Il Sassicaia narrato dagli aironi7 min read

Sta per calare la notte sul padule di Bolgheri,  il vecchio e saggio airone bianco si accomoda sul suo frassino preferito e tutti gli altri uccelli gli si fanno attorno in attesa della ormai irrinunciabile storia serale. Prima che possa parlare però un piccolo e intraprendente tarabusino, rompendo quel magico silenzio, chiede: “Scusate, sono arrivato oggi, sapete spiegarmi dove siamo?”

Padule di Bolgheri

A memoria di volatile nessuno aveva mai avuto il coraggio di parlare prima dell’airone, ma il saggio si riconosce nel come affronta certi momenti e quindi :“Caro piccolino, come avrai visto arrivando siamo nell’unico posto a noi adatto nell’arco di decine e decine di chilometri. Fuori da qui gli umani hanno creato, praticamente all’infinito, quelle cose strane dove si nascondono (per i non uccelli, case. n.d.r) oppure hanno smosso la terra per metterci delle piante strane, che qui da noi non crescono ma che a pochi voletti da qui si sviluppano bene e a loro piacciono molto”. Ormai la serata si stava incanalando diversamente e così un’alzavola che voleva farsi notare dalle altre anatre prende il coraggio a due ali e aggiunge: “Quelle piante strane una volta ho sentito gli umani chiamarle viti!”

Padule di Bolgheri

L’airone bianco capisce che gli sta scappando di mano lo scettro del comando e così scuote il becco, sbatte le ali con eleganza e per rimettere le cose a posto cala tutta la sua conoscenza:“Come diversi di voi sanno sono molte migrazioni che mi fermo qua e ho fatto anche tanti voli nei dintorni, chiedendo pure ai daini, ai caprioli e alle lepri ma soprattutto alle volpi, animali che mettono il becco dappertutto. Loro poverini non possono volare via e quindi vivono qui e conoscono bene quello che succede. Così mi hanno detto che molte, molte migrazioni fa un umano decise di lasciare questo spazio come è adesso, nonostante gli chiedessero di distruggerlo per metterci sopra quelle cose dure dove si nascondono. Quell’uomo e quelli del suo stormo venuti dopo di lui hanno sempre tenuto questo posto bellissimo per noi. E a proposito di quelle piante che chiamano viti, mi hanno detto che danno un frutto strano, prima chiaro e poi scuro, che piace tantissimo ai daini, ai caprioli e ai cinghiali perché è dolcissimo. Però gli umani fanno di tutto per non farglielo mangiare. Ma sapete qual è la cosa particolare in tutta questa storia? Che le viti dell’umano che ha mantenuto questo posto perfetto pare che diano un liquido famosissimo in ogni luogo toccato dalle nostre migrazioni, sia verso il sole che sorge sia verso il sole che tramonta.”

La mappa della tenuta San Guido con, evidenziato, il padule

Scusate questo strano modo di introdurre e parlare della Tenuta San Guido, ma ormai su questa cantina è stato detto tutto e il suo contrario e così ho cercato un modo diverso dato che, oltre ai vini assaggiati e di cui parleremo sotto, abbiamo potuto camminare per il Padule di Bolgheri e ammirare così la meravigliosa oasi naturalistica di oltre 500 ettari, con più di 150 ettari di stagni, decine e decine di tipologie di piante, piena di uccelli migratori e naturalmente di daini, camosci, cinghiali, lepri, conigli selvatici etc.( per visite potete scrivere a paduledibolgheri@sassicaia.com)

Il Marchese Mario Incisa della Rocchetta la creò nel 1959 e gli Incisa la mantengono intatta da allora. Un luogo unico che si può visitare su appuntamento ed è la parte oltre la strada Aurelia, verso il mare (vedi mappa qua sopra) degli oltre 2500 ettari della tenuta, da tutti conosciuta per la parte vitata che in realtà è “solo” 100 ettari.

