Tutto quello che avreste voluto sapere su Clos Vougeot e non avete mai osato chiedere: la degustazione

Questo articolo e quello che lo ha preceduto  hanno tratto spunto dalla degustazione fatta il 6 maggio scorso  in occasione della presentazione del mio libro “ I vignaioli di Citeaux” (Adda editore). Le note gustative in neretto, indicate con la sigla P.P. sono di Pasquale Porcelli, quelle siglate P.C. di Paolo Costantini.

Per una migliore comprensione della definizione e distinzione di climats e lieux-dits in Borgogna, rimandiamo a un ottimo articolo  di Via Vinea.

 

Le bottiglie che abbiamo scelto per l’assaggio sono state le seguenti:

Clos de Vougeot Grand cru Domaine Jacques Prieur 2005;

Clos de Vougeot Grand cru Grand Maupertui Domaine Anne Gros 2011

Clos de Vougeot Grand cru Domaine Hudelot-Noellat 2011

Clos de Vougeot Grand cru Chateau de la Tour Vieilles Vignes 2008

Clos de Vougeot Grand cru Domaine Méo-Camuzet 2012

Ad esse era aggiunto, come intruso, ossia un vino ricavato dalla stessa varietà, ma proveniente da un terroir diverso, anche se non lontano (Pommard dista circa 25 km. da Vougeot), un Pommard Premier cru di Rugiens-Bas, del Domaine Billard-Gonnet, del 2009.

 

Clos de Vougeot Grand cru Domaine Jacques Prieur 2005;

Dopo l’assaggio dell’”intruso”, un bel Pommard Premier Cru di Rugiens-Bas, il climat più  fine di questa porzione dell’AOC, quella che volge verso Volnay, di un produttore spesso sottovalutato, il Domaine Billard-Gonnet, è toccato al Clos de Vougeot di Prieur. Proviene principalmente dal lieu-dit Quatorze Journaux, di cui il Domaine Jacques Prieur possiede una buona porzione (un’altra la possiede un altro eccellente Domaine della parte “bassa” del Clos, il Domaine Jean Grivot), e di una parte del lieu-dit Mentiottes Basses. Entrambi questi lieux-dits sono situati nella fascia meno alta del Clos , che  confina con la Route Nationale. La vendemmia del 2005 è stata tra le più favorevoli del nuovo millennio, l’”annata perfetta”, come è stata definita, nella quale tutto è risultato facile per i vignerons: un inverno mite, seguito da qualche pioggia a inizio primavera, ma ancora con una temperatura mite, ciò che ha contribuito a determinare una certa precocità dei cicli vegetativi. Dopo un periodo di piogge (anche con qualche grandinata, nelle vicine zone di Vosne-Romanée e Flagey-Échezeaux) , è seguito un clima asciutto e ben ventilato, grazie alla Bise (come è chiamato localmente il vento che viene da nord), ciò che ha protetto i vigneti dalle infezioni: le uve hanno così potuto raggiungere la piena maturazione fenolica, impreziosita da livelli zuccherini non straripanti, un’alcolicità contenuta e un ottimo supporto acido.

Un po’ per l’annata , decisamente favorevole per questo vino, un po’ per le caratteristiche del terroir, ricco di argille, è un vino potente e concentrato, ciliegia confit al naso , di grande struttura, con tannini fitti, e un buon margine di conservazione ulteriore. Un ottimo Clos de Vougeot, che gioca più sulla potenza che sull’eleganza, rappresentativo del terroir da cui proviene.

Classico bouquet floreale non ancora appassito e frutti neri che emergono nitidamente con tocchi anche balsamici. Un palato di una certa potenza che trova conferma in una assoluta corrispondenza olfattiva e con tannino fitto ed ancora molto giovane (P.P.)

Un approccio un po’ scontroso, sedano e catrame, poi evolve nel bicchiere, l’ossigeno lo lima e pulisce mettendo in evidenza un carattere piacevolmente fruttato. La bocca si esprime meglio del naso, potente e giovanile con ritorno olfattivo di floreale  eleganza che si era sottratto all’esame ortonasale. (P.C.)

