Dieci Torri Eiffel di vetro in meno!3 min read

L’idea me l’ha data un bravo produttore chiantigiano, Paolo Cianferoni, che sul suo Blog http://caparsa00it.blog.dada.net/ ha parlato del peso eccessivo delle bottiglie e di quanto si potrebbe risparmiare usando vetri più leggeri ma non per questo peggiori o più fragili. Ci ho rimuginato per qualche giorno è poi mi sono messo a fare due conti. Mentre li facevo mi girava in mente sempre più vorticosamente un nome: Kyoto, Kyoto, Kyoto. In passato, ogni volta che pensavo a quel fatidico protocollo, mi veniva il mal di stomaco perché non capivo mai bene cosa si potesse fare praticamente, come singoli cittadini, per metterlo in atto in maniera veramente proficua. Forse un sistema l’ho trovato. Fermo restando che le bottiglie da vino partono dai 410 grammi per arrivare oltre il chilo (sto parlando ovviamente di 0.750 l.) lo sapete quanto vetro e quindi peso, benzina, rifiuti, inquinamento si potrebbe risparmiare se ogni singola azienda italiana diminuisse solo del 10% il peso complessivo delle proprie bottiglie?

Un calcolo molto in difetto mi ha portato alla folle cifra di 63.500 tonnellate, pari a 10 Torri Eiffel, 300 Jumbo, 1500 TIR (peso del camion compreso): quest’ultimi, messi in fila, coprirebbero oltre 16 chilometri. Fate voi i calcoli di quanta benzina si potrebbe risparmiare, quanti meno gas di scarico andrebbero nell’aria, quanti rifiuti in meno.

Tutto questo non diminuendo drasticamente il peso delle proprie bottiglie ma tagliandolo di solo il 10%. Non porterebbe danno all’immagine consolidata dell’azienda e farebbe tanto bene al mondo, portandoci dolcemente verso il rispetto di quel protocollo che i nostri figli saranno costretti  a seguire come il Vangelo.

Cari produttori, non vi chiedo di smetterla con bottiglie che fanno rischiare la slogatura al polso, ma di smussare leggermente la vostra idea fissa che “il fuori” fa bello e buono “il dentro”.

Cari PR, quando proponete bottiglie-giraffa o bottiglie-rinoceronte, fate un esamino di coscienza e, subito dopo, questo discorso. “Potremmo usare un vetro più leggero scrivendo in etichetta che così noi rispettiamo l’ambiente”. Sono convinto che trovereste tanti produttori pronti a seguirvi.

Cari produttori di vetro: invece di spendere cifre assurde nel riciclare bottiglie non credete che sarebbe meglio produrne meno?

Cari consumatori, smettetela di credere alle fate! Una bottiglia più grossa e pesante non è detto che contenga un prodotto migliore, spesso è invece un modo per “infinocchiarvi” bene.

Cari colleghi, se vogliamo che i nostri figli ed i figli dei nostri figli possano godere come noi di una buona bottiglia di vino non sarebbe l’ora di cominciare a vedere questo bottiglia come un qualcosa di buono o di cattivo non solo dal punto di vista organolettico? Meno pesa, meno inquina: questo è bene! Più pesa, più inquina: questo è male! Se un produttore lo si valuta partendo dalla vigna ed arrivando al vino finito, perché non dare importanza, al pari dell’uso di un portainnesto o della barrique o di un diserbante o di un prodotto di cantina, di un vetro più leggero o più pesante? Diamo un valore al peso per dare peso al valore! A parte i paroloni ed i facili slogan: la prossima riunione redazionale di Winesurf dovrà discutere il modo per penalizzare, all’interno della stessa tipologia, vini in bottiglie troppo pesanti e premiare quelli in bottiglie leggere. Non ho idee chiare in merito, ma vi prometto che una maniera seria e valida per fare ciò la troveremo.
Kyoto, Kyoto, Kyoto, dopotutto è un bel nome!

Questo articolo, prima della sua pubblicazione, è stato sottoposto a tutta la redazione di Winesurf, che ha deciso di sottoscriverlo in pieno e di impegnarsi fattivamente su questo tema. Per questo la firma in calce non sarà quella di chi l’ha scritto ma dell’intero gruppo di collaboratori.

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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