Bianchi del Trentino 2025: difficile essere ottimisti5 min read

Togliamoci subito il dente! Quest’anno la maggioranza dei bianchi trentini, sia del 2025 che di annate precedenti, ci hanno deluso. Naturalmente ci sono anche note positive ma molto poche e quello che ha veramente sorpreso è stata la “semplicità strutturale”  di tanti vini che, pur da vendemmie non eccezionali, sembravano svolgere il loro compito senza avere speranze su un buon risultato finale. Manca indubbiamente un filo conduttore qualitativo che riassuma la provincia e dia un senso al futuro senza che questo venga visto come un continuo terno al lotto dei vitigni e dei vini su cui puntare.

Partiamo dai Müller Thurgau

A proposito di vitigni e vini faccio l’esempio del Müller Thurgau: fino a 12-15 anni fa era visto, specialmente in Val di Cembra, come una strada certa da seguire e lo dimostravano degli ottimi Müller Thurgau, molto tipici e riconoscibili. Oggi riconoscere le caratteristiche di un Müller Thurgau, specie nei 2025 da noi degustati, è quasi impossibile a causa di caratteristiche aromatiche slavate, quasi inesistenti, per non dire “aiutate” da altre uve. Ma oltre a questo, che di per sé deve far riflettere,  il problema è che la qualità dei vini è clamorosamente crollata e oggi ci risulta difficile consigliarne almeno uno. Vi diamo un dato che riassume tanti discorsi: solo il 21% dei Müller Thurgau degustati ha ottenuto almeno 80 punti e questo è una cosa che, parlando di vino di qualità, grida vendetta la cielo.

Val di Cembra

Passiamo adesso alle Nosiola

Da tempo ci eravamo adeguati all’uso di altre uve (un 15% è ammesso dal disciplinare) e quindi abituati a Nosiola che profumassero di sauvignon o di chardonnay ma quest’anno avremmo accettato di buon grado qualche profumo di qualsiasi tipo e soprattutto vini con un minimo di corpo o freschezza. Solo il 27% dei vini degustati ha ottenuto almeno 80 punti  e non stiamo parlando solo di quelli della vendemmia 2025 ma anche le varie elaborazioni (in anni passati molto interessanti) che prevedono lievi appassimenti o lavorazioni particolari delle uve. Sembra proprio che questo vitigno non lo consideri, se non per le pochissime bottiglie di Vino Santo, più nessuno.

Rifacciamoci la bocca con il Pinot Bianco

Per fortuna ci sono eccezioni alle situazione riportate prima e una di queste è il Pinot Bianco, che purtroppo è piantato pochissimo ma che dovrebbe veramente essere considerato come un punto fermo per i bianchi trentini. Profumi fini, corpo elegante, ben il 71% dei vini con almeno 80 punti, uno dei due Vino Top della regione dovrebbe far capire che l’abbandono di altri vitigni non dovrebbe essere solo a vantaggio di Chardonnay e Pinot Grigio. Però sembra che manchi il coraggio per puntare su questo vitigno che in Alto Adige sta dando ottimi risultati.

Continuiamo a parlare positivamente grazie al Gewürztraminer

Anche se non siamo ai livelli di altri anni i Gewürztraminer ci hanno soddisfatto: forse qualche grammo di zucchero in più e nasi meno intensi  rispetto al recente passato ma nella media abbiamo trovato vini netti, puliti, piacevoli. Il 68% con almeno 80 punti lo sta a testimoniare.

Un discorso a parte va fatto per lo Chardonnay e per il Pinot Grigio, sempre più “über alles”

In un anno molto difficile come il 2025 ci saremmo aspettati che anche questi due vini, quasi sempre poco incisivi e abbastanza “dimenticabili”, seguissero l’andamento generale. Invece mai come quest’anno ci sono sembrati ben fatti, con nasi precisi, corpi equilibrati e in qualche caso importanti. Non siamo arrivati ai livelli dei Vino Top  ma entrambi sono giunti al 62% di vini con almeno 80 punti. Qui ci sembra giusto rimarcare che questi due vitigni sono da tempo e di gran lunga i più piantati in regione e che forse questa fiducia (per lo chardonnay soprattutto riguardo alla spumantizzazione) del produttore porta anche ad una “confidenza” maggiore con i vitigni e anche ad una voglia di provare a produrli in maniera da mostrare al meglio le caratteristiche dei vitigni. Questo lo diciamo perché non solo i 2025 ci sono piaciuti ma anche quelli di annate precedenti, che in passato invece o erano poveri o troppo marcati da legno, quest’anno hanno mostrato caratteristiche molto interessanti, su cui comunque bisognerebbe continuare al lavorare.

Lasciamo da parte i Sauvignon perché…

Perché effettivamente sono troppo pochi per dare un giudizio  e poi anche perché quest’anno c’erano dei Müller Thurgau 2025 che sembravano Sauvignon e dei Sauvignon 2025 che sapevamo di salvia come i buoni Müller di un tempo. Queste “confusioni aromatiche” non fanno certo bene, specie ad un vitigno che dovrebbe distinguersi naturalmente.

Chiudiamo con tutte le altre uve e con i PIWI

Se lasciamo da parte un grande Riesling (non del 2025), sicuramente uno dei migliori vini degustati quest’anno, il panorama che si presenta non è certo idilliaco: qualche Kerner e qualche Riesling ben fatti ci sono ma rimane sempre di fondo la sensazione che la vendemmia 2025 sia da superare velocemente, lasciandosela alle spalle senza girarsi indietro.

Foto di copertina di Leroy Skalstad da Pixabay

Carlo Macchi

Sono entrato nel campo (appena seminato) dell’enogastronomia nell’anno di grazia 1987. Ho collaborato con le più importanti guide e riviste italiane del settore e, visto che non c’è limite al peggio, anche con qualcuna estera. Faccio parte di quel gruppo di italiani che non si sente realizzato se non ha scritto qualche libro o non ha creato una nuova guida sui vini. Purtroppo sono andato oltre, essendo stato tra i creatori di una trasmissione televisiva sul vino e sul cibo divenuta sicuramente la causa del fallimento di una nota rete nazionale. Riconosco di capire molto poco di vino, per questo ho partecipato a corsi e master ai quattro angoli del mondo tra cui quello per Master of Wine, naturalmente senza riuscire a superarlo. Winesurf è, da più di dieci anni, l’ultima spiaggia: dopo c’è solo Master Chef.


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