 

Il secondo e il terzo vino provengono entrambi dalle sezioni più alte del Clos. Quello del Domaine Anne Gros, dal lieu-dit Grand Maupertui, orgogliosamente dichiarato in etichetta, si trova sul versante orientato verso Flagey-Échezeaux (Grands Échezeaux è di fronte), mentre quello del Domaine Hudelot-Noëllat è situato sull’altro versante, quello settentrionale, in direzione di Chambolle-Musigny: a questo Clos de Vougeot contribuiscono due parcelle molto ben situate, la prima  a Chiours, confinante con la proprietà Domaine Méo-Camuzet, e la seconda nella sezione nord-occidentale del Clos, a Plante Chamel, appena più a sud della Garenne (il  lieu-dit nel quale  si trova il Castello).  Les Petits Musigny non sono distanti. Il vino della Gros viene da una vigna molto antica (risale al 1905, impiantata dal nonno di Anne) e con un’età media dei ceppi di oltre 60 anni, l’altro da una più giovane (si fa per dire), impiantata nel 1950. Entrambi questi vini sono della vendemmia 2011, una delle più precoci degli ultimi anni, essendo iniziata, in alcune proprietà, a fine agosto. In primavera aveva piovuto poco , tanto che diverse vigne erano in stress idrico, fino a luglio, poi hanno fatto seguito un luglio e un agosto con molte piogge e assai più freddi della media. Benché vi fossero tutte le condizioni che potevano far presagire il peggio , le cose sono andate meglio del previsto, e gli episodi di infezione hanno potuto essere ben contenuti. Alla fine la qualità media è stata abbastanza alta, con vini freschi ed equilibrati, con alcune punte  di eccellenza, pure se nella media  con una qualità meno omogenea di quella del 2010, altra grande annata degli anni 2000.

All’assaggio, il Clos de Vougeot di Prieur è apparso molto diverso da quelli  hanno fatto seguito, ma  soprattutto dai due appena citati, che lo hanno seguito immediatamente. Essi, entrambi situati nei lieux-dits più alti e “calcarei” , si sono subito distinti per una trama più fine.

Clos de Vougeot Grand cru Grand Maupertui Domaine Anne Gros 2011

E’  all’inizio riservato, un tocco austero, con un bouquet complesso, di frutti di bosco, fiori e note affumicate, con una bellissima tensione minerale, fresco e molto puro.

Naso elegantissimo con dominanza delle note floreali (peonia, viola) per poi approdare a piccoli frutti neri e cenni di tabacco.  Palato di rara finezza con ritorni fruttati caratterizzati da un bellissimo  finale tannico setoso (P.P.).

Il tempo di distendersi all’aria e svela tutta la complessità e la grazia di fiori primaverili e frutti di bosco. Ancora più suggestiva la sorsata dai ritorni olfattivi ben definiti e dall’equilibrio tannico-acido impreziosito da una nota sapida di grande personalità (P.C.)

 

Clos de Vougeot Grand cru Domaine Hudelot-Noellat 2011

E’ molto sensuale,  decisamente floreale all’olfatto, con una speziatura delicata ad accompagnare tannini setosi, il vino di Sharazade, da Mille e una notte.

Anche qui il floreale non manca, ma si esprime in modo più delicato porgendo un classico bouquet. Palato  contrassegnato da piccoli frutti neri sostenuti da una bella e giovane freschezza, finale lungo e tannini setosi (P.P.)

Al naso si ripropone quel timbro floreale che mi sembra carattere distintivo della denominazione, poi con grande intensità la nota fruttata, un coulis di frutti rossi, che caratterizzerà anche la nota retro olfattiva. Levigata la sensazione tattile del tannino. (P.C.)

