Guida vini. Bianchi dell’Alto Adige: panorama molto (forse troppo) variegato7 min read

Quest’anno  nostri assaggi altoatesini sono iniziati con una bella sorpresa: il numero delle cantine e dei campioni arrivati a IDM Sudtirol aumentato, e questo ci ha messo di buonumore ma ha portato anche ad un maggior impegno giornaliero, specie in un periodo dove a  Bolzano si sfioravano i 38 gradi. Per fortuna la Cantina di Bolzano ci aveva messo a disposizione spazi perfetti e climatizzati, così abbiamo potuto svolgere il nostro lavoro nel migliore dei modi. Prima di parlare degli assaggi ci sembra giusto ringraziare sia IDM che Cantina di  Bolzano.

E veniamo ai vini! Come sempre pubblicheremo prima i risultati dei vini bianchi, più avanti passeremo ai rossi e agli spumanti.

In generale l’annata 2025 non ci è sembrata tra le migliori degli ultimi anni e questo per lo stesso problema che sembra ormai quasi endemico in Alto Adige: il fatto di piantare vigna sempre più in alto unito al cambio climatico che spesso è una “confusione” climatica porta sempre più a restringere la forbice di vendemmia a pochi giorni e se in quei giorni piove la qualità delle uve scende. Inoltre è ormai consuetudine per le grosse cantine di produrre bianchi “scalari” cioè per lo stesso vitigno sfruttare vigneti posti ad altezze diverse e quindi rischiare che una di queste vendemmie scalari possa non andare benissimo. Naturalmente molto spesso succede l’esatto opposto, cioè che tutto vada per il meglio ma ormai i rischi sono sempre più all’ordine del giorno. Un’annotazione di servizio: l’Alto Adige è stata forse la prima regione italiana a proporre in maniera seria i tappi a vite, siamo rimasti quindi sorpresi trovandone molto pochi tra i campioni in degustazione. Ci piacerebbe molto che qualcuno ci spiegasse questa inversione di tendenza.

Pinot Bianco

Un vitigno che noi amiamo molto e che purtroppo nel 2025 non ci ha dato i riscontri che speravamo: profumi esili e semplici, una leggera mancanza di corpo e in generale una serie di vini che non rimangono impressi. Siamo su un 59% di Pinot Bianco che hanno raggiunto o superato i nostri 80 punti (che per noi non sono pochi, lo precisiamo sempre!) è un risultato più che sufficiente ma da questo vitigno in Alto Adige ci aspettiamo sempre qualcosa in più. Quel qualcosa in più potrebbero darlo i Pinot Bianco di annate precedenti, ma i 2024 sono in buona parte ancora coperti da sentori del legno, mentre tra i pochi 2023 degustati presentano ottimi esemplari in mezzo a prodotti maturi o ancora troppo marcati dal legno. Questo del “ritorno di fiamma” dell’utilizzo del legno, già segnalato lo scorso anno, è diventata una costante nei nostri assaggi dei bianchi, per assurdo molto di più rispetto ai vini rossi. Pare che i mercati esteri chiedano vini con queste caratteristiche e se fosse vero ci inchiniamo di fronte a fattori del genere ma ci domandiamo anche quanto sia utile e proficuo correre dietro ai mercati e alle mode.

Vino Top: 1 del 2023

Voto al Pinot Bianco 2025: 6.50

Pinot Grigio

I non molti campioni di Pinot Grigio (quindi non valutabili statisticamente)  ci hanno comunque dato una sensazione generale positiva. Positiva partendo dal fatto di  amare ben poco le espressioni di Pinot Grigio presenti in zona. I 2025 ci sono sembrati vini ben fatti, con un discreto corpo e dei profumi anche abbastanza intensi. Un compito ben svolto, sicuramente meglio rispetto al 2024 ma anche ad annate precedenti.

Vino Top: nessuno

Voto al Pinot Grigio 2025: 7

Chardonnay

Anche gli Chardonnay 2025 ci sono piaciuti più del normale, sia per mostrare in maniera chiara i classici profumi del vitigno che per un corpo rotondo e di buona consistenza. I 2025 assaggiati sono tutti vinificati in acciaio e cemento, non il legno, mentre andando nelle annate precedenti il legno entra prepotentemente in gioco. Questo porta, per noi, a vini squilibrati, dove il frutto e spesso la struttura del vino è schiacciata da legni pur ottimi. Ormai pare che in Alto Adige non esista Chardonnay con più di un anno di vita che non sia “affiancato” da dosi non omeopatiche di legno che per essere digerite bene hanno, nella migliore delle ipotesi, bisogno di almeno 4-5 anni. Ormai questa è una traccia stilistica che noi possiamo solo commentare, non certamente provare ad invertire. Speriamo che i promettenti Chardonnay del 2025 reggano meglio il colpo durante l’invecchiamento.

