Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica: che il Signore ce li conservi!6 min read

Ogni anno, quando assaggiamo Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica, rimaniamo regolarmente sorpresi da vari fattori, uno su tutti ill prezzo basso di questi vini che unito ad una qualità quasi sempre molto alta li pone ai massimi livelli nel rapporto qualità/prezzo (e non solo!).

Mettendoci poi nei panni dei produttori ci domandiamo come possa 2+2 fare 10, nel senso che ogni anno, da quasi trenta anni, il Verdicchio è uno dei vini meno cari e più buoni d’Italia, fatto probabilmente da viticoltori che vivono mangiando aria e bevendo acqua dell’Esino, perché altrimenti non si spiega come possano, anno dopo anno, proporre grandi vini da invecchiamento a prezzi che quasi sempre non superano i 15 Euro in enoteca, e “piccoli grandi” vini da bere subito ma che possono anche maturare nei 3-5 anni a cifre attorno ai 7-8 Euro.

Ormai sappiamo che questa domanda rimarrà senza risposta però continuiamo a farcela, come continuiamo, con notevoli difficoltà organizzative, a richiedere campioni di Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica direttamente alle cantine, perché purtroppo le strutture associative presenti in zona non muovono un dito per aiutarci nel nostro lavoro.

Anche quest’anno però la risposta dei produttori è stata incoraggiante e questo può solo voler dire che Winesurf è considerata una guida e un giornale affidabile: per questo li ringraziamo!

Verdicchio dei Castelli di Jesi (Classico e non)

Ma veniamo ai vini: di scena la vendemmia 2025, certamente non tra le migliori degli ultimi 5 anni, combattuta tra temperature estive alte e piogge nei momenti peggiori. In effetti i Verdicchio dei Castelli di Jesi (Classico e non) che abbiamo degustato spesso hanno mostrato una  leggerezza al palato, una mancanza di concentrazione che da anni non riscontravamo. Sono vini che vanno in commercio con prezzi tra medi di 7-8 euro, però in annate passate trovavamo un “grip”, una sufficienza pienezza al palato che quest’anno è spesso mancante. I nasi sono puntati maggiormente su note floreali anche se in diversi casi abbiamo trovato vini che devono digerire l’aggiunta di solforosa all’imbottigliamento. Probabilmente da settembre saranno più armonici e gradevoli, però non siamo certo di fronte, per i Verdicchio dei Castelli di Jesi (Classico e non), ad un’annata da ricordare anche se, pur non essendoci nemmeno  Vino Top, la media dei vini che hanno raggiunto o superato gli 80 punti (per noi non sono pochi, lo diciamo sempre) sia del 58%, che per la vendemmia 2025 è superiore a tante altre zone. Quindi, pur non essendo contentissimi dei risultati dobbiamo ammettere che i verdicchio base hanno avuto una “resilienza” quasi naturale, considerando il fatto che ormai le partite migliori di uve vanno nei Superiore e nelle Riserva.

Verdicchio di Matelica

Finalmente siamo riusciti ad avere un numero minimo di vini da questa denominazione che ci permette di valutarli a parte e questa valutazione è indubbiamente positiva. I Matelica 2025 hanno una sobrietà aromatica di ottimo livello, con profumi che puntano al floreale ma spaziano anche su note fruttate e sentori di frutta secca. In bocca hanno buon nerbo e corpo più che sufficiente. I pochi campioni di altre annate parlano una lingua antica ma attuale, quella che vede al naso erbe officinali associarsi a note mandorlate e in bocca  una sapida pienezza che è sempre stata una caratteristica del vitigno. Tutti i vini degustati sopra agli 80 punti e ben tre Vino Top stanno a testimoniare di una realtà che andrebbe seguita con maggiore attenzione.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore

Oramai, per fortuna, la stragrande maggioranza dei vini di questa tipologia entra in commercio almeno un anno dopo e quindi nei nostri assaggi abbiamo trovato più 2024 e 2023 dei 2025 e anche se il migliore dei nostri assaggi appartiene a l’ultima vendemmia la parte del leone dal punto di vista qualitativo l’hanno fatta i 2024. Ma iniziamo dai 2025, che in molti casi sono realmente due gradini sopra i Classico della stessa annata: non tanto dal punto di vista aromatico quanto grazie ad una struttura di bocca più concreta e potente, guidata da una sapidità importante e succosa. Ormai dobbiamo prendere atto che nel mondo del Verdicchio dei Castelli di Jesi la forbice tra i Superiore e i base è sempre più ampia e per questo è basilare un disciplinare che li divida dal “resto del mondo”, per permettergli anche di poter puntare a prezzi che almeno si avvicinino alla grande qualità media dimostrata. Vi faccio un esempio confrontando i risultati dei Superiore 2025 con quelli dei Classico 2025: nel secondo caso, come detto sopra, siamo al 58% di vini sopra agli 80 punti mentre i Superiore 2025 superano addirittura l’83%! Ormai bisogna ammettere che stiamo parlando di due vini che, dal punto di vista sia del mercato che qualitativo, sono diversi e devono puntare su target diversi altrimenti non potranno mai crescere (separatamente) nel modo giusto.

Ma torniamo ai Superiore, prendendo in considerazione quelli delle altre annate, dalla 2024 alla 2022: il bello dei Superiore è che, anno dopo anno, mostrano sempre le qualità del Verdicchio, cioè pienezza, complessità e profondità al palato, che unita profumi spesso su note floreali e di erbe officinali, caratterizzano in maniera netta la tipologia e il vitigno. Quest’anno abbiamo trovato in alcuni ottimi 2024 e 2025 una specie di “ritorno al passato” cioè a dei sentori mandorlati (che per noi non sono precursori di ossidazione) che ci riportano ad alcuni grandi  Verdicchio di 20-25 anni fa.

In generale siamo stati molto soddisfatti dei Superiore e lo dimostra il fatto che abbiamo premiato con Vino Top ben 11 vini e che la media di quelli sopra agli 80 punti è di quasi l’84%, percentuale che si sognano le più grandi denominazioni, in bianco o in rosso, italiane.

Per questo affermiamo senza alcun problema che il Verdicchio di Jesi Classico Superiore è una delle tre migliori denominazioni italiane in assoluto e che  nel rapporto possibilità di invecchiamento/prezzo è forse al primo posto.

Castelli di Jesi Verdicchio Riserva

Anche se non ci ha quasi mai convinto in pieno quest’anno dobbiamo ammettere che ci siamo trovati davanti a vini meno spinti, meno marcati dal legno, più dinamici. Questo dimostra che i produttori hanno capito che nel Verdicchio la potenza c’è ma bisogna ricercare l’equilibrio. Due Vino Top sono un segnale più che positivo.

In chiusura

Se per assurdo  il Verdicchio Classico Superiore cambiasse nome, zona e diventasse “Borgogna Bianco” qualsiasi  bottiglia non si venderebbe a meno di 200 Euro! Scherzi a parte anche quest’anno i Superiore ci hanno lasciato a bocca aperta per potenza, complessità riconoscibilità e possibilità di invecchiamento. I Classico invece ci hanno un po’ deluso ma forse è solo il segnale di una denominazione che punta in alto e sempre meno al mercato estivo, immediato. Buoni segnali anche dalle Riserva e in generali ottimi segnali per i consumatori che con questi vini possono andare quasi a botta sicura.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


LEGGI ANCHE