 

Clos de Vougeot Grand cru Château de la Tour Vieilles Vignes 2008

Il Vieilles Vignes dello Château de la Tour, quello che, con i suoi 5, 48 ha., possiede la maggiore porzione del Clos, essendo anche l’unico a raccogliere e vinificare  al suo interno, in un castelluccio costruito nel 1890, proviene esclusivamente da una magnifica parcella di 1 ettaro  vecchia di quasi 110 anni (fu impiantata nel 1910) , situata nel Quartier du Marei Bas, accanto al Domaine Henri Rebourseau,anch’essa situato in quel lieu-dit, in una zona conosciuta come le Rognon, un piccolo rilievo arrotondato, proprio al centro del Clos. Il vino è del 2008, un’annata che potremmo definire “classica”, accolta con sollievo dopo che tutte le premesse sembravano condurre alla catastrofe. Sì, perché, dopo un inverno mite, con sole e temperature superiori alle medie stagionali, fatta eccezione per un breve strappo dicembrino, e un inizio di primavera anch’esso mite e asciutto, da aprile in poi sono venute le piogge, abbondanti. Dopo un maggio assai più caldo del solito, giugno , agosto e  settembre hanno portato ancora piogge, freddo e pochissime ore di sole. Il ciclo vegetativo ne è stato sconvolto: fioritura difficile, maturazioni irregolari, una veraison assai tardiva, con grappoli ancora verdi a inizio settembre. Poi il miracolo: dopo il 13 settembre sono venute tre settimane di fila con condizioni fresche, soleggiate e ventose (ancora la provvidenziale Bise) che ha messo le cose a posto. La vendemmia è stata effettuata   dal  25 settembre a inizio ottobre con un bel tempo fresco e asciutto. Da buone a ottime le maturazioni fenoliche, gradazioni zuccherine moderate e livelli elevati di acidità: vini rossi eccellenti, con acidità vibranti, puri ed  intensi, di grande finezza. Trasparenza rispetto al terroir e aderenza alle gerarchie dei climat.

Il  Vieilles Vignes dello Château de la Tour, un Clos di grande classicità, ci riporta a un registro di maggiore potenza e concentrazione: una enorme ricchezza di estratti, frutti scuri, note floreali e di spezie , una trama tannica potente, che austera eleganza! Un canto gregoriano,  il prototipo del Clos de Vougeot.

Intensità olfattiva ed anche gustativa con netta dominanza dagli aspetti fruttati e cenni di spezie.  Le note floreali anche se presenti sono  decisamente in secondo piano. Un vino potente, forse il più potente tra quelli degustati. Giovane, reattivo, con una bilanciatissima  acidità e tannini ancora da domare, ma già levigati. Potente ed elegante per abusare di questi due aggettivi (P.P.).

Due vini da incorniciare gli ultimi della degustazione, dallo stile e filosofia agli antipodi. La scelta di non diraspare del tutto marchia questo vino in maniera inequivocabile, estratti e tannini risultano ancora sopra le righe nonostante gli anni trascorsi, il naso è comunque piacevolissimo anche se paga in eleganza. Un infanticidio di cui qualcuno ci chiederà ragione, almeno di non avere una scorta di bottiglie da riaprire tra una decina di anni. (P.C.)

