Il risultato del 28° Concorso Nazionale del Pinot Nero è stato caratterizzato da un dominio altoatesino tanto netto quanto meritato: per la prima volta il podio si è allargato fino a comprendere i primi cinque vini classificati, tutti provenienti dall’Alto Adige, ma non da Mazzon, la zona storicamente più vocata, almeno fino a ieri.
104 vini dell’annata 2023, provenienti da 9 regioni italiane, sono stati valutati da una commissione composta da 39 assaggiatori, per metà enologi e per metà sommelier e giornalisti del vino, sotto la guida di Ulrich Pedri del Centro di Sperimentazione Laimburg. Il verdetto emerso è apparso chiaro e ha decretato che il gusto della critica e dei consumatori sta cambiando.
L’aspetto più interessante è che questo cambiamento non nasce in contrapposizione a Mazzon, ma proprio a partire dalla sua lezione stilistica: equilibrio, precisione aromatica, tensione gustativa e finezza tannica. Mazzon, sul versante orientale della Bassa Atesina, resta infatti il Grand Cru storico del Pinot Nero italiano. Qui il vitigno ha trovato condizioni ideali grazie a quote intermedie tra i 350 e i 450 metri, ventilazione costante, escursioni termiche, suoli calcareo-ghiaiosi ed esposizioni prevalentemente orientate a est e sud-est.

Negli ultimi anni il cambiamento climatico ha inciso profondamente sul Pinot Nero di questa zona, portando spesso a vini più ricchi, opulenti e segnati da maturazioni più spinte. I produttori hanno quindi avviato un importante lavoro in vigneto e in cantina per recuperare slancio, freschezza ed equilibrio, alleggerendo interpretazioni diventate troppo concentrate, boisé e poco territoriali, caratterizzate da acidità attenuate e frutti talvolta eccessivamente maturi.
In questo scenario stanno emergendo con forza altri areali altoatesini che, anno dopo anno, hanno conquistato il favore della critica e dei consumatori fino ad ottenere oggi una consacrazione definitiva. Non è un caso che tutti e cinque i vini premiati provengano da zone differenti rispetto allo storico areale di Mazzon: Appiano, Monticolo, Cortaccia, persino Bassa Atesina e anche Valle Isarco e Val Venosta stanno oggi producendo Pinot Nero di livello altissimo. I vini premiati mostrano infatti una chiara preferenza per Pinot Nero più dinamici, vibranti e verticali, rispetto allo stile molto estratto e segnato dal rovere che aveva dominato parte degli anni 2000.

Ma andiamo a vedere gli areali dei premiati.
il vincitore Abbazia di Muri-Gries — Abtei Muri Riserva è nel cuore di Bolzano, le uve del Pinot Nero arrivano da vigneti più freschi ( (Est / Sud-Est)), tra l’Oltradige e la Bassa Atesina. Qui il clima mediamente più caldo, l’influenza mediterranea, le maturazioni più complete e i suoli porfirici generano un Pinot Nero oggi molto più fresco e teso rispetto al passato, meno segnato dal rovere e maggiormente giocato sulla croccantezza del frutto.
2° St. Michael-Eppan Winery — Sanct Valentin Riserva siamo ad Appiano e Oltradige occidentale sono aree più morbide climaticamente (Sud-Est / Est.), influenzate dal Lago di Caldaro e dai laghi di Monticolo. Suoli morenici, clima mite, forte luminosità e maturazioni regolari permettono di ottenere vini di grande precisione aromatica, bevibilità e tensione, con un uso del legno oggi molto più integrato e misurato.
3° Tiefenbrunner – Schlosskellerei Turmhof — Linticlarus Riserva si trova a Niclara/Cortaccia, nella parte meridionale della Bassa Atesina (Sud-Est), dove i vigneti più elevati e ventilati esaltano il carattere alpino del Pinot Nero. Escursioni termiche, maturazioni lente e ventilazione costante danno vita a vini dall’acidità più tagliente, dal tannino più nervoso e dalle tipiche sfumature balsamiche e fumé, mantenendo però grande finezza ed eleganza.

4° Cantina Terlano — Monticol Riserva prodotto nell’area dei laghi di Monticolo vicino ad Appiano (Est / Nord-Est.). Qui la presenza dei laghi, il clima più temperato, i boschi circostanti, le correnti fresche e i terreni morenici e sabbiosi regalano Pinot Nero più distesi e vellutati, con maggiore morbidezza al centro bocca, note floreali più evidenti e una tessitura particolarmente raffinata.
5° Weingut Bergmannhof — Lahn Riserva proveniente da vigneti di alta collina ad Appiano (Est / Sud-Est), in siti ripidi e molto ventilati. Escursioni termiche importanti, maturazioni lente, basse rese e clima più fresco danno origine a un Pinot Nero dal profilo balsamico e note fumé, caratterizzato da acidità incisiva, frutto croccante e forte verticalità. È probabilmente il vino che interpreta meglio il nuovo orientamento del consumatore contemporaneo: meno muscolare, più vibrante, più gastronomico e più facilmente abbinabile anche ad una cucina internazionale. Ai degustatori presenti è piaciuto molto per la sua modernità.

Come da tradizione, il concorso ha inoltre premiato il miglior Pinot Nero per ciascuna regione partecipante. Per l’Alto Adige, la Cantina Muri-Gries, per il Trentino Cantina Mori Colli Zugna, per la Valle d’Aosta Grosjean Vins, per il Piemonte Castello di Gabiano, per la Lombardia Tenuta Conte Vistarino, per il Veneto Borgo Stajnbech, per il Friuli Venezia-Giulia Castello di Spessa, per l’Emilia Romagna La Collina del Tesoro, per la Toscana Fattoria di Cortevecchia e per l’Umbria Tenuta Poggio Petroso.
Il Concorso del Pinot Nero si confermano così un osservatorio privilegiato sul Pinot Nero italiano, capace di mettere a confronto territori e stili diversi di uno dei vitigni più identitari del panorama vitivinicolo. L’edizione 2026, in particolare, sembra indicare con chiarezza la nuova direzione del Pinot Nero altoatesino: meno potenza e concentrazione, più eleganza, energia e identità territoriale.