Bianchi Alto Adige 2016: eccovi i risultati finali3 min read

E dopo aver parlato di Supertirol e presentato i risultati di alcune tipologie di bianchi altoatesini (sauvignon, pinot bianco, chardonnay, riesling-sylvaner-veltliner), mettiamo adesso in campo l’intero pacchetto dei nostri assaggi altoatesini in bianco (per le schiave ed i rossi  aspettiamo che rinfreschi).

Prima però dobbiamo sottolineare alcune cose, una in particolare collegata con il discorso dei Supertirol ed è un lieve ma generalizzato aumento dei prezzi dei vini altoatesini.

Terlano strada del vino Alto Adige

I vini dell’Alto Adige hanno sempre avuto un ottimo rapporto qualità-prezzo e quindi non dobbiamo scandalizzarci se dei buoni vini costano un po’ di più; quello che ci fa alzare le antenne è che accanto all’aumento dei prezzi non abbiamo trovato un equivalente aumento generalizzato della qualità. In altre parole tra i vini molto buoni e gli altri (questi “altri” sono comunque prodotti di buon livello, non certo vini da scartare) si è allargata leggermente la forbice e questa non è certo una buona notizia per chi è abituato a bere bene altoatesino  spendendo il giusto. Lo dimostra anche il fatto che non molti vini hanno ottenuto il nostro simbolo per il buon rapporto qualità-prezzo.

Accanto al prezzo pare sia aumentato anche il peso delle bottiglie: speriamo che questa moda non dilaghi perché una delle cose buone dell’Alto Adige è sempre stato il peso ridotto delle bottiglie, cioè il privilegiare la vendita di vino alla vendita di vetro.

Se aumenta il peso delle bottiglie può voler dire (dietro anche al discorso Supertirol) che un certo tipo di marketing, basato sull’immagine e non sulla sostanza, sta invadendo la regione e sicuramente questo non è un bene. Speriamo che i produttori si rendano conto che sono arrivati ad essere quello che sono grazie a buoni vini schietti, immediati, riconoscibili, a prodotti “di sostanza”, che ben poco hanno concesso ai lustrini e ai costi del marketing.

Ma veniamo adesso a parlare di vino-vino, cominciando dai gewürztraminer 2016  che sono stati forse la sorpresa più piacevole dei nostri assaggi. Finalmente gli zuccheri sono diminuiti ed i vini ne hanno guadagnato in bevibilità e eleganza. Tutto questo, per fortuna senza pregiudicare le gamme aromatiche, anzi in molti casi rendendole più complesse e nette. Anche il corpo non ne ha risentito e non si percepiscono note amare nel finale, fino a poco tempo fa caratteristica non certo molto positiva del vitigno. Ce ne sono ancora una bella fetta di rotondi e corpulenti, ma anche questi sono meno eccessivi che in passato. Siamo veramente felici di questo miglioramento (che ha toccato anche i cugini trentini, come vedremo tra qualche giorno) che rende il GW un vino meno da “happy hour”, più completo e complesso.

A proposito di aromatici e semiaromatici ottimi risultati abbiamo avuto dai non molti kerner  2016 in degustazione: mediamente vini con bella struttura e sapidità, lunghi e piacevoli e senza quella “voglia strana” di scimmiottare i GW dal punto di vista aromatico.

Anche i müller thurgau 2016hanno dato buoni risultati, con gamme aromatiche più costanti e precise ed un corpo di buon livello.

A proposito di corpo, come accaduto da altre parti (vedi Friuli, tanto per darvi un’anticipazione) i pinot grigio ci hanno veramente sorpreso per corpo, grassezza, profondità e eleganti gamme aromatiche. Vini assolutamente non scontati, con buone possibilità di maturazione, che danno dei punti al più “nobile” chardonnay. Attenzione però che questi risultati non si  ottengono con rese da “superdoc interregionali”, questo tanto per capirci…

Gli uvaggi come al solito non sono nelle nostre corde e difficilmente riusciamo a trovargli  un senso. Naturalmente le eccezioni ci sono ma una rondine non fa primavera.

In definitiva, se volessimo dare un voto ai bianchi altoatesini del 2016, tenendo conto anche di quanto scritto riguardo agli altri vitigni degustati, questa sarebbe la nostra classifica.

Gewürztraminer 8.5 +

Pinot Bianco 8.5

Kerner 8

Pinot Grigio 8

Sauvignon 7.5

Müller thurgau 7.5

Altri vitigni 7

Uvaggi 5.5

Chardonnay 5.5

 

 

Hanno partecipato alle degustazioni Gianpaolo Giacomelli e Pasquale Porcelli.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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  • Darren

    Interessante articolo, per me poi che adoro l’Alto Adige, ma vorrei dissentire sulla questione del prezzo: I Vini altoatesini sono sempre costati un pelino più degli altri, difficile trovare un buon vino oramai a meno di 10/12€. E parlo dei base. Riserve, uvaggi ect sono sempre costati un botto. Certo, la qualità si paga ma mi ricordo un giovanissimo produttore che l’anno scorso uscí col suo primo vino (pinot bianco) e costava in cantina 25€. Tanto per dire.

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