Chianti Colli Senesi: un arcipelago in Toscana7 min read

Per la prima volta il Consorzio Chianti Colli Senesi ha organizzato la Chianti Lovers Week direttamente sul proprio territorio. Un’occasione per incontrare le aziende, visitare le cantine e approfondire da vicino una sottozona storica di cui si parla poco, ma che sui mercati esteri sta ottenendo risultati grazie a un equilibrio tra bevibilità e fascia di prezzo.

Per farci raccontare caratteristiche e prospettive della denominazione abbiamo raggiunto il presidente del Consorzio, Cino Cinughi De Pazzi, e il consigliere Michele Monica. Entrambi ci hanno introdotto la Chianti Lovers Week ‘in tour’ come parte di un progetto che ha mosso il primo passo in questa occasione: mostrare il ruolo del Chianti Colli Senesi sotto il più ampio cappello Chianti.

Un arcipelago e centinaia di aziende

Il Chianti Colli Senesi si sviluppa in otto comuni del territorio senese ed è la sottozona più estesa della denominazione Chianti, racconta Cinughi De Pazzi che la definisce un vero e proprio “arcipelago”, articolato in tre macroaree: la fascia nord che va da San Gimignano a Siena, la parte centrale tra Murlo e Montalcino e l’area sud che comprende Chiusi, Chianciano Terme e Montepulciano. Una varietà territoriale che si riflette anche negli stili produttivi.

Il Consorzio conta circa 200 aziende, anche se non tutte associate direttamente, perché alcune partecipano attraverso le cooperative. I soci produttori sono circa 80, mentre un numero più ristretto è composto da imbottigliatori, rappresentando il cuore operativo della produzione. Parliamo di 1.700 ettari vitati potenziali poiché non tutta la produzione viene imbottigliata come Chianti Colli Senesi confluendo nel Chianti. La produzione complessiva si attesta intorno ai 55mila ettolitri, dimensioni che, sottolinea il presidente, rendono questa sottozona più grande di molte DOCG italiane.

Dal punto di vista stilistico, il disciplinare prevede almeno il 75% di Sangiovese, lasciando però ampio margine di personalizzazione ai produttori. Una scelta che, secondo il Consorzio, favorisce la riscoperta di vitigni tradizionali e l’opportunità di mantenere una flessibilità stilistica. Il risultato nel calice? Da una parte la volontà di valorizzare il Sangiovese in purezza, dall’altra la necessità di rispondere ai gusti di alcuni mercati internazionali, che prediligono vini più morbidi e rotondi.

Una denominazione apprezzata oltre confine

Con Michele Monica, consigliere del Consorzio, abbiamo parlato soprattutto di mercati: oggi l’80% delle aziende che producono Chianti Colli Senesi annata sceglie di lavorare su vini 100% Sangiovese, una scelta che contribuisce a definire i vini da pronta beva, grazie anche ad affinamenti prevalentemente in cemento o acciaio, con uno stile più diretto e territoriale.

E bevibilità e prezzo sono gli elementi che stanno favorendo la crescita del Chianti Colli Senesi sui mercati internazionali e tra i consumatori più giovani. Il presidente ci ha ricordato come in passato alcune aree oggi identificate con denominazioni prestigiose come Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano, producessero in origine Chianti Colli Senesi, una sottozona riscoperta di recente anche da grandi aziende, come prodotto che completa i listini aziendali.

Panoramica della vigne di San Gregorio, a Chiusi

Sul fronte commerciale, Monica completa il quadro percettivo del consumatore estero con i dati sui prezzi: un Chianti Colli Senesi annata viene venduto mediamente tra i 10 e i 15 euro in vendita diretta e nell’HORECA tra i 3 e i 5 euro più IVA. Una fascia appetibile per il consumatore medio e neofita che consente ai Colli Senesi di competere con molti vini non a denominazione, grazie alla ‘reputazione’ della DOCG. I suoi mercati di riferimento sono oggi 22, con una crescita significativa nei Paesi nordici — in particolare Norvegia, Finlandia e Svezia — seguiti dal Canada, soprattutto nelle aree di Montreal e Vancouver, dove i monopoli e gli elevati costi di importazione rendono interessante un vino capace di arrivare sul mercato finale a circa 20-22 dollari a bottiglia. Anche gli Stati Uniti restano centrali, con circa 24mila bottiglie esportate ogni anno.

