Da Mamoiada alla Langa e ritorno14 min read

L’articolo potevamo chiamarlo anche “Quando i produttori di vino vanno in visita dai produttori di vino” che come sottotitolo avrebbe avuto “Viaggio in Langa dei produttori di Mamoiada alla ricerca del Vino” ma abbiamo preferito essere brevi, sia perché l’articolo sarà lungo e dettagliato  sia perché capirete molte altre cose solo andando avanti. Noi ringraziamo Francesco Sedilesu e gli amici produttori di Mamoiada per aver avuto l’idea di “filmare” la loro prima escursione in Langa, vedendola con l’occhio del produttore di vino. Il domandone, iniziale e finale, è “Le cose vengono viste alla stessa maniera di un appassionato?” A voi la risposta. Buona lettura.

Vigne di Mamoiada sotto la neve.

“Si va in Barolo?” Così Antonio butta lì la proposta mentre beviamo una birra agricola di Irgoli a metà estate. –

“Sentiamo Gian Maria e Giancarlo” risponde Andrea “Se loro da buoni piemontesi ci aprono la strada, ci andiamo al volo, perché per noi vignaioli di territorio sardo ci sarà tanto da imparare” puntualizza Francesco.

Giovanni e Elisabetta si aggiungono entusiasti e Osvaldo non se lo fa ripetere due volte.

In tutti noi c’è un sentimento di ammirazione per questa terra: vorremo fare del nostro paese, Mamoiada, un territorio del vino e sappiamo che  il Barolo è il territorio con maggiore tradizione che c’è in Italia (anche noi in Toscana non si scherza n.d.r.t. dove “t” sta per toscano).

Ci proponiamo comunque di non avere troppe aspettative: il grande business pensiamo abbia reso freddi e inospitali i nostri colleghi langaroli e l’accoglienza, ci ripetiamo,  non sarà come piace fare a noi quando i produttori di altrove vengono a trovarci.

Il territorio, nelle immagini che reperiamo su internet, da un lato ha un fascino impressionante con le colline ricamate di filari a girapoggio fino in cima con pendenze vertiginose, dall’altro la monocoltura della vite ci lascia un po’ perplessi. Vigneti dappertutto fin dentro i paesi, nelle rotonde  e le capezzagne  sono spesso le strade asfaltate. In certi paesaggi sembra non si sia salvato un albero.

Da noi invece i pascoli si alternano ai vigneti e il bosco la fa ancora da padrone: il nostro territorio lo amiamo così e ci proponiamo di conservarlo. Se anche raddoppieremo i nostri vigneti sappiamo che manterrà le sue caratteristiche, ma bisognerà stare attenti  a non farci prendere la  mano.

I viaggi a volte, sono utili anche per imparare come non si fa.

Proponiamo al nostro amico Gian Maria di fare una batteria di assaggi di alcuni Baroli per introdurci a questo vino: lui è entusiasta dell’idea e noi gli diamo il via per reperire le bottiglie a prezzo cantina perché alcune ormai sono inavvicinabili. A Ottobre, durante le vendemmie, ecco che arriva fresco di nave portandosi appresso sette bottiglie di  rinomati Barolo, freschi d’uscita sul mercato: annata 2013 e uno del 2010. E’ in compagnia di Tommaso che promette con le sue battute di allietarci la serata.

Con un migliaio di euro grazie a Giammy ce la siamo cavata, l’abbinamento che scegliamo non è adeguato, ma pazienza non abbiamo di meglio: solo porcetto arrosto e pane carasau, per non  rovinarci il palato con i sapori forti delle verdure.

Già dai primi assaggi siamo un po’ spiazzati, intensi profumi, grande ingresso in bocca ma poi la tendenza di tutti  è essere scarni nel finale, struttura che rimane potente e lunga ma il succo al centro palato sembra sparire: succo che darebbe piacere di beva e invece non c’è. Ci chiediamo se ci troviamo di fronte ad una ricerca di eleganza esasperata, un po’ come avveniva tempo fa nella moda con l’uso insano delle modelle anoressiche. Giriamo la domanda a Gian Maria: lui da grande conoscitore della denominazione ci risponde tranquillo “Il nebbiolo è così, bisogna farci la bocca, il suo segreto più grande è la durata nel tempo e questo ne fa un grande vino”.

Al secondo giro di assaggi alcuni si rivelano e sono più buoni degli altri ma, non ci soddisfano appieno. Decidiamo a questo punto di ritornare al nostro vino per fare un confronto, una riserva annata 2015 e, al primo assaggio tutti, compresi i nostri amici, ne siamo piacevolmente impressionati. Qui succo ce n’è tanto, ma già al secondo sorso ci rendiamo conto che in questa bottiglia di ciccia ce n’è forse troppa e risulta, in questa serata, un po’ stucchevole.