Clos de Vougeot Grand cru Domaine Méo-Camuzet 2012

Infine il Clos de Vougeot del Domaine Méo-Camuzet 2012. Questo storico Domaine , secondo per quantità di vigne nel Clos, con i suoi 3 ettari, comprende la porzione di gran lunga maggiore del lieu-dit Chiours,  confinante  con il lieu-dit Garenne, nel quale  sono situati il Castello e  altri filari di vigna, ugualmente appartenenti al Domaine Méo-Camuzet. Parcelle minori sono nel Grand Maupertui e (una strisciolina) nel lieu-dit Baudes Hautes, confinante con la porzione del Domaine Anne Gros. Insomma, delle vigne  situate in posizioni molto favorevoli.  Il suo Clos de Vougeot è un blend, nel quale l’apporto di Chiours è certo preponderante: nel 2009 le uve provenivano esclusivamente da questo lieu-dit.  Anche le parcelle di Méo-Camuzet sono venerande: un terzo delle vigne risale al 1920, un altro terzo è stato impiantato  agli inizi degli anni ’60, e quello restante nel 1979. La 2012 è stata un’altra annata nella quale non è mancato nulla, dal freddo con gelate e grandine, molta pioggia, attacchi severi di muffe, poi  calore bruciante che ha arrostito i grappoli troppo esposti, temporali perfino nei giorni della vendemmia. Eppure è spesso così, in Borgogna: quando si è sull’orlo della catastrofe, viene il bel tempo e , spesso, un recupero che ha del miracoloso. Belle maturità, tannini fini, freschezza, acidità equilibrate,  con gradazioni zuccherine non troppo elevate. Belle riuscite, con vini adatti all’invecchiamento, con una buona trasparenza rispetto al terroir.

Molto interessante il contrasto con il vino che l’ha preceduto, certo dovuto non solo alla diversa annata e  alla maggiore presenza di argille del Quartier du Marei Bas,  da cui proviene il Vieilles Vignes,  rispetto a Chiours, ma anche alla diversa filosofia di vinificazione, che nel Vieilles Vignes prevede grappoli interi al 100% , insieme a una percentuale di legno nuovo anch’essa del 100%. Il  vino di Méo-Camuzet si attiene invece al precetto del suo mitico métayer , Henri Jayer, che prescriveva al contrario  la diraspatura integrale delle uve, con la stessa percentuale di legno nuovo. Per un verso è incredibile come il legno, pur avvertibile, appaia molto più lieve di quanto si potrebbe immaginare. Il frutto traspare evidente, con molta purezza, in entrambi i vini.

Il vino di Méo-Camuzet  appare più delicato, di grande soavità e armonia, quasi Vosne-ish, come direbbero gli inglesi, anche se la struttura non gli manca: ha l’eleganza di  una danzatrice classica. Appare  sorprendentemente già  pronto (ma è un po’ una sua caratteristica), pur avendo davanti a sé moltissimi anni di vita ancora (almeno una quindicina), molto elegante.

Decisamente giovane sia nei tratti fruttati che  in quelli floreali eppure già godibile. Un palato di buona concentrazione con ritorni di vaniglia delicati ed  avvertibili e tannini giovanissimi. Facile pronosticare una lunga  vita tutta da svolgere (P.P.).

La quintessenza dell’eleganza, un naso armonioso di fiori e frutti che il legno esalta rimanendo defilato, una bocca già pronta, levigatissima ma fresca e lunghissima, la scelta di non portare raspi in macerazione costerà qualche anno in longevità ma rende difficile immaginare che possa diventare più buono di così

 

In conclusione

Sei belle bottiglie (anche il Pommard scelto come sparring partner non ha deluso), molto diverse tra di loro. La loro diversità conferma la natura complessa e per nulla uniforme del Clos de Vougeot . Troppo poco per accreditare davvero una tipizzazione dei diversi lieux-dits che lo compongono: piuttosto una suggestione, che può rappresentare un elemento aggiuntivo per la lettura di questi vini. Ne sia resa gloria ai monaci di Cîteaux e ai conversi che , con la forza delle loro braccia, ne hanno lavorato la terra.

Guglielmo Bellelli

Nella mia prima vita (fino a pochi anni fa) sono stato professore universitario di Psicologia. Va da sé: il vino mi è sempre piaciuto, e i viaggi fatti per motivi di studio e lavoro mi hanno messo in contatto anche con mondi enologici diversi. Ora, nella mia seconda vita (mi augurerei altrettanto lunga) scrivo di vino per condividere le mie esperienze con chi ha la mia stessa passione. Confesso che il piacere sensoriale (pur grande) che provo bevendo una grande bottiglia è enormemente amplificato dalla conoscenza della storia (magari anche una leggenda) che ne spiega le origini.


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