Il mio turno Igp arriva alla fine dell’estate e mi piace condividere con i lettori di questa rubrica una sintesi della serie che ho tenuto per otto settimane sul Mattino a luglio e agosto. Mi era stato chiesto di parlare di otto vini iconici campani adatti all’estate ed ecco allora la mia selezione. Si tratta di etichette conosciute dagli appassionati che al tempo stesso raccontano uno spazio e la storia di chi li produce. L’ennesima dimostrazione di come il vino abbia ancora una straordinaria potenza evocativa capace di far cambiare, come vedremo, piano di vita o antiche impostazioni generazionali. Seguite la foto da sinistra verso destra, non mettiamo le annate perché ci interessa parlare dell’etichetta e delle persone. Caratteristica comune a tutti: agricoltura biologica, prezzo fra i 15 e i 20 euro.
Falanghina Campi Flegrei di Contrada Salandra a Pozzuoli
Sandra Castaldo e Giuseppe Fortunato arrivano alla vite attraverso le api, vere e proprie sentinelle ambientali, indicatori di salubrità dei terreni. Partono infatti lavorando miele nei terreni di famiglia, ma la passione per il vino li travolge frequentando Montalcino, dove si svolgeva una rassegna nazionale dedicata all’apicoltura. Rispettando l’ambiente, insieme riscrivono il gusto della Falanghina nei Campi Flegrei, regalando a questo bianco complessità, longevità e personalità.

Vitamenia di Vigne di Raito in Costa d’Amalfi
Una bellissima proprietà all’inizio della Costiera Amalfitana cambia la vita a Patrizia Malanga: questi due ettari diventano un giardino di viti da aglianico e piedirosso con frutta, ortaggi e sala per corsi e serate sospesi fra l’azzurro del cielo e quello del mare. Via dalla città, Patrizia cambia vita e produce prima un rosso e poi questo rosato. Le Vigne di Raito, questo il nome della cantina, è dal primo minuto in conduzione biologica certificata, immersa in una vegetazione tipica della macchia mediterranea, caratterizzata dalla presenza di limoneti, olivi secolari, melograni, boschi di corbezzoli, ecc. nonché luogo di rifugio della ricchissima microfauna presente nella zona.
Le viti vengono coltivate su terrazzamenti, tipici della costiera amalfitana, delimitati dalle cosiddette “macere” termine con il quale, da queste parti, si è soliti indicare i muri verticali di contenimento, realizzati allo scopo di favorire il pieno utilizzo dei terreni sovrastanti.
La Matta, bianco frizzante di fiano di Casebianche in Cilento
Nel 2000 Betty Iorio e Pasquale Mitrano decisero di dare una svolta radicale alla loro esistenza, mettendo da parte le loro sicurezze e la gratificante professione di architetti in provincia di Napoli per stabilirsi nella campagna di Torchiara nel Cilento insieme con i figli. La Matta prende spunto dai Prosecco Colfondo ed è un successo incredibile anticipando, nel 2010, le attuale tendenze di gusto.
Il Kalimera di Pasquale Cenatiempo a Ischia
Ottenuto da uve biancolella in purezza è una delle chiavi giuste per capire come l’Isola Verde, nonostante i casini degli ultimi decenni, mantenga un rigore profondo, contadino, terragno. Sarà un caso che il piatto nazionale resta il coniglio all’ischitana e non una ricetta di mare? Isola di contadini più che di marinai e pescatori, un’isola abitata da montanari poco chiacchieroni e molto misurati. La piccola azienda gestita da Pasquale e dalla moglie Federica Predoni è una bella e solida realtà fondata nella prima metà del secolo scorso. Insieme hanno impresso una svolta di rigore agricolo puntando sul biodinamico e producendo vini fantastici e ricchi di personalità.

Il Vetere rosato di San Salvatore a Paestum
L’azienda di Peppino Pagano che ha fatto la prima vendemmia nel 2009. Il loro rosato nasce quasi per gioco, perché in Italia questi vini quasi non sono considerati degni di attenzione. Invece questo vino, che nasce a Giungano, piccolo paesino cilentano appollaiato sulle colline sui templi di Paestum, è passato dalle 10mila bottiglie del 2013 alle attuali 130mila e non conosce battute d’arresto. Praticamente ormai da solo assorbe un terzo della produzione aziendale. Peppino è un imprenditore di successo nel settore alberghiero e ristorativo, ma il suo sogno era dedicarsi alla viticultura e pare realizzarlo adesso che i figli si occupano degli alberghi e della ristorante la Dispensa.
Il Pallagrello bianco di Teresa Mincione a Caiazzo
La storia di un’uva dimenticata e di una ragazza che faceva l’avvocato. Dal loro straordinario incontro nasce questo bianco casertano, La Luna e il Ventaglio. Non sono uso consigliare bianchi freschi ma stavolta stappatelo e bevetelo tutto, in fondo se un vino è buono e piacevole perché aspettare prima di aprirlo? A bottiglia aperta, una chiacchiera tira l’altra e mi accorgo che si arriva ben presto al fondo in maniera facile e piacevole. Profumi agrumati e anche di frutta esotica, acidità marcata, questa versione del Pallagrello si libera abbastanza bene della stanchezza che in genere trasmette anche nelle sue versioni più giovani.
Tresinus, il Fiano di San Giovanni a Castellabate
Questo Fiano leggermente passato in legno nasce in Cilento. La proprietà di circa 20 ettari, quattro di vigneto, fu acquistata dall’avvocato salernitano Marino Corrado. Uno dei suoi tre figli, Mario, classe 1965, dopo aver studiato Architettura a Torino, decise nel 1999 di lasciare la professione, cambiare radicalmente vita e di trasferirsi qui con la moglie Ida Budetta. Una scelta radicale, in un luogo dove non arrivava la luce elettrica e senza linea telefonica, con un pastore che si credeva padrone della collina e li disturbava al punto di danneggiare il primo impianto fotovoltaico. Dove la sera bisognava fare la guardia ai vigneti insidiati da volpi e cinghiali. Insomma, una storia vera, non creata a tavolino

Colle Rotondella, il Piedirosso di Cantina Astroni a Napoli
Gerardo Vernazzaro è l’enologo che ha determinato la svolta di una delle cantine storiche che da sempre hanno prodotto il vino per la città, la famiglia Varchetta. Dopo aver completato gli studi di Enologia a Udine ha di fatto cambiato in modo radicale l’impostazione dell’azienda a cominciare dal nome, divenuto Cantine Astroni nel 1999. Insieme alla moglie Emanuela e ai cugini Vincenzo (anche lui enologo) e Cristina Varchetta ha portato avanti con decisione un progetto di riqualificazione dei vigneti in quest’area di Napoli, ben 25 ettari. Il Piedirosso con lui cambia passo e oggi è un vino leggero, bevibile, moderno, adatto alla cucina leggera.
Bilancio: un rosso da Piedirosso, due rosati da uve aglianico, cinque bianchi uno da biancolella, uno da falanghina, uno da pallagrello bianco e due da fiano. Otto scelte di vita, una sintesi della biodiversità della costa campana.