Langhe

Francesco decide a questo punto di fare un atto dissacratorio, taglio metà nebbiolo metà cannonau per vedere se riusciamo a ricostruire in un calice il vecchio regno Sardo-Piemontese, ma i due vini non si fondono e camminano, come è giusto, ognuno per suo conto. Ormai siamo avvolti nei fumi e rimandiamo il tutto a novembre: nella sua terra, siamo sicuri, questo vino si racconterà meglio.

Il tempo vola, passa in fretta una meravigliosa vendemmia che ci ha ripagato di quella cattiva dello scorso anno e  un mercoledì si parte: Multipla carica di bagagli, vino da scambiare, noi siamo sei e contenti come a Pasqua ci avviamo a prendere la nave. Francesco e Marta ci raggiungeranno in aereo domattina.

Antonio azzarda “Questa volta impareremo a fare il vino”, Osvaldo il buontempone della compagnia “Io vengo per imparare a fare i soldi” e giù tutti a creparsi dal ridere.

L’Uomo si dibatte sempre fra spirito e materia, vediamo se in terra di Barolo troveremo un punto di incontro. L’indomani, a vedere di persona le colline meravigliose che si susseguono salendo  a Monforte, non possiamo fare a meno di ammirare questa terra del vino: trattori che girano, una ruspa che prepara l’impianto di un vigneto, l’attività che amiamo emana intenso il suo fascino e noi non restiamo indifferenti.

Eccoci da Giovanni la prima cantina che visitiamo. Gian Maria e Giancarlo sono lì puntuali che ci aspettano, Francesco e Marta sono come al solito in ritardo, ma arrivano poco dopo.  Non ci saremmo mai aspettati una tale accoglienza:  Giovanni e la sua famiglia  ci accolgono con una gentilezza contadina  che ti mette subito a tuo agio, in una sala degustazione open space, bella e calda grazie anche all’opera della  caldaia a cippato che ci mostrerà dopo,  orgoglioso, e che riscalda tutta la cantina.

Vediamo i vigneti e curiosi andiamo a cercare le maggiori pendenze per vedere come fanno a lavorare perché fuori dai filari è già difficile stare in piedi, dato che si arriva fino al 40%.

I filari sono terrazzati dalle lavorazioni, bisogna stare attenti con il cingolato quando si gira nella capezzagna perché sono tanti gli incidenti ogni anno. La terra è argillosa  ricca di colloidi calcarei, le marne, terreni sedimentatisi dove prima c’era il mare. Terra compatta, è difficile smuoverla ma in queste pendenze è un vantaggio, da noi sul sabbione granitico non è possibile lavorare così.

Le attrezzature che ci mostra sono particolari: un ripper da un metro per spaccare il terreno negli interfilari ad anni alterni e poi interceppi e scalzatore a dischi. Non usano diserbo e la sostenibilità è anche per loro un impegno inderogabile. In tavola formaggi e salumi in abbondanza e per iniziare il vino del contadino, il Dolcetto. Vino semplice e piacevole alla beva. Prima si beveva e si vendeva questo vino mentre  il Barolo lo si regalava ci dicono; questo fa pensare. Il contadino beveva, oggi nel mondo del vino si degusta e questo immancabilmente altera i valori in campo.  Arriva la  Barbera, noi ne siamo da subito impressionati e lo saremo per l’intero viaggio, per la sua bevibilità che è un’esplosione di frutto e freschezza in bocca che non finisce mai.

Vogliamo scoprire il vino del territorio e questo vitigno ci sembra essere un buon compromesso tra la semplicità del Dolcetto e la beva difficile del Nebbiolo  che si conferma anche in questo assaggio. Ci convinciamo, come dice Gian Maria, che  non si tratta di un esercizio stilistico esasperato, ma è semplicemente un vitigno difficile da vinificare perché, è complesso tenere “vestito” con la succosità necessaria, il suo scheletro tannico.

Barbera

I vini di Giovanni sono buoni e con ottimo rapporto qualità-prezzo.  Andiamo via ringraziando di cuore lui e la sua famiglia macon due grandi punti interrogativi: saranno tutti così gentili i produttori e troveremo un Barolo che riesca a chiudere il cerchio della beva?

Il pomeriggio Fabio, con una cantina da sogno fin dal cancello d’ingresso che per un attimo ci intimorisce, ci accoglie come meglio non si può. Il vino bevuto fa già il suo effetto e vista l’umiltà di Fabio e suo padre Guido che ci raggiunge, commentiamo con loro, in libertà, i vini in degustazione. Stappano anche un Barolo del 99, orgoglio di Guido che sornione aspetta il nostro assaggio. Mano diversa, si sente,  non sappiamo se il fare o il tempo abbia influito maggiormente  per renderlo più piacevole alla beva e qui, scambiandoci tra noi  sguardi di approvazione, iniziamo a fare amicizia con il re della denominazione.

