Iniziamo dall’Alta Langa la nostra carrellata sui metodo classico italiani che ci porterà nelle principali zone di produzione e denominazioni: dopo l’Alta Langa parleremo dei Trento DOC, poi dei metodo classico a base pinot nero dell’Oltrepò Pavese, degli spumanti altoatesini e chiuderemo con il territorio più famoso, La Franciacorta. Quindi se volete un buon consiglio su quale spumante aprire per le feste seguiteci attentamente nei prossimi giorni.

Iniziamo quindi dall’Alta Langa sicuramente la denominazione che sta avendo il maggior successo commerciale: lo dimostra “l’esplosione” di campioni in degustazione quest’anno, che sono passati da 68 dell’anno scorso a quasi 130. A questo proposito bisogna anche dire che più di 20 erano stati già assaggiati lo scorso anno ma comunque pare che la denominazione sia diventata quasi il “chiodo fisso” dei produttori piemontesi, perché oramai è difficile trovare una cantina che non proponga una bollicina ed è impossibile trovarne una, all’interno del pur vasto territorio dell’Alta Langa, che non la imbottigli con questo marchio.
Quando si cresce così tanto il rischio è sempre quello di abbassare il livello qualitativo e qui il consorzio deve stare molto attento a selezionare e anche a cercare di “arginare” una produzione non certo gigantesca ma che ancora non ha in buona parte le vigne adatte (spesso molto o troppo giovani) per potersi imporre.
Infatti, anno dopo anno, troviamo che i migliori Alta Langa vengono da aziende che hanno pinot nero o chardonnay piantati da almeno 10-15 o più anni, con un esperienza pluriennale nella spumantizzazione e magari che non puntano adesso ad una “moltiplicazione di etichette“ (dal brut, al pas dosé, all’extra brut e soprattutto al rosé) che rischia di disperdere in troppi rivoli quella piccola parte buona che arriva da vigne molto/troppo giovani.
Inoltre per un prodotto come l’Alta Langa secondo noi dopo i 30 o 36 mesi (per la Riserva) di permanenza sui lieviti occorrono almeno altri 12 mesi di stazionamento in bottiglia dopo la sboccatura per renderli pronti alla beva, ma quest non succede praticamente mai e invece dovrebbe diventare un mantra, specie per chi arriva a 60 mesi e oltre di permanenza sui lieviti.

Altra cosa che il consorzio dovrebbe cercare di modificare è l’altezza minima dei vigneti perché un Alta Langa prodotto a 250 metri è quasi un controsenso, visto anche il cambiamento climatico.
Un’altra “stranger thing” (ormai le serie TV fanno parte del quotidiano) è che non è sempre detto che i migliori Alta Langa nascano da cantine, magari storiche e famose, di Langa e questo soprattutto per due motivi: il primo l’abbiamo accennato prima ed è l’età dei vigneti e il secondo è che fare un metodo classico ritiene competenze molto diverse, in vigna e in cantina, rispetto a fare un grande rosso e queste competenze di solito richiedono anni per essere apprese appieno. La stessa cosa può accadere naturalmente anche ad altri rossisti piemontesi non di Langa, però il bel nome della denominazione porta gli appassionati ad immaginarsi una situazione “langarola” e magari a puntare al buio su chi magari deve ancora migliorare la sua maestria nei metodo classico.
Per questo vi consigliamo di dare un’occhiata ai nostri risultati: vi troverete tanti buoni consigli anche a prezzi veramente convenienti.
E arriviamo così a parlare dei vini degustati: come sapete gli Alta Langa sono solo millesimati (al limite con un 15% di altra annata) e quest’anno l’annata “ufficiale” in commercio è la 2021, anche se quasi la metà dei campioni erano poi spalmati dalla 2020 fino addirittura alla 2010. L’annata è stata indubbiamente buona (magari potete dare un’occhiata a quanto detto sulla 2021 cliccando qui) e i vini mostrano una buona potenza e freschezza, ma in diversi casi hanno un po’ di spigoli dovuti all’estrema giovinezza, prova ne sia che tra i migliori degli assaggi troviamo più 2020 e 2019, vini che hanno stazionato di più in bottiglia. Indubbiamente sono vini ben fatti e di buona qualità, molto vivi in freschezza e forse potrebbero anche essere dosati leggermente più dolci senza renderli per questo troppo morbidi, ma forse il mercato tira verso dosature bassissime o inesistenti.

I Vini Top sono quattro ma la cosa importante è che oltre il 66% dei vini degustati ha raggiunto e/o superato gli 80 punti (che per noi, lo diciamo sempre non sono pochi perché non spariamo punteggi alti come petardi alla festa del patrono) e quindi la stragrande maggioranza Alta Langa è da acquistare con tranquillità e spesso a prezzi convenienti, prova ne sia che i quattro Vini Top (quindi il meglio del meglio) si possono acquistare tra i 32 e i 45 euro in enoteca.
Lo stesso discorso purtroppo non vale per i Rosé, tipologia che deve ancora trovare una sua quadra, a dimostrazione delle difficoltà insite in un vitigno come il pinot nero. Non solo non abbiamo trovato dei Vini Top ma il numero di prodotti sopra agli 80 punti è veramente esiguo.
Niente che gli anni non possano cambiare ma intanto, se volete un consiglio, puntate decisi sugli Alta Langa bianchi.