Degustazione Cannonau di Mamoiada: la conferma “cum laude”3 min read

La degustazione dei Cannonau di Mamoiada è stata casualmente fatta dalle stesse tre persone che a maggio avevano visitato il territorio, e cioè Alessandro Bosticco, Gianpaolo Giacomelli e il sottoscritto. Prima di iniziare, guardandoci negli occhi, abbiamo capito che stavamo pensando tutti e tre la stessa cosa: “E se la degustazione desse un risultato negativo? Se il “fattore visita in loco”  avesse influenzato oltremodo le nostre valutazioni di allora? Se dovessimo rivedere tutto quello che di buono abbiamo pensato e scritto?”

Questi erano più o meno i pensieri che tutti e tre (senza ammetterlo) avevamo mentre i primi cannonau, rigorosamente anonimizzati, venivano versati nei bicchiere.

Prima di andare avanti però facciamo un passo indietro di qualche mese e torniamo alla visita e agli articoli  pubblicati (qui e qui) che elogiavano un vitigno e un territorio dalle caratteristiche uniche e forse irripetibili.

Il Cannonau e Mamoiada in realtà sono due facce della stessa medaglia, che parla di una forma antica e positivamente sofferta di viticoltura, di una cittadina che grazie all’amore per la vigna sta dimenticando paure e povertà del passato, di cittadini/produttori/contadini che si ritrovano per crescere assieme. Il bello è che questo percorso di crescita è solo all’inizio e quando arriveranno ad imbottigliare altri piccoli, ma tosti produttori, il Cannonau di Mamoiada brillerà ancora di più.

Ma vediamo quanto ha brillato nei nostri assaggi: non ci siamo focalizzati su una sola vendemmia ma su quelle in commercio adesso, partendo dalla 2017 per arrivare fino alla 2010: quindi dai vini giovanissimi a quelli con diversi anni di maturità.

Il primo tratto in comune è la naturale “rotondità” di questi vini, che si sposa ad un corpo più o meno marcato e a tannni sempre e comunque dolci e piacevoli. La “pasta tannica” è armonica e duttile:  non è aggressiva nei vini giovani  e diventa  fine e “smerigliata” in quelli più maturi. Ma sempre con una concreta è pienezza che crediamo figlia di vigneti vecchi o vecchissimi. Ma prima di farti innamorare in bocca questi Cannonau si esaltano al naso, dove naturali note intensamente  fruttate si fondono a speziature degne di territori molto più “sgamati e all’avanguardia”, inoltre la nota alcolica è ben presenta ma mai fuori controllo.

Sotto a tutto c’è veramente una matrice comune chiara e riscontrabile, un terroir  che sforna grandi uve che diventano grandi vini quasi senza far niente. L’enologia qui è quasi inutile: il genius loci sembra irriderla anche se (quasi tutte) le  cantine sanno bene come muoversi in vinificazione e affinamento.

Insomma, come potete capire i nostri assaggi ufficiali hanno confermato quanto avevamo detto a maggio e forse lo hanno ancor più rafforzato: sei vini top su sedici (con quasi tutti gli altri abbondantemente sopra gli 80 punti)  è una cosa che non ci era mai successa e vi garantiamo che non siamo stati larghi di manica, tutt’altro.

Chiudiamo con una nota sui rosati: qui un minimo di tecnica serve anche se queste forme “alleggerite” di cannonau mostrano un carattere assolutamente… fuori luogo e per fortuna, in un mondo di rosati spesso anodini e aciduli.

I Cannonau di Mamoiada vi aspettano, voi che aspettate?

 

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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