Simpaticamente ci fanno assaggiare qualche campione alla cieca prendendoci alla sprovvista visto che, ci rivelano dopo, sono dei Cannonau dei nostri territori purtroppo per niente in forma, complice anche un tappo. A questo punto portiamo una bottiglia dalla macchina, la apriamo subito e questa racconta meglio la nostra terra. Vini eleganti e perfetti i loro, usano prevalentemente legni piccoli. Facciamo così conoscenza dei Barolo Boys.

Dopo questa visita il territorio ci ha già conquistato: i produttori sono speciali, parlano sempre di territorio già con la bottiglia Albeisa, che troveremo dappertutto, inoltre non parlano male l’uno dell’altro, più che altro evidenziano tendenze negative che non aiutano la denominazione.

La giornata è finita, già nevischia, ci mettiamo in viaggio verso la Morra e arrivati andiamo a mangiare da Ito che ci serve l’insalata russa e l’uovo con la fonduta e il tartufo, specialità tipiche piemontesi. La neve fuori è ormai alta 20 centimetri, riusciamo a fatica con il nostro barcone a percorrere i tornanti in discesa fino a Barolo per andare a dormire.

L’indomani il panorama che ci accoglie ci lascia senza fiato, la  neve arrivata anzitempo ha addobbato i vigneti attaccandosi  alle foglie non ancora caduche. Eccoci di nuovo a Monforte, l’occasione di una trattativa d’acquisto di una diraspatrice  ci porta  da Renzo, anziano produttore che ha fatto la storia di questo borgo, salvandone da amministratore il centro storico,quando ancora in pochi intravvedevano il possibile sviluppo del territorio. Piccola cantina un pò come le nostre: ci accolgono in sala con la moglie e, piano piano degustando i vini si crea tra noi l’amicizia.  La Barbera giovane corona questo incontro.

Scambio rituale della bottiglia  e corriamo  per il secondo appuntamento poco distante. Gian Maria, Francesco e Marta vanno a visitare una cantina diversa dal resto del gruppo, dopo ci racconteranno di una calorosa accoglienza da parte di Andrea e di Giuliano suo padre. Particolarità della loro azienda è l’uso dei rotomaceratori con fermentazioni molto veloci di 5/7 giorni, l’affinamento è in barriques. Assaggio di tutti i vini che sono molto buoni, a colpirli particolarmente è  L’Insieme, progetto comune di 7 produttori che finanziano con questo vino blend, iniziative per la valorizzazione del territorio.

Noi nell’altra azienda  facciamo anticamera accolti da una gentile collaboratrice in una saletta stile minimal. Veniamo introdotti in una seconda sala in stile classico per la degustazione e la signora ci descrive, nel plastico della denominazione, la posizione dei vigneti aziendali e loro caratteristiche. Ecco Roberto, il produttore: entra nella stanza e con fare caratteriale, asciutto ma cortese, ci porta a vedere la cantina che ci impressiona per gli spazi e le attrezzature disposte e tenute con cura maniacale. Una bottaia monumentale, pulitissima. Roberto risponde gentile a tutte le nostre domande, anzi aggiunge e puntualizza se serve, senza fretta. Eccoci al vino.

Con lui, disponibile e preparato, proviamo a porre i nostri dubbi sui vitigni : “Qual è oggi il vino del territorio?”, il Barbera o il Nebbiolo in riferimento alla “beva del contadino” diremo così. Lui naturalmente ci dice che ama tutti e due i vitigni, ma è d’accordo con noi che al vino non devi anteporre il suo pedigree e neanche il tempo di invecchiamento deve essere una scusante: quando apri la bottiglia deve essere piacevole alla beva, seppure il tempo lo renderà migliore e, ci assicura che anche con il Nebbiolo questo è possibile. All’assaggio dei suoi vini ci rendiamo conto che effettivamente si può riuscire  nell’intento e quindi siamo di fronte a un nuovo ribaltamento di visione del vino di questo territorio: Barbera meravigliosa, Nebbiolo da Barolo ottimo e in più eterno.

Lo salutiamo contenti  ringraziandolo per la sua disponibilità, lasciandogli una nostra bottiglia e invitandolo, come abbiamo fatto con tutti i produttori, a venire a trovarci.

Gian Maria e Giancarlo ci lasciano, ci hanno introdotti al territorio possono ora tornare ai loro impegni, salutandoli li ringraziamo di cuore.

