Vermentino dei Colli di Luni: crescita lenta ma costante2 min read

Il Vermentino dei Colli di Luni era in passato ( diciamo fino a 20-25 anni fa) un vino che aveva preso il peggio delle due regioni dove veniva e viene coltivato: dalla mia terra aveva preso la parte negativa dell’ironia e dell’autoironia toscana, cioè il non prendersi mai sul serio, mentre della Liguria metteva in mostra lo spirito sparagnino, che guardava al guadagno immediato e quindi ad una vendita estiva per turisti non certo grandi intenditori di vino ma che  svolgevano bene il compito di svuotare le piccole cantine.

Piano piano le cose sono cambiate e anche se oggi riuscire a raccogliere i vini per gli assaggi è sempre un’impresa il mondo dei produttori del Vermentino dei Colli di Luni è molto cambiato e mette in mostra situazioni che venti anni fa erano impensabili.

Una su tutte va citata perché è stata veramente d’esempio per tutti ed è la struttura che la famiglia Bosoni ha creato sull’Aurelia a metà strada tra Carrara e la Spezia: un posto dove si trova un’incredibile  selezione di prodotti gastronomici di qualità, dove naturalmente si possono assaggiare tutti i vini dell’azienda, che in qualche momento dell’anno diventa anche un luogo per la cultura ospitando mostre e eventi e dove da poco si può anche mangiare (bene!) spendendo cifre molto ragionevoli.

La vigna del Numero Chiuso della cantina Lunae Bosoni

Luoghi del genere ce ne sono pochi in Italia e nei primi tempi vederne uno nel cuore dei Colli di Luni deve essere stato come assistere all’arrivo di un’astronave marziana. Oggi quell’astronave è una macchina da guerra e questo ha sicuramente stimolato altri produttori a muoversi in direzione del mondo del vino di qualità.

I risultati si vedono nei vini, sicuramente migliorati rispetto al passato anche recente e che provano anche a spingersi oltre il “compitino” del vino bianco da turisti, sfruttando meglio le potenzialità del territorio e del vermentino. Non si parla ancora una lingua comune, specie dal punto di vista aromatico, ma sicuramente i vini che abbiamo degustato puntano alla complessità e non alla semplicità. Non tutti ci arrivano e le strade seguite sono diverse (anche l’uso del legno che deve essere compreso appieno) ma l’obiettivo è abbastanza chiaro.

Ripetiamo che non tutti sono di alto profilo ma praticamente la totalità punta a superare quella semplicità che era uno dei punti fissi del passato. Comunque quasi il 74% dei vini degustati ha raggiunto e superato i nostri fatidici 80 punti (lo ripetiamo sempre, per noi non sono pochi!) e questo è un bel segnale per il territorio, che si merita anche un Vino Top.

Insomma, il Vermentino dei Colli di Luni sta crescendo, prendendo coscienza delle sue potenzialità: lentamente, ma lo sta facendo.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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