La prima annata del Sassicaia? 967 d.C.!6 min read

Ovvero dai Sassonia al Sassicaia

Dietro un grande vino c’è sempre un grande uomo: in questa storia il grande vino è il Sassicaia della Tenuta San Guido a Bolgheri e il grande uomo è Ottone il Grande, ovvero l’imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, Ottone I di Sassonia per capirsi meglio.

E’ una storia che inizia più di mille anni fa, nel 967, quando Ottone I scende in Italia per la terza volta (era stato incoronato imperatore nel 962 da papa Giovanni XII) e arriva in quel territorio successivamente riconosciuto come basso Piemonte.

Ottone I di Sassonia

Lì Ottone conosce Aleramo, figlio di un importante signore locale e lo omaggia di un vasto territorio situato fra il Po e l’attuale confine tra Liguria e Piemonte. Aleramo nell’occasione riceverà anche il titolo di marchese diventando così il primo aristocratico italiano di nomina imperiale.

Non è chiaro se si trattasse di un dono vero e proprio o di una dote, in quanto secondo la tradizione Aleramo avrebbe sposato la figlia di Ottone. Si narra che l’imperatore avrebbe detto ad Aleramo: “Avrai tanta terra quanta riuscirai a percorrerne a cavallo in tre giorni”. A quel punto Aleramo partì, cavalcò per i tre giorni stabiliti e segnò i confini raggiunti con un ferro di cavallo. Sarebbe nato così il Monferrato o Marca Aleramica.

Un po’ più avanti, nella prima metà del 1100, un discendente di Aleramo, Bonifazio Del Vasto, prima di morire lasciò le sue proprietà ai numerosi figli tra i quali c’era Bonifacio d’Incisa, un appellativo questo ottenuto dalla madre e derivante dalla omonima località in provincia di Asti lungo il Torrente Belbo. Quella di Bonifacio era una famiglia benestante, in quel periodo acquisì ulteriori proprietà e per questo decise di dividere i territori di sua pertinenza in due zone: Incisa da una parte e Rocchetta Tanaro dall’altra, dando così origine alla dinastia degli Incisa della Rocchetta, dinastia che giungerà ben strutturata fino ai giorni nostri.

Marche del nord-ovest attorno al X secolo.

Tornando indietro ad Ottone questi, sistemate le questioni piemontesi, scende in Toscana arrivando a Volterra, dove però si trova costretto a stabilire il quartier generale in un castello a pochi chilometri dalla città, sul Monte Voltraio, dato che Volterra era stata saccheggiata all’inizio del X secolo dalla furia distruttrice di un esercito proveniente dalle pianure danubiane (gli Ongari o Ungari).

Questa però è un’altra storia. Il fatto interessante fu che Ottone in quel frangente presiedette il “placito di Monte Voltraio” al quale partecipò, per volontà dello stesso Ottone, il Conte Rodolfo figlio di Gherardo, capostipite quest’ultimo della nobile famiglia dei Della Gherardesca.

La casata evidenzia subito le proprie intenzioni di crescere ed espandersi anche in territori limitrofi, ed all’inizio del nuovo millennio i Della Gherardesca lasceranno Volterra e si trasferiranno sulla costa tirrenica nel territorio di Donoratico-Castagneto Carducci. Lì grazie al notevole credito che avevano presso l’Imperatore acquisiscono importanti proprietà, così da potersi ben radicare in quel territorio. Oggi i Della Gherardesca rappresentano sicuramente una delle dinastie più conosciute, con ramificazioni un po’ in tutta Italia e anche all’estero. Dante renderà immortale il conte Ugolino Della Gherardesca nel XXXIII canto dell’Inferno.

Lasciamo ora il Medioevo e con un salto nel tempo arriviamo agli anni ‘20 del secolo scorso per incontrare il marchese Mario Incisa della Rocchetta, uno degli ultimi discendenti (al tempo) della nobile casata piemontese.

Come riportato nel volume dedicato al Sassicaia curato da Marco Fini, Mario, figlio di Enrico e di Eleonora Chigi della Rovere, nasce a Roma nel 1899 in quanto i genitori si erano accordati sul fatto che i figli dovevano nascere nel prestigioso Palazzo Chigi (quello che nel secondo dopoguerra diventerà sede della presidenza del consiglio dei ministri) e non nella dimora piemontese degli Incisa. Dopo gli studi superiori Mario si iscrive alla facoltà di Agraria di Pisa e qui conosce Giorgio Ugolino della Gherardesca, detto Gogo, grazie al quale viene invitato spesso a partecipare alle battute di caccia nella riserva dei Della Gherardesca a Bolgheri.

