteca Capitolare di Verona la terza edizione di Appuntamento Soave “The Elegance is White”, organizzata dal Consorzio di Tutela del Soave, ha messo al centro la capacità evolutiva della denominazione accanto alle sfide del futuro: nuovi consumi, giovani generazioni, enoturismo e comunicazione.
Workshop AIS, masterclass, banchi d’assaggio e il talk “Soave, l’evoluzione del presente”, moderato da Luciano Ferraro vicedirettore del Corriere della Sera, hanno affrontato il tema dell’eleganza e della longevità, allargando lo sguardo dal vino ai cambiamenti della società e del mercato.
Il seminario AIS ha affrontato il rapporto tra freschezza e longevità come opportunità per il Soave, mentre la masterclass condotta da Robert Camuto ha proposto un percorso tra le diverse espressioni territoriali. Dalle aree calcaree occidentali a quelle vulcaniche orientali, confrontando annate giovani ad evolute e mostrando la capacità del Soave di trasformarsi nel tempo mantenendo riconoscibilità e identità.

È stato comunque il Talk a spostare il discorso sul futuro della denominazione. Federico Veronesi, amministratore delegato di Signorvino, ha invitato a superare l’idea che i giovani siano semplicemente disinteressati al vino. E’ innegabile che i consumi sono diminuiti, ma curiosità e interesse non sono necessariamente venuti meno: è cambiato il modo di avvicinarsi al prodotto. I giovani cercano informazioni sui social, seguono produttori e territori e chiedono storie immediate e comprensibili. Servono quindi meno tecnicismi, comunicazioni accessibili e personale di vendita giovane e preparato.
Con una prospettiva internazionale, Robert Camuto ha invitato i produttori a chiedersi non solo come vendere all’estero, ma come il vino venga percepito e quanto riesca a essere attrattivo allontanandosi dagli inflazionati punteggi degli esperti, visto che il vino ha una percezione di piacere del tutto soggettiva. Il produttore deve diventare il primo ambasciatore della propria terra, capace di interpretare luogo, cultura e tradizioni e tradurli nel bicchiere. Per Camuto, i grandi bianchi sono ancora una sorta di “arma segreta” dell’Italia e il Soave ha le carte in regola per sfondare grazie alla capacità di coniugare freschezza e complessità evolutiva, nonostante una storia internazionale poi penalizzata da produzioni di scarso valore.

Il tema del territorio si è intrecciato con l’enoturismo. Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino, ha sottolineato come l’accoglienza sia un’opportunità concreta, ma richieda professionalità: formazione del personale, esperienze ben costruite, spazi di vendita curati e una rete con tour operator, taxi e NCC che permettano di raggiungere le realtà più dislocate
Per assurdo a riportare il vino alla sua dimensione più terrena, è stato Mons. Bruno Fasani, richiamando antiche osterie e malghe come luoghi di relazione. Una convivialità che rischia di indebolirsi nelle città trasformate dal turismo di massa, ma che ancora (forse per poco) sopravvive nei piccoli centri: prima dell’enologia viene la dimensione umana dello stare insieme.
Nelle conclusioni Cristian Ridolfi, presidente del Consorzio del Soave, ha indicato una possibile strategia, in una fase segnata da incertezza e contrazione dei consumi, la denominazione dovrà sperimentare percorsi promozionali anche non convenzionali. Il concetto generico di “qualità” dovrà lasciare spazio a quello di stile, inteso come identità espressiva e riconoscibile del Soave, valorizzando la distinzione tra DOC e Superiore DOCG.
Il banco d’assaggio, con una quarantina di aziende, ha completato il quadro mostrando diverse interpretazioni del Soave. Gli assaggi recentemente effettuati da Winesurf in Consorzio aggiungono un ulteriore elemento di riflessione: la 2025, pur non essendo considerata una grande annata, ha mostrato una buona tenuta, con oltre il 62% dei campioni capaci di raggiungere o superare gli 80 punti. Più discontinui alcuni vini evoluti, talvolta penalizzati dall’alcol o da un uso eccessivo del legno. [Inserire link all’articolo Winesurf]
Da Verona emerge quindi la consapevolezza che il futuro del Soave non passa soltanto dalla qualità, ma dalla capacità di raccontarne l’identità. Territorio, cultura, memoria, evoluzione e convivialità devono diventare un linguaggio contemporaneo, senza perdere il legame profondo tra vino e territorio.