Un vecchio detto recita che il “il tempo e galantuomo” e a settembre, dopo la seconda degustazione (la prima venne fatta a febbraio alla Leopolda), per l’annata 2024 del Chianti Classico è andata proprio così.
Le caratteristiche dei Chianti Classico 2024
Come potete leggere qui il giudizio di febbraio non fu certo esaltante ma in sette mesi i vini hanno cambiato marcia e, pur non avendo le stimmate dell’annata del secolo, hanno mostrato caratteristiche che mettono quest’annata all’attenzione di chi vuole bere un buon sangiovese senza svenarsi.
Prima di tutto la freschezza, non del tutto scontata di questi tempi ma che nei 2024 è la base della piacevolezza: non siamo di fronte a acidità scomposte o amare ma a vini spesso verticali, dove anche il tannino è ben dosato e porta a vini dinamici che possono avere anche un discreto futuro nell’invecchiamento.
Con qualche 2024 sembra di essere tornati indietro di 25-30 anni, a quei vini verticali e in qualche caso rigidi che però negli anni si sono mostrati esempi solari del sangiovese chiantigiano. A proposito di sangiovese, andando a guardare più in profondità i risultati abbiamo notato due cose: la prima è che i migliori nascono in vigneti piuttosto alti, la seconda è che quasi tutti questi vini non sono sangiovese in purezza.
La prima caratteristica potrebbe sembrare strana ai più ma pensandoci bene le vigne più alte sono anche quelle dove in annate con precipitazioni anche durante il periodo vendemmiale, il vento asciuga prima le uve e il sole svolge meglio il suo lavoro. Neanche tanto per assurdo certi vigneti in altezza esposti a sud possono essere penalizzati in annate molto calde ma in quelle come la 2024 (fresche ma non fredde) riescono a dare il meglio di sé.

Sulla seconda caratteristica crediamo sia giusto soffermarci di più: in tempi, anche fortemente voluti dal consorzio, di “sangiovesizzazione” del Chianti Classico, credo sia giusto riflettere sull’importanza delle altre uve chiantigiane, sia autoctone (canaiolo, colorino, malvasia nera) che internazionali. Anche in percentuali basse (diciamo al di sotto del 10%) riescono in molte annate a indirizzare il vino finale verso tonalità gustative meno brusche, ad arrotondare il risultato finale senza nulla togliere alla tanto osannata tipicità. Il sangiovese non è un’uva facile, non lo era in passato e non lo è adesso: ha bisogno di tempo per esprimersi, anche nelle annate migliori, figuriamoci in quelle dove la mano del produttore deve giocare di fino. Per questo da tempo sono convinto che quel 20% di altre uve permesse per annata e riserva debba essere mantenuto e esaltato e non certo visto come qualcosa porta fuori dalla retta via. Penso inoltre che forse la strada della Gran Selezione solo di sangiovese possa essere rivista, riaprendo alle altre uve presenti in Chianti Classico senza nulla togliere al valore generale del vino e del territorio.
Ma torniamo ai 2024: chiamiamoli “vini all’antica” o “vini verticali” ma forse è meglio chiamarli semplicemente Chianti Classico piacevoli, freschi e profumati. Sono già buoni adesso (non quando sono usciti!) ma il mio consiglio e di berli almeno tra 8-10 mesi e poi magari scordarsi qualche bottiglia in cantina. Chiudiamo con due dati: ben cinque Vini Top ai Chianti Classico 2024 (sette in totale con due 2023) testimoniano che l’annata ha portato non solo valori medi alti ma anche delle belle punte. Il secondo dato riguarda i vini che hanno ottenuto almeno 80 punti (per noi, lo diciamo sempre, non sono pochi!) e qui siamo al 64%, che per il “vino base” di una denominazione in un’annata non ottima e sicuramente un dato confortante.
Passiamo al Chianti Classico Riserva 2023
Molti ricorderanno che la 2023 è stato l’anno della peronospora imperante, quello in cui i vigneti del Chianti Classico erano ridotti come mai li avevo visti in vita mia. Alla fine le rese reali sono state basse e in qualche caso non di livello e quindi il produttore ha dovuto fare il Gioco della Torre, cioè chi butto di sotto dalla torre, chi sacrifico, tra annata, riserva e gran selezione. L’annata va fatta per forza, la gran selezione è ormai il vino di punta, alla fine la riserva è stata quella che ha ricevuto uve sicuramente non adatte al suo rango.

Questo ha portato ad un risultato generale che ha penalizzato non poco la tipologia, tanto da portarla ad appena il 50% dei vini che hanno ottenuto almeno i nostri 80 punti. Mediamente abbiamo trovato scompostezza al palato e nasi molto poco in evidenza. Quelli buoni ci sono e non per niente l’unico Vino Top è un 2023, però è chiaro che siamo di fronte ad una vendemmia in sordina per la tipologia. Ma ormai nelle varie tipologie di Chianti Classico non si assaggia solamente l’ultima annata in commercio ma anche una percentuale notevole (anche più del 50%) di quelle precedenti. Così avevamo in degustazione diverse Riserva 2022, un discreto numero di 2021 e anche qualche 2020. I risultati sono stati nella media migliori rispetto alle Riserva 2023 ma non certo esaltanti. Siamo arrivati quasi al 60% dei vini con almeno 80 punti, che non è certo un bel risultato per una tipologia storica e basilare nella denominazione.
E concludiamo con la Gran Selezione 2023 e non solo
Le Gran Selezione 2023 sono sicuramente meglio delle Riserva 2023 ma hanno bisogno di tempo per dimostrarlo anche se rispetto al passato la tipologia ha perso quella “corposa rigidezza” che l’aveva contraddistinta. I legni sono diventati meno imperanti e la mancanza generale di prontezza alla beva è ormai un risultato di vari fattori sia in vigna che in cantina ma che, per fortuna, non dipendono appunto solo da dosi belluine di legno. Questo l’abbiamo visto sia nei 2023 che nelle Gran Selezione di annate precedenti: la 2021 comincia ad essere pronta adesso e la 2022 è ancora un po’ “costretta” in limiti dovuti essenzialmente dall’annata molto calda. In generale vediamo una crescita nella tipologia, con vini più dinamici e meno monolitici, dove i profumi del sangiovese sono ben presenti e i tannini mostrano rotondità che in passato si potevano raggiungere solo dopo 7-8 anni. I Vini Top sono quattro (due del 2021, uno del 2022 e uno del 2023) e almeno tre sono per noi delle belle sorprese. Per quanto riguarda i vini con almeno 80 punti siamo al 67%, un buon risultato ma non lontanissimo dalla media dei Chianti Classico annata, che si rivalutano ancora di più (specie guardando al prezzo, anche di 2-3 volte superiore) alla luce di questo risultato.

Alla fine
Il Chianti Classico per me è (quasi) sempre il vino d’annata e per questo sono felice dei risultati dei 2024, vini che credo proprio incontreranno il favore di chi ama il sangiovese. La Riserva sembra destinata al manzoniano ruolo di vaso di coccio tra vasi di ferro mentre la Gran Selezione assume sempre più il ruolo di vino da invecchiamento ma visto in chiave moderna.