Mai più senz i Quintessenz! Da Caldaro alta gamma a prezzi umani3 min read

Quintessenz è scritto in tedesco, ma pure io riesco a capire cosa vuol dire e a “tradurlo”, come è facile tradurre in parole le sensazioni  che si provano gustando i vini della linea Quintessenz di Kellerei Kaltern, cioè Cantina di Caldaro (per chi capisce il tedesco peggio di me).

Cantina di Caldaro con il suo punto vendita

E’ facile tradurle perché la Cantina di Caldaro per fortuna non sta seguendo la linea di molte cantine sociali e aziende altoatesine, che da qualche anno producono un bianco o un rosso (o tutti e due) di altissima gamma e altissimo prezzo, quasi sempre con passaggi in legno importanti, con il risultato di creare vini molto concentrati e potenti ma forse bevibili con piacere dopo molti anni.

La linea Quintessenz (con una grafica dove la Q si trasforma quasi in un 5) invece presenta cinque vini fermi secchi più un passito da moscato, che non puntano “all’eternità” e a farti spendere cifre importanti, ma più semplicemente ad un prodotto ottimo, dove il vitigno non è scavalcato dalla voglia di stupire, elegante, piacevolissimo e perfetto a tavola anche perché acquistabile a prezzi veramente interessanti, tra i 20 e i 30 euro in enoteca.

Ognuno dei cinque+uno, cioè Pinot Bianco, Sauvignon, Chardonnay (ultimo nato) Lago di Caldaro, Cabernet Sauvignon e Moscato passito , rivela senza dubbi il vitigno di provenienza e ne interpreta le belle caratteristiche proponendo anche una maggiore complessità generale.

Li ho potuti assaggiare e riassaggiare durante una presentazione a Firenze da Luca’S, ristorante stellato centralissimo ma difficilissimo da trovare perché in una traversa di una traversa vicino alla Chiesa di Orsanmichele.

L’occasione era la presentazione dell’ultimo nato, lo Chardonnay 2023, che ha ancora bisogno di qualche tempo per permettere al legno di amalgamarsi meglio, mentre erano già prontissimi il Pinot Bianco 2023 e il Sauvignon 2023 e naturalmente il Lago di CaldaroClassico Superiore 2024, vino che mi porterei dietro sulla famosa isola deserta. Il Cabernet Sauvignon Riserva 2022 è stata l’ennesima dimostrazione di come l’Alto Adige sia diventata, grazie al cambiamento climatico, la terra eletta per questo vitigno (e per il merlot): tipicità aromatica, eleganza, buon corpo, freschezza, tannini dolci, legno equilibrato: un gran bel bere.

Del passito di Moscato posso solo dire che era profumatissimo, perché sono dovuto scappare senza poterlo assaggiare con l’attenzione che meritava.

In definitiva questi ottimi assaggi  mi hanno confermato che la Cantina di Caldaro è cresciuta molto rimanendo con i piedi per terra, perché questi vini che sono “top” nella qualità ma “light” nel prezzo rappresentano un bel modo per gustare  le caratteristiche dei vini altoatesini di alta gamma senza doversi svenare.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


LEGGI ANCHE