La Valle di Cembra vuole diventare maggiorenne4 min read

 

La viticoltura della Valle di Cembra è storicamente caratterizzata da una forte frammentazione fondiaria: piccoli proprietari con terreni spesso inferiori all’ettaro, dai quali raramente si ricava un reddito sufficiente per vivere e quindi spesso rappresenta un’integrazione al reddito familiare. Questa frammentazione porta i viticoltori ad essere vulnerabili, legati alle dinamiche del mercato ed alle scelte delle cooperative vinicole, che spesso indirizzano nel tempo le coltivazioni alle richieste commerciali. Ne è derivato un ripetuto cambiamento dei vitigni coltivati, con il rischio di perdere una chiara identità vitivinicola territoriale, capace di distinguere la Valle di Cembra nel panorama enologico trentino.

Per secoli il vitigno simbolo della Valle è stato il lagarino bianco, varietà autoctona ad alta acidità particolarmente vocata alla spumantizzazione. Oggi sopravvive grazie a pochi produttori, tra cui Alfio Nicolodi, che a Cembra realizza con il Cimbrus uno dei più interessanti Metodo Classico di montagna.

La storia della Valle è però segnata da continui cambi di rotta dettati dal mercato: prima la forte domanda altoatesina di Vernatsch spinse i viticoltori cembrani ad impiantare schiava, tanto che ancora oggi possono fregiarsi della DOC Kalterersee. Poi, con la crisi dei vini sfusi tra gli anni Ottanta e Novanta, arrivò la stagione del Müller-Thurgau. Fino a quarant’anni fa due viti su cinque appartenevano a questa varietà, capace di garantire buone rese e vini freschi, fruttati, sapidi ed immediati, particolarmente apprezzato dal fruitore.

Con il cambiamento climatico, molti appezzamenti si sono rivelati troppo bassi per mantenere l’equilibrio qualitativo che lo aveva reso celebre. Parallelamente è cambiato anche il gusto del consumatore, sempre meno interessato ai bianchi semplici e sempre più attratto dalle bollicine modo classico, mettiamoci anche la recente crisi dei consumi sui mercati e il quadro è completo.

Nuovi eletti nel Comitato Mostra Valle di Cembra

Oggi la Val di Cembra vive una nuova trasformazione: accanto a piccole produzioni di nicchia che trovano ottime espressioni in vitigni come kerner, riesling renano, sauvignon, pinot bianco, traminer e lo stesso lagarino bianco, si assiste ad un importante sviluppo di chardonnay e pinot nero destinati alla produzione di Metodo Classico. Le alte quote e le forti escursioni termiche rendono infatti la Valle di Cembra uno degli areali più adatti del Trentino per le basi spumante.

Rimane però un grande paradosso identitario, nonostante circa 750 ha vitati su terrazzamenti sostenuti da 708 km di muretti a secco (patrimonio immateriale dell’UNESCO), una viticoltura eroica tra i 300 e i 1000 mt. che richiede fino a 1000 ore di lavoro manuale per ettaro,ù ed il riconoscimento di “Paesaggio Rurale Storico”, non esiste ancora una denominazione “Cembra”. I vini della Valle finiscono sotto etichette come Trentino DOC, Trentodoc, Trento DOC o Vigneti delle Dolomiti IGT, lasciando il territorio in secondo piano.

Per colmare questa lacuna la Cantina di Cembra, di proprietà di La Vis, ha scelto di mettere “Cembra Cantina di Montagna” in evidenza sulle proprie etichette, mentre il Consorzio “Cembrani DOC” ha cercato negli anni di rafforzare il senso di appartenenza territoriale tra produttori e distillatori. 

La novità più interessante degli ultimi anni è probabilmente il cambio di paradigma culturale che ha portato per la prima volta ad una probabile svolta. Ventinove realtà – la quasi totalità dei produttori e delle distillerie della Valle – si sono riunite non soltanto per promuovere vini, ma per costruire una visione strategica condivisa del territorio. Emerge la volontà di decidere cosa debba essere il futuro della Valle di Cembra.

L’evoluzione dell’associazione con il rinnovato Comitato Mostra Valle di Cembra rappresenta un segnale importante perché supera finalmente la monocultura comunicativa. L’idea non è più promuovere solamente un vitigno, ma costruire un’identità paesaggistica, individuare un vino simbolo, avviare una zonazione enologica, coordinare stile e comunicazione, integrare vino e turismo. È un approccio molto più contemporaneo e maturo.

La parte più interessante è forse la consapevolezza che il vino, da solo, non basta più. La verticalità dei vigneti, le baite rurali, i muretti a secco patrimonio UNESCO, la viticoltura eroica ed il paesaggio diventano elementi di un racconto territoriale complesso.

La Valle di Cembra si trova oggi forse nel momento più delicato della propria storia vitivinicola. E’ scesa in campo una nuova generazione di produttori, c’è una forte coscienza paesaggistica, ci sono riconoscimenti culturali internazionali ma soprattutto un progetto collettivo, una grande opportunità che, ci si augura, li porti a definire una chiara identità ed un progetto da perseguire.

Letizia Simeoni

Beata la consapevole ignoranza enologica. Finchè c’è ti dà la possibilità di approcciarsi alla conoscenza! Prosit.


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