Perché tutti sembrano avercela con le guide vini? Che succederà in futuro?5 min read

Più che nell’aria era già stato scritto e non solo da noi circa due anni, quando Enzo Vizzari pensò di “gettare il bambino e tenersi l’acqua sporca”, cioè di licenziare una squadra che fino ad allora aveva lavorato benissimo per ritrovarsi una guida vini svuotata di significato. I due anni trascorsi, nonostante la bravura dei nuovi redattori, hanno solo permesso alla situazione che si era creata di “maturare”, giungendo alla naturale conclusione annunciata in questi giorni dallo stesso Enzo. La Guida Vini Espresso diventa un’appendice alla guida ristoranti: qualcuno la vede come una chiusura, altri come un forte ridimensionamento, ma nei fatti una testata importante nel settore delle guide vini non ci sarà più e questo è quanto.

Ma non è tutto, anzi “il caso Espresso” è solo l’inizio del discorso: da tempo sto constatando che (premetto che noi facciamo una guida vini online da 12 anni e continueremo a farla) le guide vini non solo sembrano stiano passando di moda, ma pare vengano viste da un punto di vista culturale come un errore, un modo sbagliato di approcciarsi al vino.

Questo soprattutto perché (lasciando da parte le polemiche vere o false su parzialità o imparzialità)  Il modo di degustare di una guida, obbligatoriamente massivo (sempre di più, visto che aumentano ogni anno i produttori e i prodotti), è considerato sbagliato da molti commentatori del mondo del vino perché non concede ai vini il tempo di esprimersi, di essere valutati per quello che sono.

Una guida vini, per sua proprio struttura, non ha tempi lunghi di degustazione e quindi deve produrre in pochi mesi una mole incredibile di dati: a sua volta questi dati devono essere elaborati, preparati e poi editati in tempi ancora più stretti rispetto a qualche anno fa.

Una macchina del genere, sia in Italia, in Francia, o in qualsiasi altra terra enoica, funziona alla stessa maniera e oggi sembra che questo modus operandi sia superato.

Nel frattempo lo sviluppo incredibile del web ha permesso a molti, collaboratori o meno di guide, di cercare e anche trovare un proprio spazio; inoltre la critica enoica si è molto evoluta e tanto è stato scritto negli ultimi anni sul vino, approfondendo non poco il tema rispetto a quando le prime guide hanno visto la luce. E’ altresì indubbio che di un vino è sicuramente più esaustivo (non so se più leggibile e fruibile)  scrivere una o due pagine piuttosto che una riga e un voto, ma il disamore per le guide per me ha altre motivazioni.

Una potrebbe essere definita, da un punto di vista  grossolanamente psicologico, una ribellione verso la mamma di tutti se non di molti: “tutti” o “molti” hanno mosso i primi enoici passi con le guide vini ed oggi, a oltre 30 anni dall’uscita della prima, è normale voler guardare oltre,  cercare nuovi stimoli. Stimoli che peraltro si possono tranquillamente trovare in un mondo enoico molto più aperto, disinibito e frastagliato.

Ma le guide vini hanno svolto e (magari in modalità e maniere diverse) svolgeranno ciò che i molti scritti, le migliaia di recensioni enoiche sul web non riescono e non possono fare: un confronto/valutazione tra vini. Una guida distribuisce punteggi (giusti o sbagliati) ma li distribuisce: in altre parole sceglie e dichiara che un vino è meglio o peggio di un altro.

Per questo il rapporto con le guide non ha mezze misure: o vengono amate o odiate:  amate o odiate, da una parte dai lettori (e dai non lettori, quelli che si fanno dire i punteggi da altri ma le guide non le consultano per principio) perché danno punteggi uguali o diversi da quelli che darebbero loro, dall’altra dai produttori, che se ottengono grandi punteggi sono felicissimi ma quando succede l’opposto apriti cielo e spalancati terra. Sul fronte dei produttori una piccola postilla: la fascia medio alta (quella presa in considerazione dalle guide a da tutti i commentatori non guidaioli) sopporta sempre meno l’essere giudicata, valutata e “timbrata” con un voto. Solo l’autorevolezza di alcuni grandi marchi permette a questi di raccogliere campioni dalla quasi totalità  delle cantine importanti, il resto certi vini non solo non li ottiene ma non riesce nemmeno a degustarli durante le più importanti manifestazioni in giro per l’Italia, sempre perché il produttore X non vuole rischiare di essere valutato meno del produttore Y.

Insomma, sempre più produttori di vino vogliono essere valutati “a sé stante” e trovano nello sterminato mondo del vino sempre più persone che non aspettano altro che scrivere qualcosa su tizio o su caio. Magari chi scrive è bravissimo, ha molta esperienza e fa un quadro veritiero dei vini  e della cantina, ma la funzione della guida, quella di dire “Secondo noi i vini di x sono meglio di quelli di Y!”, non la svolge.

Ma a cosa serve dire che un vino di X è meglio di un altro e che i suoi vini sono meglio o peggio di quelli di Y, cioè a cosa serve una guida vini? Serve a creare curiosità, a far venire voglia di assaggiare ( o non assaggiare) un vino, serve a farsi una prima idea su un produttore, serve a scegliere chi andare a visitare, serve in definitiva a mettere in moto la voglia di conoscere. Purtroppo queste sono tutte funzioni semplici in un mondo enoico sempre più evoluto (almeno sulla carta), che ricerca spesso, dall’ incontro con un vino o con un produttore, sensazioni diverse e disparate.

Le guide vini sono come le carte geografiche, oggi quasi sostituite  dai navigatori satellitari:  ma una carta geografica è comunque l’unico modo per conoscere in poco tempo i confini, la grandezza di uno stato, le sue caratteristiche generali. Il navigatore ti porta da A a B ma non ti fa vedere il quadro generale e soprattutto non ti allena a ricercare, mentre una guida è uno stimolo, perché ti mette davanti migliaia di dati che in realtà sono punti interrogativi parlanti e dicono: “Per noi questo vino è così, tu cosa ne pensi?” Per questo sono facilmente attaccabili,  perché si espongono, danno pareri, giusti o sbagliati, ma lo fanno.

Cosa succederà in futuro? Forse, soprattutto a causa dei costi,  quello che sta già succedendo: piano piano le guide si sposteranno sul web (alcune lo hanno già fatto) e si ritaglieranno un loro spazio, affiancate dai moltissimi approfondimenti, cartacei o meno, che il mondo enoico proporrà. Diciamo che invece di rappresentare, come 15-20 anni fa, l’intero mondo del vino, rimarranno come colonna vertebrale del sistema e non mi sembra poco.

 

 

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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