Pochi giorni dopo che mio babbo Sergio se ne era andato, era il Novembre del 2000, mi balenò in testa il pensiero che tutto quello che aveva fatto nella sua vita per noi, per Montevertine e per sé stesso non poteva venire tramandato in futuro solo a voce. Bisognava scrivere, bisognava mettere nero su bianco una storia che meritava sicuramente di essere raccontata.
Più di una volta ho cercato un inizio, un aiuto, un contatto con qualcuno che se ne potesse far carico, ma poi i doveri lavorativi, la vita di tutti i giorni con i suoi problemi, la famiglia, mi hanno sempre distratto e fatto (colpevolmente) rimandare la questione.

Lui era bravo a scrivere, si divertiva molto nel farlo e, specie negli ultimi anni della sua vita, aveva la giusta dose di tempo libero per occuparsene, quella che io ancora purtroppo non ho. Ma mi rendo conto che ormai sono passati venticinque anni dalla sua scomparsa, quindi è arrivato il tempo di agire.
Chi trova un amico trova un tesoro, così si dice. E io l’amico l’ho trovato.
Si chiama Carlo Macchi, è nato a Poggibonsi come me, mio babbo e mio nonno. Scrive, e aggiungo molto bene, di vino. Un giorno chiacchierando del più e del meno mi chiede chi secondo me sarebbe meritorio, fra i vignaioli storici toscani, di un libro. Da giovane giocavo a baseball, non mi sono mai spaventato di prendere la palla al balzo. La risposta è stata quindi immediata: “Ma mio Babbo, che diamine!”
Penso di aver fatto felice una persona, almeno osservando la sua espressione appena dopo aver pronunciato queste parole.
Sono passati diversi mesi da questo incontro, siamo ancora agli inizi ma il libro verrà fuori. Ci vorrà pazienza, questo è certo, ma varrà la pena aspettare. Sergio ha da raccontarvi molte cose, grazie Carlo per dargli voce.
Martino Manetti

E’ andata proprio così! Ero da Martino e mi venne da chiedergli qualche nome di produttore chiantigiano importante su cui poter scrivere. Lui ci pensò un attimo e poi disse “Mio babbo!” (il “che diamine” non lo ricordo perché ero rimasto folgorato dalla, pur logica, risposta)
E’ nata così l’idea di scrivere un libro sulla vita di Sergio Manetti e di farlo senza fretta.
Per questo ne parliamo oggi, dopo diversi mesi che assieme a Martino stiamo raccogliendo testimonianze e che sto mettendo assieme racconti, momenti, letture, sensazioni, ricordi e storia vissuta, il tutto attorno a quella certezza mondiale che è oggi Montevertine e al suo inventore, Sergio Manetti.
Dopo questi mesi di “ricerca e di rodaggio” posso dire con certezza ciò che il libro non sarà: non sarà solo la storia di un’azienda, della sua nascita e consacrazione, non sarà solo la storia di un uomo che si è scoperto produttore di vino.
Questo perché Sergio Manetti è stato un uomo che sia prima, sia mentre creava e gestiva Montevertine aveva e coltivava mille altri interessi. Prima era stato industriale e commerciante ma anche direttore di scuola, rappresentante di commercio e addirittura, lui poggibonsese, Capitano di una storica contrada di Siena. Da giovane aveva condiviso gli ideali del Partito Comunista Italiano per poi incorniciare la lettera con cui veniva radiato dal partito. Era un accanito lettore sia di classici che di opere moderne, collezionista, editore, aveva una cultura e una curiosità a 360°: amava la fotografia, la pittura, la scultura e naturalmente il buon vino, il buon cibo e, non ultime, le donne. Era anche scrittore e, oltre ai testi che ci ha lasciato, la sua collaborazione di anni con La Repubblica ne è testimonianza.

Da un uomo così non poteva nascere una “semplice” cantina e quindi non ci si può fermare a parlare solo delle vigne e dei vini di Montevertine, azienda che ha vissuto appieno tutti i cambiamenti epocali del vino toscano, dalla fine della mezzadria nel 1967 al grande boom degli anni ’90 del vino toscano e alla consacrazione attuale.
Sarà quindi una storia che non si fermerà ai confini di quel territorio che Sergio è riuscito a far conoscere nel mondo ma proverà a far capire una mentalità vincente, un uomo che ha amato la vita e ha ricevuto, usando le sue parole “Le gioie date da un affetto, da un amore, da un’amicizia, dal lavoro, da una buona lettura, da un bel quadro, da una buona musica, da una buona cena, da un buon vino”.
Quando uscirà il libro? Essendo perfettamente d’accordo con Martino mi permetto di usare una frase di Giulio Gambelli, l’amico di una vita (facevano i balocchi insieme davanti ai negozi dei loro genitori nella via centrale di Poggibonsi) e che poi ha dato un contributo basilare ai grandi vini di Montevertine. Giulio diceva che “Il vino esce quando è pronto” e così questo libro farà lo stesso, uscirà quando sarà pronto.
Intanto ringrazio Martino per avermi dato la gioia di poterlo scrivere.