Vini Top nessuno

Voto allo Chardonnay 2025: 7+

Sauvignon

Nasi puliti, classici ma non intensi, in bocca discreta freschezza ma senza quel “grip” che distingue le grandi annate. Questo in soldoni i Sauvignon 2025 che però ci sono piaciuti soprattutto per un equilibrio che potrebbe permettere un discreto invecchiamento. Per quanto riguarda invece i Sauvignon di annate precedenti possiamo dividerli in due tipologie: quelli che rispettano il vitigno e lo esaltano sia aromaticamente che al palato e quelli che lo schiacciano sotto dosi  esagerate di legno: Abbiamo trovato dei Sauvignon di cinque anni dove ancora il legno è l’unica cosa che emerge e questo francamente ci sembra troppo, anche per un bianco da lungo invecchiamento. Tornando ai 2025 quasi il 69% dei vini ha raggiunto almeno 80 punti e questo non è certo poco.

Vino Top: 2 del 2024

Voto al Sauvignon del 2025: 7.50

Gewürztraminer

Da sempre uno dei punti di forza dell’Alto Adige e anche nel 2025 non si smentisce. Se qualche grammo di zucchero residuo al palato aiuta non poco la rotondità e il corpo, dal punto di vista aromatico la complessità e la pulizia aromatica hanno avuti “aiuti” solo da madre natura e dal produttore in vinificazione. I risultati sono dei Gewürztraminer di buona e pure ottima intensità e finezza aromatica, forse in alcuni casi con qualche grammo di zucchero in più rispetto agli ultimi anni ma con una rotondità importante e una spiccata tipicità. Anche quelli di annate precedenti hanno dato buoni risultati con vini più giocati sull’eleganza aromatica che sulla potenza gustativa.

Vini Top 5: 2 del 2025, 2 del 2024 , 1 del 2023

Voto al Gewürztraminer del 2025: 8

Riesling, aromatici e semiaromatici

Mettiamo assieme tutti questi vitigni, molto presenti soprattutto in Valle Isarco e Val Venosta, per ribadire che quella che poteva essere una strada del vino altoatesino è ridotta ormai ad un sentiero. In altre parole la grande spinta che c’era stata circa 10-15 anni fa verso questi vitigni oggi si è quasi fermata, non solo dal punto degli ettari vitati ma anche del livello qualitativo dei vini. Certo le ultime annate non sono state facili ma molto spesso ci troviamo davanti a vini senza grande profondità e ancor più tipicità, in particolare per il kerner. Si salvano solo pochi riesling e un famoso Müller Thurgau (ma di annate diverse dal 2025) da un appiattimento che sinceramente, visti i presupposti, dispiace.

Vino Top 2: 1 Riesling del 2023 e un Müller Thurgau del 2023

Voto all’annata 2025: 5.50

Uvaggi

C’è un grande rispetto da parte nostra per gli uvaggi bianchi altoatesini, anche se sempre meno troviamo vini che ci soddisfano appieno: sarà che il territorio ormai punta decisamente al vino da monovitigno, sarà che i blend portano più a schiacciare le caratteristiche dei singoli vitigni più che ad esaltarle, sarà che forse servirebbero vendemmie mirate per fare degli uvaggi più che selezionare in cantina, sarà che in qualche caso il legno riesce a rendere il tutto “bloccato” per qualche o diversi anni, ma alla fine dei salmi ci troviamo quasi sempre di fornte a buoni vini ma senza quell’anima che si richiederebbe, specie a prodotti che spesso hanno prezzi non proprio abbordabili.  IL voto non viene dato alla vendemmia 2025 perché  gli uvaggi erano praticamente tutti di altre annate.

Vino Top: nessuno

Voto agli uvaggi: 6+

PIWI

Quest’anno avevamo qualche PIWI in più ma sinceramente quello che abbiamo detto per i semiraomatici potrebbe essere usato per i PIWI, con la differenza che la tipologia sembra essere “nata morta”. Non ci sentiamo di dire altro.

Voto ai PIWI: 5

In conclusione

I vini bianchi altoatesini del 2025 hanno mostrato in generale la stessa tendenza degli ultimi anni: un livello qualitativo buono ma sempre meno punte di altissima qualità. Questo è accaduto anche con i vini delle annate precedenti che, quasi in controtendenza, puntano ad un uso importante e spesso coprente del legno.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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