Come ho scritto qui parlare di un comune denominatore nella DOC Langhe è impossibile. Si vede bene nella mappa qua sotto fatta da Lavinium (che ringraziamo): si tratta di ben 96 comuni che comprendono Langhe, Roero e non solo. Terreni che cambiano costantemente, altimetrie, climi e last but not least, la mano dei produttori.

Se a questo ci aggiungiamo che abbiamo preso in esame le sette uve bianche permesse dal disciplinare (Arneis, favorita, nascetta, riesling, sauvignon, chardonnay, rossese bianco) e i blend autorizzati con la menzione Langhe Bianco, la situazione diventa ancora più intricata e alla fine conviene che il bicchiere parli da solo perché trovare un filo conduttore e quasi impossibile.
Un’occhiata al disciplinare
Alcuni spunti interessanti ci arrivano però dal disciplinare che prevede rese massime che variano tra i 100 e 110 quintali per ettaro che sono in linea con le denominazioni in bianco qualitativamente più importanti d’Italia. Inoltre l’acidità minima prevista è di 4.5 gr/l (anche per il Riesling…).

Quindi, dando per scontate le differenze tra vitigni siamo di fronte a vini che puntano alla qualità e all’interno di questa a bianchi non verticali ma con corpo e potenza abbastanza accentuata, ovviamente dove il vitigno lo permette.
Vogliamo comunque vedere questi assaggi non tanto come una presentazione esaustiva dei Langhe Doc in bianco ma come uno spaccato di quello che può dare il territorio. Per questo non presenteremo gli assaggi vitigno per vitigno ma cercando di trarre qualche indicazione più generale: quelle particolari le troverete andando a consultare i nostri assaggi che, dobbiamo ammettere, hanno visto alti e bassi che non ci saremmo aspettati.
Alti e bassi qualitativi non proprio previsti
Partiamo dai bassi con un 21% di vini (praticamente da tutti i vitigni) che hanno mostrato difetti più o meno evidenti e questo se non è mai giustificabile lo è ancor meno in un terra dove la qualità è un vero e proprio marchio di fabbrica. Sul fronte opposto, quello dei voti sopra agli 80 punti (per noi non sono pochi, lo ripetiamo sempre) siamo al 52% del totale, che non è certo un risultato di cui andare fieri perché vuol dire che solo la metà dei vini ha una qualità “consigliabile”. La qualità di questo 52% tocca praticamente in maniera uguale tutti i vitigni con due eccezioni. Una per la Favorita, che nella sua semplicità ha piacevolezza e giusta freschezza e la seconda per il Riesling che pare essersi adattato molto bene, anche in zone completamente diverse tra loro: non per niente l’unico VINO TOP è un riesling, riassaggiato anche più volte, che quindi ci sentiamo di consigliare senza se e senza ma.

Interessante notare che tra i migliori 15 vini solo tre sono dell’annata 2025, in particolare due Favorita e una Nascetta, il che ci porta a consigliarvi di puntare, specie per i vitigni internazionali come chardonnay, sauvignon e riesling, su vini con almeno uno due anni sulle spalle. Questo anche perché, specie per i Langhe Bianco, l’uso del legno e abbastanza importante anche se molto meno marcato che in passato.
Nascetta, arneis e soprattutto favorita il legno non lo vedono o lo vedono pochissimo e questo non è certo un male. Due parole in chiusura sulla Nascetta, vitigno riscoperto da poco e per questo poco piantato: proprio perché i produttori sono pochi ci saremmo aspettati una maggiore omogeneità, specie aromatica.