Quando la Borgogna diventa un Moulin-à-vent7 min read

Dei Moulin-à-vent di Thibault Liger-Belair ne avevamo assaggiato qualcuno dell’ultima vendemmia in cuve nel novembre 2018 in occasione di una visita alla sua nuova cantina di Nuits-St.-Georges, prima di iniziare la lunga serie di assaggi dei diversi crus borgognoni. Sono prodotti nell’estensione del suo Domaine nel Beaujolais, dopo l’acquisto nel 2008 di alcune vecchie vigne nel territorio del Moulin-à-vent.  In qualche misura si tratta di un ritorno in quella regione, nella quale la famiglia Liger-Belair aveva posseduto una quindicina di ettari di vigna (a Fleurie)  e dove lui stesso aveva compiuto parte dei suoi studi, a Belleville.

Thibault-Liger-Belair

Thibault é molto legato a quel territorio ed è assolutamente convinto del suo valore, che ritiene possa competere con altri più reputati della Côte d’Or. Noi stessi non sospettavamo che la qualità fosse già così alta: abbiamo assaggiato dei vini fragranti di frutto, già molto piacevoli, resi ancor più stuzzicanti dalle note pepate e leggermente terrose del gamay.

 

Sono 34 le parcelle di proprietà del Domaine des Pierres Roses (questo il nome della proprietà di Liger-Belair nel Beaujolais, con sede nella vicina Chénas) , 14 ha. distribuiti in vari lieux-dits dell’AOC. Thibault, borgognone di razza, dichiara orgogliosamente in etichetta la provenienza delle sue cuvée parcellari, secondo la filosofia della sua terra, per la quale l’individualità dei singoli siti va mantenuta nella sua distintività. Più di una volta, infatti, egli ha affermato che quello che cerca, attraverso i suoi vini, non è  lasciare la sua impronta d’autore, ma di far parlare i diversi terroir.

E Moulin-à-vent è il cru più “borgognone” del Beaujolais. Innanzitutto perché Thibault, come Brice Laffond allo Château du Moulin-à-vent ed altri di questa AOC (Anita Kuhnel  al Domaine Anita, o Nadine Gublin, nel rinato Domaine Labruyère), vinifica  le sue uve secondo il metodo classico borgognone, cioè senza far ricorso alla macerazione semi-carbonica tipica del Beaujolais in cuves di cemento. Anche dal punto di vista strettamente geografico, l’area di produzione del Moulin-à-vent è situata a cavallo dei Dipartimenti di Saône-et-Loire e Rhône,  nei  comuni di Romanèche-Thorins e Chénas. Negli archivi nazionali del 1722 è riportato testualmente che Romanèche (dal 1872 Romanèche-Thorins dopo l’aggiunta “alla borgognona” del nome del suo cru più famoso) era “una delle quattro località del Maconnais”  da cui veniva spedita la maggior quantità  di vino nella capitale. A quel tempo le vigne appartenevano a ricchi borghesi di Lyon, che avevano scelto di investire in quella zona, ed erano per la maggior parte assegnate in “métayage”. Durante il secondo impero, le vigne di Romanèche-Thorins erano ancora  regno del pinot noir, che solo molto progressivamente avrebbe ceduto strada al gamay, e la loro reputazione era tanto alta, da essere elogiate da Jullien nella sua “Topographie” del 1816, che le includeva nella “première classe”.

L’area del Moulin-à-vent  si stende  sul fianco orientale dei Monts du Beaujolais, – principalmente sulla Montagne de Rémont- e sulle terrazze che si affacciano sulla pianura della Saône, a cavallo tra i due Dipartimenti di Saône-et-Loire e Rhône. Le vigne dell’appellation, situate sulle ripide fiancate collinari che sovrastano Chénas e i pendii più dolci di Romanèche-Thorins, si trovano ad una altezza media di 260 metri, simile a quella  dell’AOC confinante di Chénas, ma abbastanza più bassa di quella di Chiroubles, che con i suoi 440 m., sovrasta tutti gli altri crus.

Hanno un’inclinazione moderata (il 60% con una pendenza compresa tra il 5 e il 15%), la più favorevole per l’irraggiamento solare,  e  un’esposizione ottimale (l’85% di esse  compresa tra est e sud-ovest): solo Juliénas  ne ha una simile. Anche per quanto riguarda i suoi suoli, Moulin-à-vent può vantare una situazione privilegiata, avvalorando il maggior prestigio che le è sempre stato attribuito.  Nel Moulin-à-vent la maggior parte di essi poggia su un banco di roccia madre granitica, diversamente dalla Côte de Py e Javernière nel terroir di Morgon, in cui è significativa la presenza delle cosiddette pietre blu, rocce vulcaniche bluastre scistose.

Il granito è facilmente degradabile, soggetto all’erosione, e, decomponendosi, costituisce uno strato superficiale prevalentemente sabbioso denominato localmente “gore”: arene sabbiose grossolane e friabili di colore rosato. Nella sezione meridionale e sul bordo orientale, più basse, i suoli sono invece costituiti da alluvioni e colluvioni antiche di natura sabbioso-limonosa mescolata a ciottoli e ghiaie: a un’altezza media di poco superiore ai 200 metri, caratterizzata da una bassa pendenza (intorno al 5%), questa conformazione è presente anche in diversi altri crus del Beaujolais , costituendo  in pratica quasi  il 40% dell’intera area dei crus. Quest’ultima conformazione è situata soprattutto nell’area più vicina a Romanèche-Thorins, mentre, in quella che si allunga verso Chénas, il terroir è caratterizzato da suoli granitici: qui sono anche situati i lieux-dits più reputati.

