L’ufficio che al Vinitaly funziona davvero4 min read

Ho una convinzione ormai granitica, maturata in ben 34 Vinitaly: c’è un solo ufficio in fiera che non sbaglia mai si chiama UCAS (il caro vecchio Ufficio Complicazioni Affari Semplici). Infatti tutti gli anni arrivando in fiera ti dici che non potranno, al 52° Vinitaly, fare una nuova stupidaggine sul piano organizzativo e tutti gli anni puntualmente ci riescono!

Ora come non pensare che non ci sia un ufficio preposto dove per tutto l’anno e con grande impegno, si pensa a come complicare ulteriormente la vita di espositori e visitatori? Voglio dire: non è il 1° non è nemmeno il 10° Vinitaly, è il 52° e faccio fatica a pensare che ormai non abbiano chiari i problemi di logistica legati alla realizzazione di uno stand oppure dell’orario di uscita da un parcheggio, eppure “tac” ogni anno puntualmente riescono a fare una corbelleria più grossa di quello precedente. E non è mica facile sapete? Ci vuole ingegno specie considerando che ad un certo punto la gente normale finisce la fantasia, loro no, (inde)fessi vanno avanti e riescono a fare casino.

Un esempio? Non mi sfidate, non costringetemi a sparare sulla croce rossa! Ok va bene uno solo: giorno prima della fiera, è noto a tutti quanto possa essere faticoso riuscire a far arrivare allo stand il materiale evitando di lasciare la cauzione di 100 € per portare la macchina in prossimità dello stand e che spesso e volentieri ti dimentichi di aver lasciato lì perché sei preso dagli ovvi guai da affrontare (non ultimo individuare un idraulico della fiera che se ti metti in fila all’ufficio preposto ci impieghi 2 ore se invece lo “balzelli” mentre mette a posto il lavandino nello stand accanto al tuo, fai prestissimo).

Per questo motivo produttori-muli si avvicinano faticosamente all’ingresso principale (lo so l’errore è nostro mai entrare dalla porta principale, molto meglio una laterale sono parecchio più malleabili) nel vano tentativo di entrare. A questo punto ecco a voi l’edizione 2018 (confesso erano un po’ di anni che non andavo in fiera il giorno precedente, quindi non so se la regola vigeva anche in quelli precedenti): il sabato ci vuole un pass speciale per entrare.

Data la mia lunga esperienza, in settimana avevo espressamente chiesto alla scafata segretaria di una delle aziende con cui collaboro, di controllare se il sabato serviva un pass speciale e mi sentivo davvero vispa, mi dicevo: “UCAS stavolta ti ho fregato!”. Potete immaginare come mi sono “innervosita” quando ho scoperto che non era così.

Vista però la coda nella quale ero in mezzo, la suddetta segretaria non era l’unica a non aver capito che serviva un secondo pass. Ma non finisce qui. Come si fa ad entrare? Con il pass espositore (ovviamente lasciato in auto) il solerte povero disgraziato all’ingresso e la sua gentile quanto inutile collega, ti faranno un pass previa iscrizione nel giusto file excel del loro modernissimo computer, dei dati dell’azienda che rappresenti e dei tuoi.  Poi una stampante che ha visto tempi migliori (nel 1918) ti stamperà il pass e tu potrai entrare. Peccato che la stampante, avendo appunto visto tempi migliori, al terzo pass in 15 minuti, decida di rompersi. Dopo tempo sufficiente arriva un ragazzo che tenta di aggiustarla; ma lei niente, tignosa, non ne vuole sapere. Ovviamente nel frattempo la fila si allunga fino ad arrivare fuori della porta di ingresso e di concerto si cominciano ad alzare lamentele, il clima si fa teso (specie verso i furbetti che grazie ad un prodigioso sorpasso a sinistra passano dalla ventesima posizione alla terza. Io li ho sempre ammirati i bastardi capaci di fare queste cose).