Non in piazza bensì in azienda

La scelta di organizzare la Chianti Lovers Week 2026 direttamente all’interno delle aziende, anziché in una piazza o in un evento collettivo, come i cugini Rufina e Colli Fiorentini, ha sottolineato il presidente, rappresenta per il Consorzio una precisa strategia di valorizzazione: il legame tra le aziende e un territorio apprezzato da tutti i tipi di turisti per la bellezza dei suoi scorci paesaggistici. La scelta ha coinvolto un numero inferiore di consumatori rispetto a manifestazioni più grandi, un calcolo previsto dal Consorzio, eppure utile a mettere la denominazione su un binario nuovo per affermarsi. Effettivamente, per fare un esempio, degustare di fronte a un tavolino o visitare la torre di Carlo Magno e le gallerie in tufo di La Torre alle Tolfe, ha fornito un contesto diverso ai vini degustati in azienda.

Non poteva mancare il tema delle giovani generazioni nel nostro confronto con presidente e consigliere, ma questa volta non nel senso dei consumatori. Cinughi De Pazzi ha condiviso con noi la difficoltà di proseguire il lavoro in agricoltura e viticoltura: se un tempo il passaggio di testimone familiare era quasi automatico, oggi sempre meno giovani scelgono di proseguire il lavoro in azienda, principalmente per scarsi margini di reddito. Un tema che Monica ha toccato da un altro punto di vista: professionisti non nativi del settore, difficilmente trovano spazio e stimolo ad investire in aziende con strutture familiari e molto legate alla tradizione. Un tema di cui abbiamo parlato in un’altra occasione con Enrico Chioccioli Altadonna durante una degustazione della sua linea WineStillery. Entrambi i professionisti di nuova generazione osservano che una crisi profonda come quella attuale che tocca inevitabilmente anche il mondo del vino, non concede margini di manovra e che sarebbe auspicabile l’ingresso di professionisti outsider con competenze specifiche. Un assist emerso anche sulle pagine del Corriere Vinicolo post Vinitaly e che oggi condividiamo qui per una riflessione, pur ammettendo che queste poche righe non sono sufficienti per un’analisi approfondita.

Cino Cinughi de Pazzi e MW Cristina Mercuri

Nel frattempo nel futuro del Consorzio il presidente Cinughi De Pazzi vede come focus il supportare sempre di più le aziende nell’attraversare la crisi, ritenendolo un luogo idoneo per mettere in rete professionalità, competenze e rapporti trasversali con le istituzioni.

La visita sul territorio si è conclusa con una degustazione guidata dalla Master of Wine Cristina Mercuri, dal titolo ‘Chianti Colli Senesi: la Toscana tra i Giganti’, dove i giganti sono Brunello e Nobile. La Master of Wine ha guidato i professionisti alla scoperta di sette Chianti Colli Senesi Riserva, scelti in quanto non tutte le aziende producono l’annata. Un confronto comunque utile, anche se l’annata a nostro parere offre una visione più immediata di una zona produttiva. Calice dopo calice, nell’eterogeneità degli stili aziendali, è emerso il potenziale di invecchiamento dei Sangiovese di questo ‘arcipelago’ senese, che nella fascia di prezzo in cui si collocano, oggi sono una scelta che concilia sia ‘le tasche’ dei consumatori sia la piacevolezza di scovare qualche sorpresa nel calice.

I 7 Chianti Colli Senesi DOCG in degustazione

  • Poggio Pagliaio 2022, azienda San Gregorio
  • Montepescini 2022, Fattoria di Montepescini
  • Priore 2022, Colombaia Santa Chiara
  • Poggio Orlando 2021, Il Ciliegio
  • Trochus 2021, Mormoraia
  • Anno Domini 345 2021, azienda Montechiaro
  • La Torre alle Tolfe 2020, La Torre alle Tolfe
Barbara Amoroso Donatti

Appassionatissima di vino e soprattutto “liquidi con qualche grado in più”. Punto di riferimento del giornale per tutto quanto riguarda il mondo dei superalcolici.


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