L’estensione del Moulin-à-vent, 637 ha., è circa la metà di quella del cru più grande (Brouilly). Nel catasto sono riportati  i nomi di circa 70 lieux-dits, ma poco meno di una ventina sono rivendicati in selezioni parcellari da parte dei produttori. Per lo più si tratta di quelli che già Budker (1874) e poi Vermorel e Danguy, che ne ripresero il  lavoro venti anni dopo, includevano nei livelli superiori del loro classement.

Thibault Liger-Belair produce quattro cuvée parcellari e due di assemblaggio.

Cominciamo dalla prima di quest’ultime, che Liger-Belair ritiene la più emblematica del domaine, e non solo perché  copre la metà delle vigne da esso possedute (6.34 ha.): Les Vieilles Vignes. Esse sono in effetti molto vecchie  (alcune hanno superato il secolo), essendo state piantate tra il 1910 e il 1955. Si tratta di diverse parcelle che circondano come una cintura la collina del Moulin-à-vent. La maggior parte delle uve proviene dal lieu-dit Les Brusselions (nel quadrante orientale del cru)- suolo poco profondo (30-60 cm) costituito da alluvioni e colluvioni, sabbie bianche e rosa derivanti da granito rosa e quarzo-  e dal lieu-dit Vierre Manin, in posizione più centrale, a mezza strada per La Roche.

Moulin-à-vent Vieilles Vignes 2018

Molto intenso al naso (frutti neri, pepe, cenere), è ampio e concentrato, con struttura tannica salda. Deliziosamente fruttato, ha notevole verve. Un’ottima introduzione alla batteria.

La prima  cuvée parcellare proviene da una vigna di poco meno di un ettaro nel lieu-dit Les Perrelles, da cui trae il nome, situato sul versante  meridionale della collina del Moulin-à-vent, in prossimità di Romanèche-Thorins. Raramente vinificato e imbottigliato individualmente, ha pendenza modesta, suolo di spessore variabile a seconda dei diversi punti, di colore biancastro, ricco di sabbie e quarzo. Un lieu-dit solare, grazie alla sua esposizione, che permette al gamay di raggiungere una maturazione ottimale, con un aroma intenso di frutti neri maturi e una speziatura rodaniana, di notevole freschezza. Si tratta di una vecchia vigna di oltre 80 anni, piantata negli anni ’30, ad alta densità (14.000 ceppi per ettaro). Vino goloso, che colpisce al primo impatto, ma senza la finezza tannica dei lieux-dits situati sul coteau.

Moulin-à-vent Les Perrelles 2018

Frutti neri maturi, note terrose e lievemente boisé al naso. Sul palato è ricco e generoso, senza essere troppo denso e voluminoso, è un Moulin-à-vent che offre una bella maturità solare, raffrescata da piacevoli accenni agrumati, con una bella tensione minerale.

Les Rouchaux proviene da una parcella più grande (poco più di 2 ha.) situata nel lieu-dit omonimo, nel territorio di Romanèche-Thorins,  a mezza distanza da Chénas, nel settore est. E’ una vigna di 65 anni che si trova più in basso: con circa due metri di spessore, è quella col suolo più profondo di tutte le altre parcelle, composto da sabbie, argilla, limo. Il granito è assai ricco di manganese e di colore bluastro. Il suo vino ha maggior volume, e una struttura robusta che richiede un po’ più di tempo per assorbire l’élevage (10% di legno nuovo). 30% di vendange entière.

Moulin-à-vent Les Rouchaux  Vieilles Vignes 2018

Il vino è ricco, molto fruttato, forse il più goloso della serie: frutti rossi e neri, note nettamente pepate, di terra. Delizioso nella sua giovanile rusticità.

L’annata 2018, più generosa dopo le due precedenti funestate dalla grandine, nasce da un’estate finalmente calda e secca dopo l’inverno più piovoso dell’ultimo mezzo secolo e una primavera inizialmente calda e asciutta, e poi, da fine aprile, annegata da piogge e temporali che hanno innescato diversi focolai di peronospora. Salvata anche da una fioritura molto rapida (solo una settimana a fine maggio) e da condizioni metereologiche finalmente ottimali da metà giugno a fine agosto. La qualità è stata, nonostante le difficoltà, generalmente ottima in tutta la regione dei crus.

Fine prima parte

Guglielmo Bellelli

Nella mia prima vita (fino a pochi anni fa) sono stato professore universitario di Psicologia. Va da sé: il vino mi è sempre piaciuto, e i viaggi fatti per motivi di studio e lavoro mi hanno messo in contatto anche con mondi enologici diversi. Ora, nella mia seconda vita (mi augurerei altrettanto lunga) scrivo di vino per condividere le mie esperienze con chi ha la mia stessa passione. Confesso che il piacere sensoriale (pur grande) che provo bevendo una grande bottiglia è enormemente amplificato dalla conoscenza della storia (magari anche una leggenda) che ne spiega le origini.


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