Via di corsa! La visita è durata tantissimo e quasi voliamo per andare dall’’altra cantina a Serralunga D’Alba di cui, l’amico Dante ci ha procurato l’appuntamento. Ci accoglie Franco, uno dei  titolari dell’azienda. Che dire, siamo impressionati della disponibilità di questi produttori: non se la tirano per niente. Gentilissimo ci descrive il territorio sul plastico utilissimo che tutti hanno, produttori, enoteche e ristoranti, facendoci visualizzare bene le sue caratteristiche. Cantina storica molto bella, le botti di fattura italiana, le più grandi che abbiamo visto nei due giorni. Vini molto buoni, classici: ce li fa assaggiare tutti. Lasciamo una bottiglia, saluti e l’invito anche per Franco a venirci a trovare.

Sempre più ci rendiamo conto di avere come termine di paragone la Barbera, che non se ne dolga il re, l’abbiamo  eletta tutti regina di questa terra e non crediamo meriti il trattamento che le riserva il mercato. abbiamo rilevato il prezzo del Barolo fino a 17 volte superiore, all’uscita nella stessa cantina,  rispetto alle  Barbera più importanti.

La sera eccoci in Barolo in un’ osteria nella piazzetta: ci accoglie Maurilio che simpaticamente, facendoci sentire come a casa,  ci guida nel scegliere le pietanze. Per iniziare un mix di assaggi di stuzzicherie tipiche in attesa del primo a cui non arriveremo mai per esaurimento degli spazi: notevole il vitello tonnato. Ciò che ci colpisce sono i prezzi dei vini, meno che in enoteca e noi ne approfittiamo per fare un ripasso degli assaggi più importanti fatti nella giornata, però in modalità “bevuta”, visto che i nostri letti sono lì ad un passo.

Sabato mattina via a Barbaresco, una puntata veloce prima di incamminarci dopo pranzo verso l’imbarco.

I fratelli Marco e Vittorio e le loro famiglie ci accolgono. Conosciamo già i loro vini: gentilissimi ci fanno visitare la cantina e poi degustazione dei vini, molto buoni. Cascina d’altri tempi la loro, hanno tanti vecchi attrezzi da poter fare un museo e la nuova ala della cantina è veramente molto bella. Famiglia contadina ma molto indaffarata con visite dei clienti e tante cose da fare. Acquisti, scambio bottiglia di rito, saluti e solito invito.

Scappiamo un po’ di fretta ma non abbiamo altri appuntamenti, una cantina importante ci ha negato l’appuntamento giorni prima motivandolo con “Non facciamo visite cantina ad altri produttori”.  Vogliamo però camminare per il territorio, renderci conto se ci sono differenze con l’altra denominazione importante, Barbaresco. Eccoci nel piccolo paese invaso da macchinoni, targhe italiane ed estere, difficile trovare un parcheggio. I visitatori girano con il calice appeso al collo,  bancarelle con prodotti tipici, il miele e le nocciole. Abbiamo già notato che tutti i fondovalle sono impiantati a nocciolo. Chiediamo a un dipendente del comune  se ci sia una manifestazione e ci risponde che non ci sono manifestazioni particolari in questa giornata.

Notiamo tanti luoghi di tasting aziendali e enoteche gestiti da operatori con fare professionale. Sembra, a uno sguardo così frettoloso, che vi siano effettivamente delle differenze tra i due territori nell’approccio al vino.

Siamo partiti da Barolo alle nove e trenta: lo abbiamo lasciato assonnato a godersi il giusto riposo del fine settimana allungato dalla neve.  Pur con tanti problemi di cui i produttori ci hanno parlato, (prezzi dei terreni alle stelle, il rischio che  gruppi finanziari accentrino nelle loro mani enormi superfici trasformando la denominazione in una holding) ci sembra conservi  l’anima del contadino e speriamo la conservi a lungo perchè è un bene prezioso per tutta l’umanità, bene che nessun ente può tutelare se non l’amore dei produttori per se stessi, per  il loro vino e la loro terra.

Gli amici produttori di Mamoiada.

Torniamo a casa certi di una direzione precisa da percorrere per il nostro territorio: non un punto di incontro statico tra spirito e materia, magari frutto di compromesso a favore di un’utilitaristica immagine, ma compenetrati  e vivi come nel vino genuino. Per essere più chiari, da buoni contadini continuiamo a fare la vita che ci piace fare, continuiamo a fare  il vino che da sempre ci piace bere, i soldi necessari arrivano e arriveranno, non ci dobbiamo preoccupare.

Ringraziamo le cantine che ci hanno ospitato, Giovanni Rocca, Conterno Fantino, Renzo Seghesio, Giacomo Conterno, Corino, Massolino, Adriano Marco e Vittorio.

 

Le foto (le migliori, naturalmente) sono quasi tutte dei nostri amici di Mamoiada.

 

Francesco Sedilesu

Francesco Sedilesu è sardo, di Mamoiada. Produttore di vino ma anche penna profonda e grande conoscitore della sua isola.


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