Una visita dove oltre ad assaggiare le ultime annate in commercio abbiamo allargato il campo al Sassicaia 2022 e 1998, nonché ad un Guadalberto 2000 in magnum che ci ha accompagnato durante il pranzo.

Partiamo dalla nuova annata di Sassicaia, la 2023, sicuramente di un livello più alto della precedente per freschezza aromatica ma soprattutto per quella “dinamica eleganza” che contraddistingue le grandi annate di questo vino. Il tannino e succoso e già godibile, per niente ruvido ma ben presente. Vino che è la conferma del detto “un grande vino deve essere buono subito e buono dopo anni”. Se si considera che l’annata 2023 è stata flagellata dalla peronospora un risultato del genere è veramente rimarchevole. Se dovessi incarnarlo scegliendo tra gli animali del padule direi che ha la finezza di un airone e la dinamica potenza di un daino.

Il 2022 è il figlio di un’annata caldissima, siccitosa, molto difficile: è sicuramente uno dei migliori Bolgheri Superiore di quella vendemmia ma di fronte al 2023 mostra un passo meno cadenzato e fresco, una struttura potente ma ancora chiusa in sé. Il tempo lo renderà più lineare e armonico ma per adesso è solo un ottimo vino di un’annata sbagliata. Un cinghiale bello grosso è la rappresentazione perfetta.

La barricaia

Tutti voi vorrete sapere come era il 1998 ma la mia comprovata cattiveria mi porta quasi a saltarlo, risolvendo il tutto con due parole e tre segni di punteggiatura: parecchio buono!!! Sempre nel gioco degli animali per me è una delle due cicogne avvistate a nidificare dal 2008.

“Salto” una descrizione più approfondita per arrivare ai due vini che di fronte a sua maestà Sassicaia pagano doveroso dazio e cioè Le Difese e il Guidalberto, entrambi del 2024.

Le Difese, vino che nasce da uve acquistate e non aziendali, è il primo passo (che per molti rimane l’unico) per avvicinarsi al Sassicaia. Il 2024 (sangiovese 58% e cabernet sauvignon 42%) ha un naso  netto  ma con un frutto da una parte maturo e dall’altra con una vena verde che credo manterrà. In bocca è meglio che al naso, con una freschezza e una tannicità di buon livello. Sinceramente ricorda poco Bolgheri (e infatti le uve non sono di zona) e forse per questo non è proprio il modo migliore per avvicinarsi a “sua maestà”. Nel nostro gioco lo vedo come un piccolo coniglio selvatico.

Il Guadalberto 2024 mi ha veramente colpito! Più della metà cabernet sauvignon (55%) e il resto merlot è un perfetto Bolgheri Rosso per corpo, complessità, aromaticità e profondità gustativa: peccato solo che non sia un Bolgheri Rosso ma un Toscana IGT. Mi ha colpito soprattutto per una rotondità grassottella grazie ad un tannino setoso, sposata ad una freschezza che lo rende pronto per un medio lungo invecchiamento. Sempre nel nostro gioco non ho dubbi: un bel germano reale con l’energia di un giovane capriolo. Credo che il Guadalberto, nato da più di vent’anni, sia un vino che dovrebbe avere un peso maggiore, sia in azienda che tra i consumatori: prima l’ho definito un Bolgheri Rosso ma ha il corpo e il prezzo di un Superiore e questo è un po’ il suo limite, che credo si porterà purtroppo dietro ancora per diverso tempo e la cosa mi dispiace perché è il vino più eclettico dei tre per abbinamenti gastronomici: non per niente il 2020 l’abbiamo abbinato a del prosciutto crudo, a una interpretazione particolare del carciofo (ma sempre carciofo resta!) e a una tagliatella rustica con il sugo di lepre. In tutti e tre i casi è stato perfetto. Quindi siamo  a spaccare il capello in quattro, perché trovare qualcosa che non va in questa azienda è difficile.

A proposito, venendo via mi è sembrato di veder svolazzare un airone attorno all’auto, ma forse mi sono sbagliato.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


LEGGI ANCHE