Ha esordito una nuova squadra enologica: Due Rive d’Arno!
Per non rimanere sul vago – l’Arno è lunghetto anche se non lunghissimo – va detto che il campo di gioco comprende quattro comuni limitrofi bagnati dal fiume: Capraia e Limite, Empoli, Lasta a Signa e Montelupo Fiorentino.
Siamo poco a valle di Firenze, con qualche ansa che lambisce il territorio del Carmignano. Qui l’acqua scorre da est a ovest: si potrebbe ipotizzare subito una differenza fra le colline della riva nord, mediamente più esposte a sud, e quelle della sponda opposta. Sono fantasie care a chi come me tenta di fare un quadro della situazione. In realtà all’esordio dello scorso 25 maggio presso l’osteria Cantagallo nel territorio di Capraia e Limite la nuova squadra si è presentata con i fuochi artificiali: più di cinquanta etichette per nove aziende vitivinicole, la più parte familiari e di vecchia data: Colle Paradiso, Fattoria Castellina, Fattoria di Piazzano, Fattoria Sammontana, I Mori, Petrognano, Podere La Botta, Tenuta Cantagallo, Tenuta San Vito.

Le scelte enologiche sono apparse le più varie: macerati e no, anfora e barrique, acciaio e cemento. Le tipologie? Anche qui di tutto, dalle DOCG Chianti-Chianti Colli Fiorentini-Chianti Montalbano (comprese le varianti Riserva e Superiore) ai Vin Santo DOC agli IGT Toscana (blend o monocultivar accattivanti: Ciliegiolo, Colombana, Colorino, Vermentino, Syrah, Trebbiano, Montepulciano, addirittura Mammolo e più prevedibilmente Sangiovese).
C’erano anche i singoli produttori ai banchetti in un ambiente separato, forse un po’ penalizzati dalla temperatura del dopo pranzo. Perché di fatto la sventagliata di odori e sapori l’abbiamo testata piuttosto a tavola, con preparazioni ragguardevoli di carattere locale come i carciofi di Empoli, lo zafferano di Lastra, la pasta con la Nana (in lingua nazionale “anatra”); e sugli immancabili fagioli è arrivato un gioiellino di olio ottenuto dalla Mignola Cerretana, che prende il nome dal comune limitrofo di Cerreto Guidi. E a proposito di olio Enrico Pierazzuoli, da considerarsi il portavoce dell’iniziativa nonché titolare di Cantagallo e quindi ospitante nell’agriturismo, ha raccontato pure che dalla vicina località Castra ci è arrivato il primo bando registrato riguardante un olio d’oliva: anno 1411.
Un caffè dopo tutti gli assaggi? Certo, della Torrefazione Negro di Capraia: la sensazione di “territorio” era insomma forte, e diversi gli amministratori locali presenti.
Va anche detto che la via d’acqua dell’Arno è stata sfruttata per secoli nei commerci, compreso quello del vino. Ma se il “vermiglio” della Toscana interna ha dovuto aspettare autostrade e ferrovie per raggiungere il successo internazionale, questo è dipeso molto dai limiti di navigabilità del fiume, che alterna piene tumultuose e periodi di secca.

Proprio dalla zona delle “Due Rive d’Arno” ci arriva comunque una testimonianza di questo aspetto storico, la descrizione dei “navicelli”: barconi da trasporto che nelle stagioni giuste potevano arrivare al porto di Pisa, quando c’era, e in seguito a quello di Livorno attraverso proprio il “Canale dei navicelli” che collega le due città. “Porto di mezzo” è giusto una frazione del comune di Lastra a Signa. Qualcuno tiene lodevolmente nota anche di queste tracce storiche quasi insospettabili.

Auguri a tutte e due queste rive comunque, l’entusiasmo non sembra mancare e la qualità nemmeno. La varietà è invece un po’ eccessiva per dare un’immagine forte, eppure i tempi sembrano obbligare sempre di più alle aggregazioni, dalla finanza in giù. La dimensione media di queste aziende vinicole, e non solo di queste, è molto piccola quando confrontata con altre realtà produttive, anche alimentari. Giusto quindi presentarsi dietro un bel territorio da visitare, come questa Toscana “fluviale”.