Bere bene in Borgogna senza svenarsi: Pouilly-Loché e Pouilly-Vinzelles7 min read

Il nuovo Eldorado della Borgogna è oggi quella che finora è stata la Cenerentola del suo  vigneto, il Mâconnais, prima conosciuto per la sua produzione di vini-soprattutto bianchi-a buon mercato, destinati alla grande distribuzione.

AI riconoscimento nel 2020  dei 22 Premiers crus all’AOC Pouilly-Fuissé- i primi dell’intero territorio del Mâconnais- fanno ora seguito i quattro  (3 e 1 rispettivamente) assegnati alle due minuscole appellations di Pouilly-Vinzelles e Pouilly-Loché: le meno estese tra le 5 AOC di quel territorio, con i loro 52 e 32 ettari .

Situate nel sud del Mâconnais, sono contigue al territorio del Pouilly-Fuissé e fra loro confinanti: le loro aree sono morfologicamente simili e i vini che provengono da esse non sono talvolta facilmente distinguibili anche da assaggiatori esperti: sono chardonnay con belle maturità, abbastanza ricchi, come i Pouilly-Fuissé  di Fuissé e Chaintré, ma anche fini e minerali e con sicuri margini di invecchiamento.

In questo territorio la vite era coltivata fin dall’epoca gallo-romana.  Vinzelles , nel III sec. d.C., era denominata Vinicella, ossia piccola vigna. I monaci di Cluny e i signori del luogo ne favorirono la diffusione, perpetuandone il ruolo di fattore importante dell’economia locale fino al XVIII secolo. Poi, la costruzione della ferrovia da Parigi a Lione, assicurò loro anche uno sbocco nazionale. La fillossera e la crisi produttiva che ne seguì alla fine del secolo, provocarono la decadenza del vigneto. La ripresa ebbe inizio negli anni ’30, sostenuta dalla “Cave coopérative des vins blancs”, fondata nel 1929.

I vini di Vinzelles e Loché, un tempo commercializzati come vini di Pouilly a sottolinearne l’alta qualità, ottennero il riconoscimento delle proprie AOC nell’aprile 1940. Durante la guerra, con l’occupazione tedesca, mentre i vignerons della Côte d’Or spinsero la promozione dei migliori climat a Premiers crus per assicurare un quadro legale per salvaguardare le loro produzioni dalla svalutazione provocata dalle forze di occupazione, nel Mâconnais, allora zona libera, i produttori non seguirono il loro esempio, anche per non provocare un aumento dei prezzi, che avrebbe ancor più limitato la vendita dei loro vini che non godevano di una pari reputazione. Una lacuna ora colmata dal decreto dell’INAO del 18 novembre 2024, al termine di un lungo iter iniziato nel 2006.

Il nuovo disciplinare, modellato su quello adottato dal Pouilly-Fuissé, è molto rigoroso: divieto di diserbanti, raccolta manuale, 58 hl./ha di resa massima, affinamento minimo  almeno fino al 1 luglio dell’anno seguente alla vendemmia.

I terroir di Loché e Vinzelles si sviluppano a fianco dell’area sud-est del Pouilly-Fuissé, tra Fuissé e Chaintré, ad altitudini comprese tra i 210 e i 280 metri, generalmente orientati ad est con profili per molti aspetti simili. Diversamente dalla Côte d’Or, il Mâconnais è attraversato da numerose faglie che sezionano il territorio in una serie di bande inclinate in direzione della pianura di Bresse, ciò che permette la coesistenza di una molteplicità di suoli molto diversi tra di loro sia per origine geologica (Triassico, Giurassico, Cretaceo …), sia per la loro natura (argille, calcari, marne, grès). I suoli sono vari: di color beige e piuttosto acidi nella parte alta, bruno -rossastro in basso e nella sezione intermedia per la presenza di calcari e argille più scure. In alcuni punti sono sottili e molto calcarei, come nel nuovo Premier cru di Loché, Les Mûres e specialmente nel Clos des Rocs.

Loché: Les Mûres

Loché è praticamente adiacente a Vinzelles:  Les Mûres, situato nella sua sezione meridionale,si ricongiunge quasi con Les Pétaux, il Premier cru più settentrionale di Vinzelles, da cui è separato solo  da uno stretto crinale nel quale l’orientazione gira verso sud.

