Abbiamo iniziato lo scorso anno a parlare dei vini della Valle d’Aosta (vedi e vedi) e per quanto riguarda i bianchi avevamo messo a fuoco sin da subito che tra i vari vitigni presenti in regione il petite arvine era quello sicuramente più interessante. Questo non solo perché è autoctono e si trova solo in regione ma perché riesce a declinare la freschezza che si trova nei vini valdostani con una buona pienezza al palato, inoltre dal punto di vista aromatico ha caratteristiche ben riconoscibili.
Quest’anno ne abbiamo avuto la conferma, constatando che anche in uvaggio con vitigni importanti come il pinot grigio o lo chardonnay riesce ad essere ben riconoscibile e conferisce ai vini sia aromi che freschezza e corpo. Inoltre matura e si evolve bene per anni, tanto che nei nostri assaggi l’abbiamo premiato su diverse annate.

Ma adesso lasciamo un attimo da parte i vitigni e parliamo dell’annata 2025. Dal punto di vista delle temperature è stata indubbiamente calda (+0.5 rispetto alla media) ma non è stata la più calda degli ultimi torridi anni (2024 a parte), mentre sul fronte delle piogge anche se è piovuto di più rispetto al periodo 2020-2023 potremmo dire che è piovuto meno perché con una media di circa 800 mm annui ben 600 sono caduti il 16-17 aprile. Quindi da una parte c’è stato un buon accumulo primaverile ma dall’altra i mesi estivi sono stati veramente siccitosi.
Però questo particolare andamento delle piogge ha portato comunque ad un buon risultato finale, non solo per il petite arvine ma anche per le altre uve bianche. Buoni risultati ha dato infatti anche l’altra importante uve “autoctona”, il muscat a petit grain. La mettiamo fra virgolette perché naturalmente il moscato non c’è soltanto in Valle d’Aosta, ma qui assume caratteristiche molto territoriali, specie per un’aromaticità meno ampia ma più intensa e pungente, che l’annata 2025 ha ancora di più esaltato.

Per quanto riguarda le altre uve bianche, dal pinot grigio allo chardonnay, buoni risultati ma certamente non ci hanno “toccato il cuore”. In generale comunque i bianchi valdostani, anche quelli di annate precedenti, ci sono piaciuti e la prova è che quasi il 70% dei vini assaggiati (non molti, i produttori valdostani non sono molto reattivi quando si tratta di inviare campioni…) hanno raggiunto o superato i nostri fatidici 80 punti.
Per quanto riguarda invece i Vini Top questi sono andati a tre vini di annate diverse dove, guarda caso, il petite arvine è protagonista praticamente indiscusso.
Da discutere è invece la conoscenza dei vini valdostani fuori regione: come dicevamo lo scorso anno il Petite Arvine ha tutte le carte in regola per fare bella figura tra i bianchi italiani ma per adesso resta praticamente confinato in zona. Speriamo in un prossimo futuro di vedere i vini da petite arvine molto più presenti a livello italiano, ci guadagneremmo tutti.