Il povero ragazzo preposto alla trasformazione ad un certo punto (cioè dopo 40 minuti 40) prende una personale iniziativa che sono certa gli costerà il posto: scrive nel file i nomi delle aziende e dei collaboratori che entrano e ci fa passare. Non sopravviverà a questa insubordinazione … troppa autonomia specie se al di fuori dei dettami dell’ufficio UCAS, non va bene. D’altra parte il poraccio rischiava la vita perché i presenti erano arrivati a passargli sopra.

Ora, io non organizzo fiere e magari mi sbaglio, ma impostare il programma dei pass per gli espositori in modo che potessero entrare dal 14 invece che dal 15 era davvero così difficile?

Il prossimo anno se non ci riuscite vi passo il nome di un bravo hacker. Comunque lo so, sarà inutile perché l’efficientissimo UCAS troverà qualcosa di nuovo e talmente stupido da essere assolutamente imprevedibile e i poveri partecipanti al Vinitaly avranno il piacere di scoprire qualche nuovo inghippo.

E anche quest’anno i membri dell’UCAS riceveranno il solito bonus per aver fregato i partecipanti. Porc!!!!

Maddalena Mazzeschi

A 6 anni scopre di avere interesse per il vino scolando i bicchieri sul tavolo prima di lavarli. Gli anni al Consorzio del Nobile di Montepulciano le hanno dato le basi per comprendere come si fa a fare un vino buono ed uno cattivo. Nel 1991, intraprende la libera professione come esperto di marketing e pubbliche relazioni. Afferma che qualunque successo è dovuto alle sue competenze tecniche, alla memoria storica ed alle esperienze accumulate in 30 anni di lavoro. I maligni sono convinti che, nella migliore tradizione di molte affermate PR, sia tutto merito del marito! Per Winesurf si occupa anche della comunicazione affermando che si tratta di una delle sfide più difficili che abbia mai affrontato. A chi non è d’accordo domanda: “Ma hai idea di cosa voglia dire occuparsi dell’immagine di Carlo Macchi & Company?”. Come darle torto?


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  • Roberto Tonini

    Niente di nuovo sotto le stelle! Ho frequentato come espositore le fiere di Verona mille anni fa, in particolare anche il Vinataly. Leggo Maddalena e vedo che niente è cambiato, anzi forse oggi sono più sofisticati nelle soluzioni per far imbestialire la gente. Quello che a me aveva sempre disturbato era la strafottenza dei vari responsabili, refrattari ad ogni legittima esigenza di praticità e giustizia. Travasi di bile a gogò. Ogni battaglia verso l’Ente Fiere era una battaglia persa in partenza.
    Fin dagli anni’ 70 partecipavo alla Fiera Agricola di Verona e al SA.MO.TER. (Salone Movimento Terra) e le difficoltà era su ambedue le manifestazioni.
    Poi arrivò la medicina: nacquero a Bologna l’EIMA e il SAIE che altro non erano se non la risposta alle due manifestazioni veronesi. Ricordo in particolare la prima Fiera Agricola veronese quando nacque l’EIMA con capannoni semivuoti a Verona per l’abbandono in massa di piccoli e grandi costruttori.
    Evidentemente sulla base degli errori delle prime due, nelle edizioni bolognesi le cose cambiarono in maniera stupefacente in meglio: sia sul piano organizzativo interno sia nel rapporto con i vari espositori. Con beneficio evidente anche per i visitatori.
    Purtroppo questo splendido esempio non si è ripetuto per il Vinitaly dove ho frequentato sia come visitatore che come espositore. Quando non ho dovuto più farlo per obblighi di lavoro mi sono sentito liberato da un impegno pesante ed ingrato.

    • Maddalena Mazzeschi

      Assolutamente vero. L’unico anno in cui si sono avuti segnali di chiusura dell’ufficio UCAS è stato quando ci fu il tentativo, subito fallito, di organizzare a Milano una alternativa 😔 il Miwine

      • Roberto Tonini

        Questo è il sistema che capiscono anche gli animali più recalcitranti!

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