Ha un profilo di grande qualità, per posizione (è su un piccolo rilievo affacciato verso est) e per conformazione (ha suolo molto calcareo ricoperto da uno strato fine argilloso-ciottoloso, poco profondo e vicino alla roccia madre) ma non è entrato integralmente a far parte del nuovo Premier cru: con un’estensione originaria di circa 9 ettari, vi sono  stati inclusi solo 7.09 ettari, avendo l’INAO escluso la sua parte più alta. L’orientazione è generalmente a est, con qualche piccola deviazione e le pendenze sono generalmente dolci, ad eccezione del lato nord, appartenente al Clos des Rocs, che si affaccia sul piccolo borgo. Si tratta di un climat molto ventoso, dall’aspetto multicolore per la presenza di argille ferrose, leggermente più precoce. I suoi vini sono ricchi ma equilibrati, dalla mineralità molto accentuata, quasi salini, con una buona propensione all’invecchiamento.

Oltre a Les Mûres, a  Loché  vi sono altri sei lieu-dit : La Colonge e En Chantone, a ridosso del paese, Aux Barres, Au Bûcher, Aux Scelles e Les Quatre Saisons, più a nord, raramente rivendicati con il nome del singolo lieu-dit. Con qualche eccezione: Clos des Rocs produce una sua cuvée a En Chantone, SAS Jc. Perraud a Aux Barres e il Domaine Yves Giroud et Fils a Au Bûcher.

Qui il Domaine leader è indubbiamente il Clos des Rocs di Olivier Giroux, anche Presidente dell’ODG[1], che ha condotto l’iter di riconoscimento dei Premier cru di Pouilly Loché e Pouilly Vinzelles. Dopo aver lasciato al fratello Sebastien le redini del Domaine Giroux a Fuissé, ha acquisito nel 2002 il Domaine de St. Philibert nella vicina Loché, ribattezzandolo Clos de Rocs come il monopole di 3,5 ha. nel climat Les Mûres e portando la sua proprietà (13.20 ha. di vecchie vigne a Loché e Macon) al vertice di quel piccolo territorio.

Effettuando un meticoloso lavoro in vigna per la ricostituzione del vigneto e attuando la sua completa conversione biologica certificata dal 2014, produce un superbo Les Mûres, oltre al suo gioiello Clos des Rocs, un monopole  con una vigna di 85 anni.  Data la sua ridotta  estensione, sono necessariamente pochi (meno di una dozzina)i i Domaines che producono Pouilly-Loché, sia comunali che seguiti dall’indicazione del lieu-dit di provenienza . Altri produttori di ottimo livello sono il Domaine Cognard Laurent di Buxy, i Domaines Thibert et Fils e Cordier Père et Fils di Fuissé. Di Les Mûres, oltre a quello del Domaine Clos des Rocs, che ne possiede la parte maggiore, producono versioni valide anche i Domaines Trouillet e Alain Delayé.

Per quanto riguarda i vini Villages, sono apprezzati quelli del lieu-dit En Chantone dello stesso Clos des Rocs, del Domaine Thibert e del Domaine Pacaud Vignerons e  Aux Bûcher del Domaine Yves Giroux et Fils , Il Vieilles Vignes (da vigne di 90 anni) del Domaine Marcel Couturier. La Maison Bret Brothers (négoce del Domaine La Soufrandière) produce una interessante cuvée di Pouilly-Loché En Colonge, dal lieu-dit confinante con il fianco ovest de Les Mûres.

Coup de cœur : Pouilly-Loché Les Mûres Clos des Rocs 2022

Da una vigna di 60 anni situata a 260 m. di altitudine, esposta a est, con un suolo rossastro ricco di ferro, poco profondo (in alcuni punti la roccia madre è a soli 20 cm. dalla superficie), ricco di ciottoli. Un bianco di sicuro spessore, al naso pesca bianca, mandorla e agrumi canditi, un soffio floreale, dalla sottile mineralità, ampio e carnoso sul palato. Affinato 12 mesi in fusti da 500 litri di 2 fino a 8 anni. 

continua


[1] Organisme de Défense et Gestion , promotore della istituzione dei Premiers crus

Guglielmo Bellelli

Nella mia prima vita (fino a pochi anni fa) sono stato professore universitario di Psicologia. Va da sé: il vino mi è sempre piaciuto, e i viaggi fatti per motivi di studio e lavoro mi hanno messo in contatto anche con mondi enologici diversi. Ora, nella mia seconda vita (mi augurerei altrettanto lunga) scrivo di vino per condividere le mie esperienze con chi ha la mia stessa passione. Confesso che il piacere sensoriale (pur grande) che provo bevendo una grande bottiglia è enormemente amplificato dalla conoscenza della storia (magari anche una leggenda) che ne spiega le origini.


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