Riparbella: sette bei vini sposi di sette idee non sorelle3 min read

L’invito dell’Associazione Vignaioli delle Colline di Riparbella, citava la presentazione dello studio geopedologico a cura del dott. Francesco Luzio Bruno. Il geologo ha infatti illustrato in modo dettagliato come il territorio di Riparbella vanti una varietà di suoli e caratteristiche microclimatiche che possono diventare chiave interpretativa dei vini prodotti dalle 7 cantine associate: Podere La Regola, Duemani, Tenuta Pakravan Papi, Colline Albelle, Tenuta Prima Pietra, Urlari, Tenuta La Cava.

Uno studio coerente con la direzione che denominazioni e aree vitivinicole hanno adottato da alcuni anni, ovvero stuzzicare il winelover esperto non solo con blend o vitigni, bensì con l’unicità espressiva che zone e microzone possono portare nel calice. E potremmo dire che nella degustazione a Palazzo Portinari a Firenze abbiamo fatto un nodo al fazzoletto per mantenere l’attenzione sul lavoro di queste sette cantine nei prossimi anni, in attesa di poter aver un termine di paragone tra almeno un vino di ogni cantina per annata e blend o uvaggio e forse affinamento.

Tornando a quando abbiamo assaggiato sette etichette tra quelle attualmente in commercio scelte dai produttori quello che è emerso sono le sette nette personalità delle cantine, con pochi punti di contatto oggi nello stile produttivo ma molta bellezza nei calici.

La degustazione è stata guidata da Cristina Mercuri, Wine Educator e da pochissimo prima donna Master of Wine in Italia, che ha accompagnato la lettura dei vini senza far abbassare mai la guardia ai degustatori della stampa in sala.

I sette vini, tutti integri e piacevoli, oggi non sono ambasciatori di un territorio bensì ambasciatori di un modo di lavorare, di proiettare il mondo vino verso l’esterno, di attrarre in modi ‘personali’ col bicchiere.

Ecco un sintetico approccio ai sette vini.

Siamo partiti col progetto low alcool del 100% Sangiovese di Colline Albelle (Ingiove 2024 –  24 euro) nato da un lavoro in vigna e non in cantina, dove lo stupore del palato attraversato dalla vividezza del Sangiovese si equilibra con l’idea di un progetto audace e un naso frizzante.

Soleterra 2023, 100% Sangiovese de La Cava (22 euro) racconta il vitigno toscano in modo maturo, elegante.

Il Cabernet Franc 100% 2021 de La Regola (70 euro) ha in dote la tipicità del vitigno, declinato con intensità e parte salina.

Duemani di Duemani, di nuovo Cabernet Franc 100% 2021 (140 euro), famoso per il progetto biodinamico ante litteram, è invece pieno, fitto nei sapori.

L’Urlo 2020 di Urlari, un Merlot 100% (38 euro) stupisce per la freschezza del vitigno evergreen per antonomasia.

Prima Terra 2021 di Tenuta Prima Terra (45 euro) è uno dei due blend che abbiamo assaggiato: Merlot 50%, Cabernet Sauvignon 35%, Cabernet Franc 15%. Anche qui freschezza, bevibilità, nonostante la consistenza del vino, con una deliziosa nota di liquirizia.

L’altro blend della batteria è stato quello di Pakravan Papi, con il Cancellaia 2021 (35 euro) Cabernet Sauvignon 70%, Cabernet Franc 35%, dall’anima più ruvida che facendo coppia con i lieviti indigeni, delinea una personalità stuzzicante.

Mi capita che conoscenti o neofiti con la voglia di farsi sedurre dal nettare rubino mi chiedano un rapido consiglio su cosa stappare tra amici: per lasciare il gusto della scoperta a volte rispondo per denominazioni quando conosco il livello qualitativo uniforme di queste. Aggiungo alla mia lista delle associazioni, non mentali bensì di vignaioli, Riparbella, certa che anche una scelta a scatola chiusa non deluderà.

Barbara Amoroso Donatti

Appassionatissima di vino e soprattutto “liquidi con qualche grado in più”. Punto di riferimento del giornale per tutto quanto riguarda il mondo dei superalcolici.


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