Castiglioncello di Bolgheri

Superata forse una prevedibile diffidenza iniziale, in seguito ad una attenta verifica del lignaggio da parte della famiglia ospitante, Mario frequenterà sempre più assiduamente sia i Della Gherardesca che di riflesso i salotti della nobiltà pisana incluso quello di Lydia Flori di Serramezzana. Sarà qui che nascerà l’idea, partorita dalla stessa Donna Lydia, di far sposare il marchese Mario Incisa della Rocchetta con Clarice Della Gherardesca, figlia di Giuseppe e di Harriet Taylor, quest’ultima proveniente da una famiglia di importanti finanzieri e banchieri newyorkesi. Il matrimonio si celebrerà il 18 ottobre 1930 alla presenza dei reali Umberto di Savoia (il “Re di maggio”) e della moglie Maria Josè.

La cantina delle barriques del Sassicaia

E’ il momento di ricordare che all’interno della tenuta dei Della Gherardesca si trovava  Castiglioncello di Bolgheri, una fortificazione di cui si hanno notizie già nel 1100. Il castello è sempre stato conteso tra famiglie patrizie della zona ma i Della Gherardesca, sempre più convinti che il castello avrebbe dovuto far parte della loro tenuta, riescono ad acquisirlo definitivamente nel 1801.

Quindi, riassumendo e sintetizzando:

  • Nei primi mesi del 967 Ottone il Grande, con l’assegnazione del titolo di marchese ad Aleramo, di fatto getta le basi per la nascita della dinastia degli Incisa della Rocchetta nella zona del Monferrato Astigiano.
  • A giugno dello stesso anno Ottone arriva a Volterra e sotto la sua protezione e benedizione nasce e si afferma la nobile casata dei Della Gherardesca, allora rappresentati da Gherardo e dal figlio Conte Rodolfo, famiglia che presto si trasferirà a Bolgheri-Donoratico.
  • Le due casate, mantenendo e sviluppando nel corso dei secoli le loro proprietà e la loro influenza anche politica, si riuniranno un millennio più tardi, nel 1930, con il matrimonio di Mario Incisa della Rocchetta e Clarice Della Gherardesca.
  • Grazie all’unione di cui sopra si creeranno le condizioni per la nascita del Sassicaia, il vino che aprirà nuovi orizzonti all’enologia italiana. Infatti negli anni ‘50 e ‘60 Mario Incisa testardamente portò avanti i suoi esperimenti con il Cabernet (convinto, a ragione, che il Pinot Noir si adattasse meglio all’Italia settentrionale), individuando per la prima vigna sperimentale un piccolo appezzamento a ridosso delle mura di Castiglioncello di Bolgheri, e sarà lì che il Sassicaia crescerà, sotto il sapiente controllo di Giacomo Tachis. Il figlio di Mario, Niccolò, provvederà a consolidare e sviluppare la tenuta di San Guido, ma da qui la storia è ampiamente nota.

Per concludere: magari Ottone il Grande non sarà il padre spirituale del Sassicaia, certo è che ci ha messo lo zampino. Omaggiamolo e rendiamogli grazie, del resto qualche interesse verso il mondo enoico l’aveva a suo tempo mostrato avendo sposato Adelaide di Borgogna…

Fabrizio Calastri

Nomen omen: mi occupo di vino per rispetto delle tradizioni di famiglia. La calastra è infatti la trave di sostegno per la fila delle botti o anche il tavolone che si mette sopra la vinaccia nel torchio o nella pressa e su cui preme la vite. E per mantener fede al nome che si sono guadagnato i miei antenati, nei miei oltre sessant’anni di vita più di quaranta (salvo qualche intervallo per far respirare il fegato) li ho passati prestando particolare attenzione al mondo del vino e dell’enogastronomia, anche se dal punto di vista professionale mi occupo di tutt’altro. Dopo qualche sodalizio enoico post-adolescenziale, nel 1988 ho dato vita alla Condotta Arcigola Slow Food di Volterra della quale sono stato il fiduciario per circa vent’anni. L’approdo a winesurf è stato assolutamente indolore.


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