Ciao Nanni!2 min read

Giovanni (Nanni) Brachetti Montorselli era un uomo di parola e lo è stato fino all’ultimo: nemmeno due settimane fa chiuse la nostra ultima telefona con queste parole “Aspetto solo la morte e spero venga presto, sarà una liberazione”. E la morte è arrivata, a portarlo via da un mondo che non riconosceva più, che non amava più.

Lui il mondo, specialmente quello chiantigiano lo aveva amato e ne era stato una colonna portante grazie all’aver lavorato al Consorzio del Chianti Classico per più di 40 anni, averlo visto crescere, cambiare evolversi assieme al territorio.

Le colline chiantigiane l’avevano visto giovane dipendente in giacca e cravatta (era sempre molto elegante) andare nelle poche cantine allora imbottigliatrici a ritirare i campioni spillandoli direttamente da botti vecchie, rischiando di macchiarsi il vestito. Non per niente il Consorzio riconosceva un’indennità di vestiario ai dipendenti perché voleva che si presentassero eleganti nelle cantine pur con il rischio, appunto di macchiarsi la giacchetta.

Giovanni, per gli amici Nanni, era un uomo all’antica, tutto d’un pezzo ed essendo alto più di un metro e novanta incuteva un minimo di soggezione, ma bastava parlarci due minuti per capire che quel suo parlare una lingua toscana forbita e ben cadenzata era la porta per conoscere un uomo ironico, sensibile, gentile.

L’ho visto l’ultima volta nel bar sotto casa sua: abbiamo fatto colazione insieme e poi, con un po’ di fatica è montato sul suo vecchio ma elegantissimo Mercedes, con il sedile adattato alla sua statura, ed è partito. Da allora solo telefonate perché non voleva che lo andassi a trovare: era stato in ospedale per un po’ e gli ultimi tempi era in una casa di riposo ma non mi ha mai voluto dire dove. Era stato chiaro “Questo è un posto brutto”.

Da anni amavo sfruttarlo per avere ricordi e commenti sul mondo del Chianti Classico: era forse l’ultimo grande personaggio di un mondo ormai scomparso, quello formato da contadini e da nobili, da figure austere, a tutto tondo, come era lui.

Ciao Nanni, grazie della tua amicizia

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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