Luci a Fiumana3 min read

Alla mia splendida spuzzolina. Per i suoi nove anni

 

Alla domanda: “Che cos’è la passione?” si potrebbe rispondere mostrando gli occhi di Chiara Condello quando parla di vino. Un insieme di ardore e di sofferenza, di coraggio e di patimento, di slanci e di timori, di desideri e di incertezze, di tentazioni e di debolezze.

Lì dentro, in quelle luminose membrane colorate di un marrone vicino alla terra, le emozioni vibrano per un paio d’ore senza fermarsi nemmeno un attimo, tradendo lo stato d’animo di una creatura letteralmente innamorata del vino.

Chiara si prese una cotta qualche anno fa, quando era poco più di una bambina, ma da donna il sentimento è ancora più forte e le pulsioni incontrollabili.

Il tutto suona come l’ennesima conferma che l’amore è una malattia al contrario.  Che più è forte e più ti illumina la vita; più è virulenta e più ti regala coraggio; più è invasiva e più ti lancia laddove osano gli angeli.

Ieri ho trascorso con lei un bel pomeriggio sulle colline di Fiumana di Predappio, nella sua immensa tenuta ben curata, a cui il grigio e la neve aggiungono tonalità meno sgargianti, più contadine, e perfino un lato eroico, come la determinazione di Chiara, che figurati se sente il freddo. Non se ne parla nemmeno.

Ce l’ho davanti e penso che il tempo non l’ha privata di una dolcezza adolescenziale e non ha cancellato qualche irresistibile ingenuità. In compenso le ha regalato delle fragilità che ne esaltano il lato femminile, rendendola più credibile nel suo ruolo di guida.

Una volta, non so dove, Kurt Cobain scrisse che non ebbe mai la fortuna di conoscere un uomo saggio. E che semmai gli fosse capitato, doveva essere certamente una donna.

Ecco, Chiara oggi è addirittura saggia nella sua follia, solida nella sua apprensione, umile nella sua caparbia ricerca dell’infinito.

Il sodalizio tecnico con Federico Staderini sta dando i frutti sperati e l’intesa lavorativa con i suoi giovani collaboratori è quello che serve per costruire il futuro.

Un futuro che è già un po’ presente, perché la macchina sembra essere saldamente in viaggio. E se le curve arriveranno, il pilota è pronto ad affrontarle.

Con Chiara ho chiacchierato e passeggiato in mezzo alle vigne, lasciandomi avvolgere dal suo entusiasmo, autentico e irragionevole.

Se continua così, pensavo tra una considerazione e l’altra, tra e un panorama e l’altro, questa diventa brava sul serio. Glielo auguro e lo auguro all’intera regione.

Intanto i vini, davvero trasfigurati rispetto alle origini, quando Condè era in mano soltanto a suo papà Francesco, mi sono piaciuti tanto, superando le attese. Anzi, senza mezzi termini, dico che l’attuale proposta è una delle migliori della Romagna intera.

Proprio strepitoso, di un livello che mai avrei osato immaginare, è il Romagna Sangiovese Predappio Riserva Le Lucciole 2015, da una parcella di viti piantate una decina d’anni fa lungo una dorsale calcarea in forte pendenza, esposta a est.

Se ne producono circa quattromila bottiglie, vendute con il marchio Chiara Condello. Un rosso toccato dalla grazia a cui sarà difficile rinunciare per chi ha a cuore i vini romagnoli (e non solo).

La luminosa energia motrice del palato si contrappone a una polpa notevole e prelude a un affinamento che sarà doveroso concedergli; il sorso è senza pace, come gli occhi di Chiara.

La trama intreccia densità e finezze in sintesi dinamica, la coda è saporitissima e il ricordo lungo, vivo di accenti e di prospettive.

Esperienza sensoriale bellissima oggi e probabilmente ancora di più tra un paio d’anni, per un vino di donna che ha un respiro universale.

Come tutte le cose nei pressi dell’amore.

 

 

 

 

Francesco Falcone

Nato il sei maggio del settantasei a Gioia del Colle, Francesco Falcone è un degustatore indipendente, divulgatore e scrittore. Dopo un biennio di formazione con Porthos di Sandro Sangiorgi, una lunga esperienza piemontese con Go Wine (culminata con il libro Autoctono Si Nasce) e due anni di stretta collaborazione con Paolo Marchi (Il Giornale; Identità Golose), ha concentrato per un decennio il suo lavoro di cronista del vino per Enogea (2005-2015). Per otto edizioni è stato tra gli autori della Guida ai Vini d’Italia de l’Espresso (2009-2016). Dal 2016 è firma di Winesurf. Deve a Federico Graziani il suo battesimo vinoso, a Alessandro Masnaghetti l’amore per questo lavoro, a Vania Valentini la svolta in direzione dell’insegnamento. Ha scritto tre libri, e altrettanti sono in preparazione. Da quattro anni cura un centinaio di laboratori di degustazione indipendenti da nord a sud dell’Italia.


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