Quest’anno i nostri assaggi del Soave sono stati preceduti dall’annuncio da parte del Consorzio di un cambiamento importantissimo all’interno della denominazione. Potremmo parlare di una vera e propria rivoluzione che staccherà in maniera netta e chiara il Soave di alta qualità prodotto in collina da quello di pianura. Il primo diventerà DOCG Superiore, (utilizzando una denominazione esistente da tempo ma poco usata nella pratica) e il secondo rimarrà DOC.
La neanche tanto nascosta intenzione consortile è quella di allontanare quello che abbiamo più volte chiamato “ventre molle” della denominazione, che rappresenta circa i 2/3 degli ettari vitati, dalla parte qualitativa che da molti anni produce ottimi vini ma non riesce a far crescere in maniera adeguata il suo riconoscimento e i relativi prezzi, venendo in qualche modo “risucchiata” da quelli che possono essere definiti “Soave da Autogrill”

Noi auguriamo al consorzio di compiere in tempi brevi questa rivoluzione e di riuscire a far capire in maniera chiara che i grandi Soave ( e parliamo dei vini di almeno 35-40 cantine) sono solo parenti alla lontana di quelli prodotti con rese elevate e venduti a prezzi molto bassi.
Torneremo su questo argomento ma intanto concentriamoci sui nostri assaggi, finalmente fatti in consorzio dopo alcuni anni: la prima cosa che occorre notare è che ormai un fetta dei Soave di qualità entra in commercio dopo almeno un anno e infatti la degustazione ha visto per la metà vini del 2025 e per l’altra metà Soave di annate dalla 2024 alla 2021.
Quelli provenienti dall’ultima annata in commercio ci hanno confermato che, in linea generale la 2025 non è stata certo una grande annata ma a Soave è stata interpretata abbastanza bene: in qualche caso una certa leggerezza aromatica affiancata da una leggerezza strutturale ci ricordava l’annata non eccelsa ma alla fine oltre il 62% dei Soave 2025 ha raggiunto o superato i nostri 80 punti (lo ripetiamo sempre, per noi non sono pochi), mostrando la bravura dei produttori anche nei vini che in teoria dovrebbero essere consumati da giovani. Diciamo in teoria perché più volte abbiamo assaggiato ottimi Soave “base” con 5-10 e addirittura 15 anni sulle spalle.

Veniamo adesso ai vini di altre annate, quasi sempre etichette importanti e famose, ma qui la situazione ci ha mostrato qualche alto e basso che ci ha sorpreso; infatti accanto a tre dei quattro VINI TOP ( il quarto è un Soave del 2025) abbiamo trovato troppi vini con squilibri, dovuti all’alcol o più semplicemente ad un uso eccessivo del legno. La garganega è un vitigno che il legno può reggerlo bene ma in qualche caso ci siamo trovati davanti a vini schiacciati dalla barrique.
Tutto questo ha fatto abbassare la media dei vini con almeno 80 punti al 51% che, pur sufficiente, per la denominazione non è certo un bel risultato.
Quindi un risultato a due facce, dove i vini d’annata mostrano una regolarità qualitativa che invece è meno facile da trovare proprio tra le etichette che hanno fatto la storia di questa denominazione.